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Federico Peirone

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20 Marzo 2013

VATICANO/LIBANO – ( 20 Marzo )

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LIBANO – VATICANO

Il Papa Francesco dei media e quello della fede. Urgente riforma ecclesiale per il Libano
di Fady Noun

La “distorsione” del Concilio Vaticano II sottolineata da Benedetto XVI, si applica anche a Papa Francesco, che dovrà affrontare questo pericolo. Economia, questioni morali ed etiche, modelli di fede le principali sfide. Urgente un “cambiamento radicale” per il clero libanese.

Beirut (AsiaNews) – Nei giorni precedenti la rinuncia al pontificato, Benedetto XVI aveva parlato del Concilio Vaticano II affermando che si sono svolti due diversi concili: uno dei media e l’altro della fede. Il mondo ha percepito il Vaticano II “tramite i media”, ha osservato il vescovo emerito di Roma. Mentre “il Concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede”, quello dei giornalisti si realizzava “all’interno delle categorie dei media di oggi”, ovvero dentro un’ermeneutica “politica” che guardava alla “lotta di potere tra le diverse correnti della Chiesa”.

Questo “Concilio dei media” si è imposto nella società creando moltissimi problemi per l’applicazione pratica del “vero Concilio”: “il Concilio virtuale – ha deplorato – è stato più forte di quello reale”.

Tuttavia, Benedetto XVI ha sottolineato con ottimismo che “la vera forza del Concilio” diventa poco a poco la “la vera forza capace di rinnovare la Chiesa”. A distanza di 50 anni “vediamo come il virtuale arretra” e “appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale”.

Le osservazioni di Benedetto XVI si verificano nella vita della Chiesa in generale. Noi percepiamo gli avvenimenti attraverso delle categorie di riferimento diversi. E anche il pontificato di Francesco non potrà sfuggire a questo fenomeno: ci sarà  il Papa dei media e il Papa della Fede.

Una delle categorie al quale fanno sempre riferimento gli organi di informazione è quello della “apertura al mondo”. Questa griglia di lettura rischia di falsificare il rapporto che si stabilisce fra il nuovo pontefice e l’opinione pubblica. Infatti, cosa significa l’espressione “apertura al mondo”? Il rispetto e la comprensione per le diversità, la compassione per i più poveri, i più deboli, gli emarginati? Da questo punto di vista, il nuovo papa è impeccabile.

Ma l’apertura al mondo vuol forse dire scendere a compromessi sulla verità? Forse che questa cosiddetta apertura al mondo si applica anche ai comportamenti in materia di morale? Su molte questioni morali ed etiche, tra le quali il controllo delle nascite, il matrimonio, la famiglia, la morale in campo sessuale, la procreazione assistita, l’eutanasia, l’ingegneria genetica, l’eugenetica, la Chiesa e il mondo hanno visioni ben diverse, in taluni casi totalmente contrapposte, conflittuali fra loro se non sui fini, almeno sui mezzi attraverso i quali raggiungere lo scopo.

Difatti, l’apertura al mondo non può essere intesa come apertura della vita alla morte. Da questo punto di vista, rischia di verificarsi una volta di più quanto afferma Benedetto XVI, quando parla delle modalità con cui i media percepiscono gli eventi quale “una lotta di potere tra le varie correnti della Chiesa”, o  una lotta di potere fra la Chiesa e “il mondo”, in sostanza tra due diversi sistemi di valori.

La questione si porrà anche su temi prettamente ecclesiali, su cui i media insistono con ostinazione: il sacerdozio femminile, il celibato dei preti, le deviazioni di natura sessuale, le condotte contrarie alla morale, la mancanza di trasparenza. A questi si aggiunge anche la razionalizzazione dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior), la Banca vaticana che, difatti, non è come la si vorrebbe e della quale Benedetto XVI ha avviato un’opera di riforma profonda.  

Approcci radicalmente diversi, se non addirittura opposti, fra la Chiesa e “il mondo” emergono anche in molte questioni economiche, ecologiche e ambientali, demografiche: tra queste la pianificazione familiare e il controllo delle nascite su scala continentale e mondiale, sulla teoria del genere, sul liberismo economico, sulla giustizia sociale e i rapporti sbilanciati fra le nazioni. Su quest’ultimo punto in particolare, è molto probabile che con il nuovo Papa la Chiesa cattolica e le economie ultra-liberiste entreranno in forte contrasto fra loro.

Da ultimo, vi sono anche i nodi cruciali dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, due fattori chiave sui quali “il mondo” e la Chiesa possono avere opinioni diverse. Con i propri media, le reti sociali, i suoi spettacoli, il mito del “tempo reale”, le borse e le sue disfunzioni, le nebulose e le agende segrete, il “mondo” appare in effetti sempre più un’orda che una razza umana.

Papa Francesco è stato eletto in base a considerazioni umili e di base: il suo modello di vita, la sua umiltà, la vicinanza ai poveri. Tuttavia, egli non è affatto un uomo debole. Al contrario, questo dolce pastore nasconde in realtà un gigante la cui voce risuona come un “grido di battaglia” e contro il quale ruotano molti lupi mentre sarà intento a difendere il suo gregge. E i lupi, come è stato ampiamente dimostrato dallo scandalo Vatileaks, si trovano oggigiorno all’esterno come all’interno dell’ovile.

Per il Libano

Cosa comporta, per il Libano, l’elezione di papa Francesco? Sul piano diplomatico regionale vi sarà una politica di continuità. La Santa Sede sa bene che l’avvenire della pace nel mondo si gioca qui da noi, così come è altrettanto consapevole che la Chiesa deve far fronte a un pericolo concreto di “desertificazione” dell’Oriente cristiano.

Sul piano ecclesiale, il suo amore per la povertà e la modestia saranno certamente una pietra d’inciampo, perché implicano un cambiamento radicale di vita rispetto alle virtù di obbedienza, povertà e castità per alcuni fra coloro che sono considerati i modelli del gregge. Di recente è stato ritirato dalla circolazione un libro. Esso illustrava in termini molto misurati le sfide che la Chiesa libanese deve affrontare con l’indispensabile riforma del clero; i conventi dove la disciplina è così lassista, che non si ha più nemmeno il coraggio di chiedere a un monaco che rientra a ore inusitate dove abbia trascorso la serata, o perché non ha preso parte alle preghiere del mattino.

Penso che situazioni analoghe si trovino dappertutto. Ci ripenso venendo a sapere la sorte di uno di quei “piccoli” che il Signore ama difendere. Egli ha dovuto aspettare ben tre volte prima di essere ricevuto dal responsabile finanziario di un istituto religioso, sollecitandolo per il pagamento delle fatture arretrate e [domandando] un documento scolastico per la figlia. “Non so perché, ma il monaco che mi ha ricevuto non smetteva di sbadigliare” ha raccontato l’uomo. Umiliazione dei “piccoli”. Nel “mondo” come nella Chiesa, l’umile Francesco sarà l’immagine esatta del maestro, un uomo al tempo stesso di pace e di lotta. In grado di sovvertire il disordine costituito.

 

Il testo completo si trova su:

http://www.asianews.it/notizie-it/Il-Papa-Francesco-dei-media-e-quello-della-fede.-Urgente-riforma-ecclesiale-per-il-Libano-27442.html