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Federico Peirone

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20 Giugno 2016

TURCHIA/SIRIA – ( 20 Giugno 2016 )

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Turchia

​Guardie turche sparano: «Strage di bimbi siriani»
 
 
Antonella Mariani
 
 
 
​Una famiglia di profughi siriani in una foto d’archivio (Lapresse)

 
Drammatica ironia della sorte: alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra oggi, lunedì, e proprio nelle stesse ore in cui il Papa all’Angelus della domenica in piazza San Pietro scandiva: “I rifugiati sono persone come noi”, si diffondeva in tutto il mondo la notizia di un’altra terribile tragedia. Questa volta non in mare. In un angolo remoto al confine tra Siria e Turchia a un gruppo di sfollati in fuga dalla guerra è stato tolto il futuro, la speranza. La vita.

Otto di loro hanno trovato la morte sotto il fuoco delle guardie di frontiera turche, come denunciano le fonti, e sei di loro appartenevano alla stessa famiglia. Madre, padre, quattro bambini, uno dei quali dell’età apparente di 6 anni. E poi altre due donne. Con quanta cura avranno preparato la fuga queste persone, con quanta disperazione avranno sperato di attraversare il confine, di portare in salvo i bambini, offrir loro una possibilità lontano dalla guerra? Forse avevano il sogno di arrivare in Europa, o, chissà, sarebbe bastato loro ammassarsi in uno dei campi profughi o nelle periferie delle città insieme a 2,7 milioni di loro connazionali che aspettano in Turchia, lontano da casa, la fine del conflitto.

LA CARNEFICINA AL CONFINE CON LA SIRIA
La carneficina sarebbe avvenuta domenica, quando il gruppo di siriani stava per attraversare il confine tra Kherbet al-Jouz, nel nord della Siria, e la provincia di Hatai, all’estremo sud della Turchia. Il gruppo proveniva dalla città siriana di Jisr al-Shugour, controllata da gruppi jihadisti. L’esercito turco avrebbe fatto fuoco per impedire ai fuggiaschi di entrare nel Paese. O forse è stato un errore. A denunciare l’accaduto è stato l’Osservatorio siriano per i diritti umani (che opera da Londra con numerose “antenne” in Medio Oriente), seguito a ruota da un altro network, il Comitato per il coordinamento locale (tra l’altro filo turco), che peraltro parla di 11 morti. L’Osservatorio sostiene anche di aver mandato degli emissari nell’ospedale di zona, e di aver filmato i corpi della vittime, ma di non avere diffusi le immagini per rispetto dei bambini coinvolti. SPiegazione non convincente, visto che in altre occasioni immagini simili sono circolate.

ANKARA NON CONFERMA La Turchia fino a domenica sera non confermava l’accaduto: è stata aperta un’inchiesta interna ma il portavoce del ministero degli esteri ha spiegato che le accuse dell’Osservatorio sono “estranee alla realtà” e che “le forze di sicurezza turche proteggono il confine in mezzo ai rischi posti dal conflitto in Siria, dai gruppi terroristici nella regione e dai trafficanti di esseri umani”. E comunque, aggiunge il portavoce, Tanjiu Bilgic, “in questo contesto le forze armate agiscono nel rispetto della legge” sullo sconfinamento illegale. Un modo per dire e per non dire, che comunque non smentisce l’accaduto ma al limite lo derubricherebbe sotto il capitolo dell’errore: ulteriori fonti governative citate dai media sostengono che le guardie di frontiere avrebberoa vvisato il gruppo composto da una 60ina di persone intimando di non attraversare la frontiera. Poi avrebbero sparato in aria e contro il muro della frontiera che alcuni stavano cercando di scavalcare, negando però che il fuoco turco abbia ucciso.

Il sito internet turco www.hurriyetdailynews.com domenica sera non dava notizia del massacro, ma a proposito della Giornata mondiale del migrante sottolineava la politica delle “porte aperte” praticata da Ankara per chi fugge dalla guerra ed è in imminente pericolo di vita. Alla luce della strage di bambini, una dichiarazione che suona beffarda.

L’UNICEF: BASTA COSI’ “Basta così”, ha reagito Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. “Quattro bambini innocenti uccisi dall’esercito mentre tentavano di entrare in Turchia, in fuga da una guerra che dura da 5 anni, senza soluzione, basta cosi. È un atto che, se confermato, non ha precedenti, insopportabile”.

DOPO L’ACCORDO EUROPEO LINEA DURA AI CONFINI Da qualche mese Ankara ha rafforzato la vigilanza lungo i confini per scoraggiare ulteriori ingressi, anche rispondendo alle richieste europee. Ufficialmente si tratta di una misura contro l’entrata di jihadisti. In base all’accordo con la Ue, Ankara ha promesso di riprendere tutti i siriani che arrivano in Grecia a partire da marzo. Contemporaneamente però ha bloccato gli ingressi ai profughi siriani dal Libano e dalla Giordania, introducendo un sistema di visti. Dall’inizio della guerra si sono rifugiati in Turchia 2,7 milioni di siriani, ammassati in campi profughi al confine o nei quartieri periferici delle città. I bambini in teoria sono inseriti nel sistema scolastico, ma si calcola che 375mila rimangano fuori dalle scuole. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le segnalazioni di bambini impiegati in lavori illegali.

OGGI LA GIORNATA DEL MIGRANTE. DAL PAPA INVITO AD ACCOGLIERE

In una giornata così drammatica come quella di domenica fanno riflettere e commuovono le parole del Papa, che all’Angelus ha invitato a pensare ai rifugiati come “persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti, amici. Le loro storie e i loro volti ci chiamano a rinnovare l’impegno per costruire la pace nella giustizia. Per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, accoglierli, ascoltarli, per diventare insieme artigiani di pace”. Incontrarli, accoglierli, ascoltare: proprio il contrario di quello che è accaduto in un remoto angolo tra Turchia e Siria.
 

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Il testo originale e completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/siria-turchia-bambini-uccisi-confine-profughi.aspx