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Federico Peirone

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29 Gennaio 2013

EGITTO – ( 29 Gennaio )

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Egitto: 52 morti per le proteste, annunciate nuove manifestazioni anti Morsi



I problemi politici e sociali in Egitto sono ”una vera minaccia ” per la sicurezza del Paese. Così, il ministro della Difesa e capo delle forze armate egiziane, Abdel Fatah el Sisi. A Port Said annunciata per questa sera una manifestazione di protesta contro il presidente Morsi, mentre migliaia di persone hanno accompagnato i feretri delle due vittime degli scontri di questa notte. Rimane, comunque, il coprifuoco e la legge di emergenza nelle tre principali città egiziane sul canale di Suez. Il servizio di Massimiliano Menichetti:RealAudioMP3

A Port Said, Ismailiya e Suez sono in vigore le leggi di emergenza ed il coprifuoco notturno, provvedimenti imposti dal presidente Mohamed Morsi per contenere l’ondata di violenza scoppiata nel secondo anniversario della rivolta anti-Mubarak, venerdì scorso, e dopo la sentenza di condanna a morte di 21 imputati nel processo per il massacro dello stadio di Port Said. L’opposizione rifiuta l’invito al dialogo del presidente e, contestando anche il referendum che ha approvato la recente Costituzione, chiede che Morsi riconosca la propria responsabilità politica per gli socntri di piazza. Il governo, intanto, ha deciso di estendere i poteri dell’esercito, incluso quello di arrestare i civili in caso di problemi all’ordine pubblico. Amnesty International sollecita affinché sia abbassata la forza della repressione da parte dei militari. Scontri si sono registrati, comunque, anche oggi Al Cairo: ucciso dal fuoco incrociato, di polizia e contestatori, un passante. Un’altra vittima si segnala proprio a Port Said, 21 i feriti per scontri davanti a una stazione di polizia. In città, intanto, migliaia di persone sono scese in strada per accompagnare i feretri di due persone uccise nella notte, 52 le vittime complessive per i disordini in tutto il Paese. I movimenti rivoluzionari e il Fronte delle opposizioni delle tre città sul canale di Suez hanno annunciato manifestazioni di protesta per questa sera. In questo scenario il ministro della Difesa e capo delle forze armate egiziane, Abdel Fatah el Sisi, ha ribadito che i problemi politici e sociali sono ”una vera minaccia” per la sicurezza del Paese e che se la situazione attuale dovesse proseguire ci sarebbero “gravi conseguenze per la stabilità”. Il commento di Massimo Campanini docente di Storia dei Paesi islamici all’Università di Trento:RealAudioMP3

R. – L’Egitto sta attraversando un periodo molto delicato, perché la fase della transizione dalla rivoluzione al consolidamento delle strutture sociali politiche è ancora in corso e praticamente non se ne vede la fine. Io penso che ci siano degli agenti provocatori che abbiano interessi a mantenere alta la tensione. Bisogna vedere se si tratta di azioni che vogliono restringere gli spazi di partecipazione democratica e di espressione pubblica o semplicemente di gente che cerca di approfittare della situazione per fini privati. Però indubbiamente penso che l’Egitto stia rischiando veramente molto in quelle che potrebbero essere le evoluzioni e il consolidamento della rivoluzione.

D. – Le opposizioni riunite nel Fronte nazionale di liberazione respingono l’invito al dialogo del presidente Morsi definendolo soltanto formale. Per sedersi al tavolo chiedono che il presidente riconosca le proprie responsabilità nelle violenze…

R. – Che il presidente abbia delle responsabilità oggettive, visto il ruolo istituzionale, è indubbio, ma ho anche l’impressione che le forze di opposizione non siano molto disposte al dialogo. In realtà queste non hanno accettato fin dall’inizio la vittoria dei Fratelli musulmani; hanno sempre costantemente cercato di approfittare della situazione di transizione per poter – sia pure legalmente – rovesciare il governo. Sarà importante verificare alle prossime elezioni politiche, previste per aprile, se ci sarà una riconferma dei partiti islamici e del voto di orientamento islamico.

D. – I militari hanno giocato un ruolo importante nella prima fase di transizione: ricordiamo che detengono i gangli vitali dell’economia del Paese. Adesso che ruolo hanno?

R. – L’impressione è che per il momento i militari si muovano obbedientemente dietro alle indicazioni di intervento del governo e del presidente. Però, questo non vuol dire che non ci possano essere all’interno del’esercito, delle forze che potrebbero prima o poi favorire un intervento radicale o un nuovo colpo di Stato. Questo però farebbe ripiombare l’Egitto nell’incubo delle leggi di emergenza, e sarebbe gravemente pregiudiziale per la vita politica e democratica del Paese.

D. – A livello economico i militari possono effettivamente imprimere dei cambiamenti?

R. – I militari sono una forza a livello economico, anche se non si sa bene in che proporzione dominino l’economia egiziana. Però certamente il fatto che occupino certi spazi del mondo civile ed economico, fa si che rappresentino una forza con cui bisogna fare i conti e che non può essere dismessa con troppa facilità, anche perché il problema economico è il problema principale che oggi l’Egitto si trova a fronteggiare. Il Paese è sull’orlo di una crisi che potrebbe essere estremamente pericolosa per gli equilibri interni. Quindi la risoluzione del problema economico è nell’interesse del governo chen certamente, da questo punto di vista, dovrà fare i conti con l’importanza industriale e commerciale del sistema militare.

 
Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2013/01/29/egitto:_52_morti_per_le_proteste,_annunciate_nuove_manifestazioni_anti/it1-660024