lunedì 22 novembre 2021
Alle tv afghane il ministero chiede inoltre di evitare programmi “che vanno contro i valori islamici e afghani”
Una giornalista durante una conferenza stampa del governo a Kabul, 15 novembre

Una giornalista durante una conferenza stampa del governo a Kabul, 15 novembre – Ansa

Stop alle serie tv e alle soap opera con attrici e velo islamico per le giornaliste in video. I taleban stringono ancora le maglie per le donne già private quasi del tutto di scuole, università e lavori a contatto con il pubblico. Con le nuove linee guida emanate oggi dal ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio diventa sempre più sbiadito quel volto moderato che gli “studenti coranici” hanno tentato di vendere all’opinione pubblica internazionale dal momento della presa del potere nell’agosto scorso dopo il precipitoso ritiro dal Paese degli americani e della coalizione internazionale. “Non si tratta di regole, ma di direttive religiose”, ha precisato il portavoce del ministero Hakif Mohajir senza specificare le punizioni in caso di violazioni né fornire dettagli.

“Le televisioni devono evitare di mostrare soap opera e serie all’acqua di rose nelle quali recitino donne”, si afferma in un documento del ministero diretto ai media che chiede anche che le giornaliste indossino il velo islamico, senza specificare se si debba trattare di un semplice foulard, già abitualmente portato in tv, o di qualcosa di più coprente. Alle tv afghane si chiede inoltre di evitare programmi “che vanno contro i valori islamici e afghani” e che insultino la religione o “mostrino il Profeta e i suoi compagni”.

Una stretta, quella di oggi, che mira a imporre l’ordine taleban sui media che nei vent’anni di presenza occidentale nel Paese si sono moltiplicati dando anche largo spazio alle donne. Impossibile, oggi, tornare all’Afghanistan degli anni ’90 quando cinema e televisione erano proibiti così come tutte le forme di intrattenimento, giudicate immorali, e il possesso di una tv o di un videoregistratore poteva significare anche la flagellazione in pubblico. Ma se la forma è apparentemente più lieve, la sostanza non cambia di molto per le donne.

L’Unicef ha denunciato il rischio di aumento delle spose bambine anche a causa del fatto che per loro le porte delle scuole sono ancora chiuse quasi ovunque. Ed è di poche settimane fa l’appello della premio Nobel Malala Yousafzai a “lasciare che le ragazze tornino a scuola il prima possibile”. Appello inascoltato da un regime che ha già mostrato ripetutamente il suo volto oscurantista costringendo alla fuga o alla clandestinità le molte donne che rifiutavano di ripiombare nell’incubo di un mondo primitivo. La memoria delle meno fortunate, come Mahjubin Hakimi,giovane giocatrice di pallavolo decapitata e Frozan Safi, attivista e docente universitaria di 29 anni crivellata di proiettili sul viso, rimane a ricordare chi sono davvero i taleban.

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