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31 Ottobre 2014

GERUSALEMME – ( 30 Ottobre )

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A Gerusalemme tensione alle stelle per la Spianata delle moschee

di Mélinée Le Priol | 30 ottobre 2014

Il rabbino Yehuda Glick è tuttora
ricoverato in ospedale dopo l’attentato
subito ieri sera a Gerusalemme.
(foto Yossi Zamir/Flash90)

 

Mercoledì 29 ottobre, verso le 22.30, il rabbino Yehuda Glick lasciava il Museo memoriale Menachem Begin dopo aver tenuto una conferenza dal titolo Israele ritorna sul Monte del Tempio. Da molti anni questo israeliano dalla folta barba rossa lotta perché i fedeli ebrei siano nuovamente autorizzati a pregare in quello che considerano il loro principale luogo santo.

Secondo alcuni testimoni un uomo dal forte accento arabo gli si è avvicinato chiedendogli il suo nome in ebraico. Subito dopo ha aperto il fuoco sul rabbino prima di fuggire in moto. Gravemente ferito, Yehuda Glick è stato trasferito all’ospedale Shaare Tsedek di Gerusalemme. I medici comunicano che le sue condizioni sono stazionarie.

Questa mattina il principale sospetto dell’attentato è stato ucciso nella sua abitazione nel quartiere di Abou Tor, dopo un conflitto a fuoco con un’unità delle forze speciali della polizia. Il palestinese, un uomo di 32 anni, si chiamava Muataz Hijazi. Secondo la radio pubblica israeliana, era già stato incarcerato per dieci anni per «attività terroristiche». Hamas e il Jihad islamico hanno pubblicato un comunicato in cui gli rendono omaggio.

Prendendo di mira Yehuda Glick, membro dell’Istituto del Tempio, l’attentatore intendeva eliminare una figura eminente dell’attivismo ebraico. Cinquantenne d’origini americane il rabbino aderisce da tempo alla causa della costruzione del terzo Tempio, mettendo fine allo status quo sulla Spianata delle moschee. L’area coincide con il primo luogo santo del giudaismo e il terzo luogo santo dell’Islam – dal momento che ospita il santuario della Cupola della Roccia e la moschea al-Aqsa. Da quando l’esercito israeliano ha conquistato l’area, i pellegrini ebrei hanno diritto di accedervi in alcune fasce orarie, ma non possono pregare o esercitare attività di culto.

Ogni volta che gli era possibile, Yehuda Glick sfidava il divieto per accompagnare sulla spianata gruppi di pellegrini ebrei. Questo genere di visite si sono moltiplicate negli ultimi anni. Regolarmente espulso dal luogo santo dagli agenti di polizia israeliani, il rabbino ha anche intrapreso due scioperi della fame davanti al Muro del pianto per ottenere il diritto al ritorno sul Monte del Tempio.

In una recente intervista al quotidiani israeliano Haaretz, Glick aveva pronosticato che lo statuto del luogo santo non sarebbe stato rimesso in discussione se non dopo un atto di violenza antiebraica. «Quando avverrà il cambiamento? Dopo che gli arabi vi feriranno qualcuno il capo del governo aprirà gli occhi e si sveglierà, ma sarà troppo tardi». Parole tristemente premonitrici…

Nella città vecchia qualche palestinese mercoledì sera avrebbe festeggiato l’attacco con fuochi d’artificio. Da parte loro, alcuni militanti della destra israeliana, incluso qualche deputato, hanno proposto di marciare in massa sulla Spianata delle moschee questa mattina. Mercoledì sera, comunque, il governo israeliano ha deciso di chiudere l’accesso alla Spianata, fino a nuovo ordine, tanto ai fedeli musulmani, quanto agli ebrei e ai turisti.

Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahomoud Abbas, ha definito questo gesto una «dichiarazione di guerra al popolo palestinese, ai suoi luoghi santi e alla nazione araba e musulmana».

Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, interpreta l’attacco a Yehuda Glick come «un attentato terrorista provocato dalla campagna di incitazione alla violenza a cui si dedicano i palestinesi da settimane». Il ministro dell’Edilizia e le Costruzioni, Uri Ariel, ha dichiarato mercoledì sera: «Le pallottole che hanno colpito Yehuda Glick, erano destinate a tutti gli ebrei che vogliono esercitare il loro diritto a visitare il luogo che considerano il più santo». L’uomo di governo ha poi esortato il primo ministro Netanyahu a dare libero accesso all’area a tutti i fedeli ebrei.

Giusto a inizio settimana, Benjamin Netanyahu aveva ribadito che non intende cambiare lo statuto del sito. Il 13 ottobre scorso, di passaggio a Gerusalemme, era toccato al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, dirsi «profondamente inquieto per le reiterate provocazioni commesse sui luoghi santi». Una messa in guardia rivolta, con insolita fermezza, agli estremisti ebrei che salivano alla Spianata in questa stagione di festività religiose.

Val la pena di ricordare che la Giordania, che è formalmente garante dei luoghi santi di Gerusalemme Est, minaccia puntualmente di riconsiderare il trattato di pace firmato con Israele nel 1994 se lo Stato ebraico decidesse di imporre la sua piena sovranità sulla Spianata delle moschee.

I fatti delle ultime ore avvengono in una momento in cui Gerusalemme Est è preda di violenze che fanno temere che la situazione possa precipitare. Dopo la guerra a Gaza della scorsa estate, l’ampiamento dello colonie, in particolare nel quartiere di Silwan, ha provocato violenti scontri la scorsa settimana. Quest’oggi, in seguito alla chiusura della Spianata delle moschee, molti negozi ed esercizi della parte araba della città non hanno alzato le serrande.

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.terrasanta.net/tsx/articolo.jsp?wi_number=6976&wi_codseq=  &language=it