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Federico Peirone

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10 Luglio 2014

ISRAELE/GAZA – ( 10 Luglio )

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Venti di guerra
 
Gaza, l’Egitto apre il valico ai feriti
 
​Funerali di una vittima a Gaza (La Presse)
 

“Una tregua con Hamas non è in agenda”. Le parole del premier israeliano Benyamin Netanyahu, pronunciate davanti alla Commissione affari esteri del Parlamento, gelano ogni speranza. L’offensiva aerea lanciata tre giorni fa contro Hamas in risposta al lancio di razzi dalla Striscia di Gaza è costata la vita finora a 79 palestinesi, di almeno 50 civili. Lo affermano fonti mediche. I feriti sarebbero almeno 550, 105 le abitazioni distrutte.

Nella notte tra mercoledì e giovedì, tre distinti raid hanno ucciso 21 persone, tra cui 5 bambini. La città più colpita è stata Khan Younes, nel sud della Striscia. Le autorità egiziane, giovedì mattina, hanno riaperto il valico di Rafah per consentire l’evacuazione dei feriti gravi verso gli ospedali nella penisola del Sinai. Secondo testimoni, dal Sinai settentrionale sarebbero stati sparati quattro razzi in direzione di Israele da un’area in cui sono attivi estremisti islamici.

Dall’inizio dell’offensiva, lunedì sera, l’esercito israeliano ha colpito in totale 550 bersagli di Hamas, compresi 31 tunnel e 60 postazioni di lancio razzi. Non è però riuscita a mettere fine al lancio di razzi da parte delle milizie di Hamas, che hanno dato dimostrazione di forza raggiungendo la regione di Gerusalemme, Tel-Aviv, e Haifa, a una distanza record di oltre 160 chilometri da Gaza. Raggiunta anche la regione di Dimona, a sud, dove ha sede una centrale nucleare. In meno di 3 giorni sarebbero partiti da Gaza 365 razzi: uno ogni dieci minuti. Giovedì la stessa riunione del premier Netanyahu con i membri della Commissione Esteri e Difesa della Knesset, a Tel Aviv, è stata interrotta dal suono della sirena d’allarme che ha costretto tutti a correre nei rifugi anti-missili. “Iron Dome”, lo scudo antimissile, comunque funziona e finora avrebbe intercettato il 90 per cento dei razzi.

Secondo i dati divulgati dal portavoce militare israeliano Hamas dispone a Gaza di circa 6.000 razzi di vario genere (fra cui alcune decine capaci di colpire fino a 100-200 chilometri di distanza), e la Jihad islamica ne ha altri 5.500, con una gittata massima di 80 chilometri. Citando fonti militari, la stampa israeliana scrive che è molto difficile distruggere questi arsenali con attacchi aerei perché sarebbero stati nascosti sotto affollati condomini civili e sotto edifici di pubblica utilità.

Intanto a New York si è svolta una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiesta da palestinesi e Paesi arabi oltre che dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. “Gaza è sul filo del rasoio”, ha avvertito Ban, evocando il rischio che la situazione “sfugga a qualsiasi controllo”. Ban ha invitato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a dare dimostrazione di “moderazione” e ha denunciato “le perdite civili a Gaza”, pur senza condannare direttamente i raid israeliani. A Gedda, in Arabia Saudita, l’Organizzazione della cooperazione islamica ha riunito il suo comitato esecutivo per discutere di un’azione internaziona di fronte a questa offensiva.

L’allarme di Caritas Jerusalem
Caritas Jerusalem lancia l’allarme sull’emergenza umanitaria che incombe sulla popolazione di Gaza. L’organismo sostiene numerosi progetti e attività nella Striscia, compresi una clinica mobile e un centro sanitario di assistenza psicologica per i bambini con arti artificiali a causa delle amputazioni dovute a precedenti interventi militari israeliani. Tutte le attività sono state sospese con l’inizio dei raid. Gli operatori Caritas presenti a Gaza si preparano a interventi di emergenza che potranno essere realizzati solo quando termineranno le incursioni aeree israeliane e se verrà scongiurata la minaccia di un intervento da terra. In un comunicato pervenuto all’Agenzia Fides, Caritas Jerusalem condanna “la violenza e le stragi di innocenti, specialmente quelle contro donne e bambini”. “La popolazione di Gaza – sottolinea il comunicato – vive già in una situazione drammatica per l’embargo a cui è sottoposta da 12 anni e ha sofferto tre conflitti in otto anni”. Nel testo diffuso da Caritas Jerusalem si riafferma “il diritto di Israele a vivere in pace e degli israeliani a vivere in sicurezza”, uscendo da una condizione sempre segnata dalla paura, ma si afferma che tale diritto non potrà mai essere garantito “dalla guerra e dall’aggressione contro persone innocenti”. L’unica via per raggiungere la pace e la sicurezza è “la giustizia e la risoluzione del conflitto”, che può farsi strada solo riconoscendo al popolo palestinese il diritto a vivere in libertà nella propria terra e consentendo che Gaza si apra al mondo.

© riproduzione riservata

 

Il testo completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/israele-gaza-terza-notte-di-raid.aspx