Redazione Esteri mercoledì 24 ottobre 2018
Ipotizza responsabilità del principe MbS. Saranno espulsi 21 sauditi dagli Usa. Il presidente turco Erdogan delude e non risolve i dubbi: omicidio premeditato
Il presidente statunitense Donald Trump si è dichiarato "deluso" dal comportamento dei sauditi (Ansa)

Il presidente statunitense Donald Trump si è dichiarato “deluso” dal comportamento dei sauditi (Ansa)

L’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi e l’operazione di copertura del caso da parte dei sauditi sono stati un “fiasco totale”. Lo ha annunciato il presidente Usa Donald Trump, dopo che dallo Studio Ovale aveva già definito quella di Riad “una delle peggiori operazioni di copertura della storia” e si sentiva “deluso” dai sauditi. Gli Stati Uniti hanno avviato la revoca dei visti dei sauditi coinvolti nell’omicidio. L’annullamento dei visti riguarda 21 persone: alcuni si vedranno revocare un visto di cui sono già in possesso; altri invece diventeranno ineleggibili a ottenere futuri visti, come ha spiegato la portavoce del dipartimento di Stato, Heather Nauert. È la prima misura concreta adottata da Washington contro l’alleato Arabia Saudita dopo l’omicidio Khashoggi: “Queste sanzioni non saranno l’ultima parola degli Stati Uniti su questo dossier“, ha avvertito il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo.

Per la prima volta il presidente americano Donald Trump ha anche ipotizzato una responsabilità diretta del principe saudita Mohammad bin Salman (MbS) nell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi. In un’intervista nello Studio Ovale con il Wall Street Journal, ad una domanda su un eventuale ruolo del principe nella vicenda, Trump ha risposto: “Beh, il principe gestisce le cose laggiù, soprattutto a questo stadio, e quindi se dovesse essere qualcuno, sarebbe lui”.

Ieri invece il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che è tornato a fare la voce grossa con Riad senza però risolvere i molti dubbi sulla vicenda, nonostante i suoi trionfanti annunci di voler rivelare tutta la “nuda verità”. «Pretendiamo di sapere chi ha dato ordini ai 15 giunti in Turchia, perché si sono radunati ad Istanbul nel giorno dell’omicidio, chi li ha mandati qui. E che le 18 persone arrestate devono essere giudicate in Turchia».

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)

Erdoğan ha anche spiegato che nonostante l’omicidio sia stato compiuto in un consolato – considerato territorio saudita – era comunque all’interno dei confini turchi e «l’inchiesta non può quindi essere bloccata dall’immunità». Durante il suo discorso, ha anche fatto alcune domande: «Perché non si trova il corpo della persona che hanno ammesso di aver ucciso? Per quale motivo ci hanno fatto aspettare così tanto prima di autorizzare l’ispezione del consolato», ha chiesto il presidente turco.

Stando a quanto riportato da Skynews, sarebbero state ritrovate parti del corpo del giornalista saudita Jamal Khashoggi ucciso a Istanbul. Citando proprie fonti Skynews riporta che il reporter sarebbe stato “sfigurato” e “tagliato a pezzi” e alcuni resti sarebbero stati rinvenuti nel giardino della residenza del console. Ma al momento non ci sono conferme da parte della procura di Istanbul,
che anzi smentisce l’autenticità di alcune foto circolate sui social network.

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“Tutte le prove raccolte fino ad ora vanno nella direzione di quello che è stato un omicidio eseguito in maniera selvaggia” ha puntato così il dito il presidente turco contro la rete di reticenze e menzogne con cui Riad ha cercato di allontanare i sospetti sulla morte del giornalista. “Dopo 17 giorni dalla sparizione del giornalista è giunta l’ammissione della morte da parte di Riad. Subito dopo sono state arrestate in Arabia Saudita 18 persone, 15 delle quali erano quelle giunte in Turchia e da noi individuate”, ha aggiunto il presidente. “Le convenzioni internazionali non possono essere utilizzate per nascondere un omicidio tanto barbaro”.

Erdogan ha smentito che il reporter saudita sia morto dopo una colluttazione: si è trattato, ha detto, di un omicidio ‘pianificato’». Non dubito dell’onestà del re saudita Salman ma occorre che sull’omicidio di Jamal Khashoggi indaghi una delegazione giusta e non parziale, che non sia minimamente sospettabile di contatti con l’incidente ed eventualmenteanche con il coinvolgimento di altri Paesi, ha concluso Erdogan.

Ammettendo l’omicidio, l’Arabia Saudita ha compiuto un passo significativo, ma ora “ci aspettiamo che tutti i responsabili dal livello più basso al più alto siano trovati”.

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