“Un passo storico per tutto il Mediterraneo. Andando nella città santa dello sciismo mondiale, la città dove è sepolto l’Imam Ali, al quale gli sciiti sono fedeli da secoli, il Papa incontra una comunità, una comunità come fatto di fede”: non usa mezzi termini Antoine Courban, cristiano ortodosso, docente all’Università dei gesuiti Saint Joseph a Beirut, per definire l’incontro tra Papa Francesco e l’ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani in programma nella città santa degli sciiti, Najaf, il prossimo 6 marzo, tra le tappe più attese del viaggio papale in Iraq (5-8 marzo). Interlocutore stimato e ascoltato da anni della più importante università islamica sunnita, al-Azhar, e della fondazione al-Khoei, punto di riferimento teologico e culturale della scuola teologica sciita di Najaf, in un colloquio con la rivista Formiche.net, Courban paragona “il significato di Najaf per gli sciiti con quello di Gerusalemme per la cristianità. Certo anche Roma è importante e per tutti i cristiani, ma per ogni cristiano Gerusalemme è un’altra cosa”. Da Najaf a Ur, città natale di Abramo, altra tappa papale dove si terrà – nello stesso giorno – un  grande incontro interreligioso: “Il Papa – dichiara Courban – arriva nell’antica Mesopotamia come uomo di pace, come costruttore di pace. Io vedo in questa decisione di Francesco di visitare l’Iraq e di recarsi a Ur come un segno dello Spirito Santo. Il cammino di Abramo, seguendo la volontà di Dio, lo ha condotto da Ur alle coste del Mediterraneo. La cartina spirituale del cammino di Abramo ci indica, ci spiega la cartina geopolitica di oggi”. Per l’intellettuale libanese “sia il cammino di Abramo che la realtà geopolitica fanno della Mesopotamia la vera ‘chiusura strategica’, o il ‘Gate’, del Mediterraneo. Le chiavi per la pace mediterranea sono lì”. “Senza pace nell’antica Mesopotamia non c’è pace nel Mediterraneo, e le parole ‘cittadini’ e ‘fratelli’ sono una parola sola, cioè la chiave di lettura e soluzione di tanti problemi”, rimarca Courban. Una prospettiva di pace “incompatibile con identitarismi o progetti settari e miliziani”. “I figli di Abramo, cioè ebrei, cristiani e musulmani, sanno che loro padre non ha fondato una religione, ha sentito Dio dirgli ‘fai così’ e lui ha agito con ‘fede e fiducia’. Fede e fiducia nell’unico Dio di tutti i figli di Abramo – conclude Courban – questo è il messaggio di Abramo, quello che va ricordato a tutti i suoi figli”.