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Federico Peirone

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28 Gennaio 2013

EGITTO – ( 28 Gennaio )

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Egitto: Morsi concede più potere ai militari. No dell’opposizione a dialogo nazionale



L’Egitto ancora nella spirale della violenza. Da ieri e per trenta giorni, è in vigore lo stato d’emergenza a Port Said, Suez e Ismalia dopo le violenze che hanno causato oltre 40 morti. Stamani, il governo ha approvato un decreto che conferisce ai militari il potere di arrestare i civili. Caduto nel vuoto l’invito del presidente Morsi al dialogo con l’opposizione. Benedetta Capelli:RealAudioMP3

E’ una nuova giornata di tensione in Egitto. Nel pomeriggio, Al Cairo, è prevista una manifestazione che dovrebbe concludersi davanti al Parlamento, ma stamani in Piazza Tahrir sono scoppiati nuovi scontri nei quali una persona è morta. Si teme che la situazione possa ancor più degenerare perché il governo ha approvato un decreto che conferisce all’esercito la possibilità di arrestare i civili, che saranno così giudicati da un tribunale civile e non più militare. Intanto, resta in vigore per un mese lo stato di emergenza a Suez, Ismalia e Port Said dove in migliaia stamani hanno partecipato ai funerali delle vittime di ieri, non sono mancati tafferugli. Il provvedimento di emergenza è stato preso dal presidente Morsi che, sempre ieri, ha convocato un tavolo di dialogo nazionale per oggi alle 18 con tutte le anime politiche del Paese. Su Twitter è giunta la risposta del leader del Fronte nazionale di salvezza, El Baradei, che ha parlato di “una perdita di tempo”. Tre le condizioni poste a Morsi: prendersi la responsabilità dei sanguinosi incidenti, impegnarsi a formare un governo di unità nazionale; creare un comitato che si proponga di cambiare la Costituzione.

Sulla decisione del governo di conferire più potere ai militari, Benedetta Capelli ha intervistato Alessandro Corneli, docente di Relazioni internazionali e geopolitica alla Luiss-Guido Carli di Roma:RealAudioMP3

R. – Sta accadendo una cosa: sembrava che Morsi avesse rimesso, per così dire, i militari nelle caserme. In realtà, è stato soltanto un compromesso al momento della sua elezione e del voto sulla Costituzione. Un compromesso nel senso che i militari hanno detto: va bene, ora stiamo a vedere che cosa è capace di fare il presidente. Il presidente, con tutta la buona volontà, la bacchetta magica non ce l’ha, quindi le manifestazioni sono riprese perché la realtà quotidiana è molto dura e lui adesso ha dovuto fare ricorso ai militari per cercare di tenere sotto controllo la situazione.

D. – Morsi ha anche lanciato un appello all’opposizione per creare un tavolo di unità nazionale, appello che invece è inesorabilmente caduto nel vuoto…

R. – C’è stato un atteggiamento di superbia da parte di Morsi nei confronti degli altri candidati a governare il Paese, e quindi il disdegno con cui ha evitato di trattare, puntando alla vittoria, puntando alla soluzione dei problemi con l’accordo con gli islamici, lo ha messo adesso nella posizione di non avere molte carte da giocare. La sua offerta all’opposizione in questo momento è caduta nel vuoto: l’opposizione aspetta soltanto che cada Morsi e che non ce la faccia …

D. – Ma secondo lei è uno scenario possibile, quello della caduta di Morsi?

R. – Secondo me è possibile, benché lui abbia qualche appoggio internazionale e questi significhino una cosa semplice, cioè che all’Egitto arrivano rifornimenti alimentari per tenere un po’ la situazione sotto controllo … Poi, in realtà, all’interno le condizioni peggiorano di giorno in giorno e quindi le rivolte diventeranno sempre più importanti, i militari riprenderanno voce in capitolo e quindi la posizione di Morsi finirà per affievolirsi.

D. – Che giudizio riservare, a questo punto, a quella che era la Primavera araba, nata a Piazza Tahrir, e che invece sembra essersi dissolta in queste violenze senza fine?

R. – Una grande illusione. Nel senso che si è voluto dare un’importanza eccessiva al desiderio, per carità: legittimo e fondato, di democrazia però questo non comporta automaticamente un miglioramento delle condizioni generali. La disoccupazione è altissima – intorno al 40 per cento – le condizioni abitative sono pessime, il lavoro non c’è, il turismo è diminuito e pertanto le entrate si sono assottigliate: sono questi i problemi quotidiani delle persone. E non potendoli affrontare né risolvere, evidentemente la protesta continua. Quindi, non ci si può illudere che attraverso una modifica soltanto politica o costituzionale o altro, questi problemi si risolvano immediatamente.

D. – Secondo lei, la Fratellanza musulmana sta perdendo consensi?

R. – No, secondo me, no. Aspetta di liberarsi anche di Morsi e ci sarà alla fine lo scontro diretto tra la Fratellanza musulmani e i militari.

 
Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2013/01/28/egitto:_morsi_concede_più_potere_ai_militari._no_dell’opposizione_a_di/it1-659734