Federica Zoja sabato 25 luglio 2020
La guerra e il virus entro la fine dell’anno provocheranno un’emergenza alimentare gravissima
Una ragazzina riceve un vaucher per accedere alla mensa di un'organizzazione caritatevole

Una ragazzina riceve un vaucher per accedere alla mensa di un’organizzazione caritatevole – Reuters

È una «tempesta perfetta» quella che si sta addensando sullo Yemen, tribolata repubblica mediorientale messa in ginocchio da choc economici, scontri armati, inondazioni, locuste del deserto e, ora, dal nuovo coronavirus. A lanciare l’allarme, evidenziato dall’ultima analisi del Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare (Ipc), sono l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) e il Programma alimentare mondiale (Pam), autori del rapporto insieme ad altri partner.

Finora l’indagine è stata condotta in 133 distretti yemeniti meridionali, con risultati disarmanti: il numero di persone esposte a livelli di insicurezza alimentare acuta, cioè che rientreranno nelle categorie «crisi» o «emergenza» alimentare, entro la fine dell’anno aumenterà vertiginosamente. In pratica, tutti i progressi fatti in campo alimentare in Yemen negli ultimi anni, finalizzati a contrastare gli effetti del conflitto civile, della carestia, dell’epidemia di colera, della penetrazione di diverse organizzazioni terroristiche rischiano di essere vanificati.

L’anno scorso l’insicurezza alimentare è stata ridotta mediante interventi articolati di assistenza alimentare, ma se il numero delle persone assistite dovesse passare da 2 milioni a 3,2 milioni nei prossimi sei mesi, come avvertono le Nazioni Unite, lo scenario assumerebbe contorni apocalittici. Nel dettaglio, si passerebbe dal 25 per cento della popolazione a rischio insicurezza alimentare, dato relativo al periodo febbraio-aprile, al 40 per cento tra luglio e dicembre.

E questo nonostante il protrarsi di interventi umanitari. Il declino economico si conferma il primo fattore killer: la valuta yemenita continua a perdere valore, mentre la crisi economica non accenna ad attenuarsi. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la guerra civile imperversa dalla primavera del 2015. Ora poi la pandemia da Covid-19 mette a rischio la disponibilità di derrate alimentari, l’accesso ai viveri nei mercati, l’opportunità di guadagnarsi da vivere e mantenere la propria famiglia.

Lo Yemen è sempre più isolato, fra ritardi nelle importazioni, barriere logistiche, perturbazioni dei mercati. Quanto alle rimesse dei cittadini all’estero, esse sono calate del 20 per cento. Intanto, le zone di riproduzione delle locuste del deserto e della Lafigma, a causa di condizioni climatiche a loro favorevoli, crescono in tutto il territorio yemenita e oltre: piogge abbondanti e inondazioni hanno già colpito ampie aree, ma secondo l’Onu nei prossimi mesi non mancheranno pure cicloni di tipo tropicale sulle coste della penisola Arabica.

Ad oggi il tasso di mortalità da nuovo coronavirus in Yemen fa segnare un aumento «allarmante», denunciano le agenzie Onu, superiore al 27 per cento. Si noti che si tratta di un dato cinque volte superiore a quello medio mondiale.
A spiegarlo è stato nei giorni scorsi Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: sono oltre 1.600 i casi di Covid-19 confermati e 450 le vittime. Ma «non ci sono abbastanza test diagnostici» per comprendere davvero l’entità della pandemia in Yemen, ammette Dujarric.

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