Paolo Ferrario mercoledì 22 maggio 2019
Non importa che sia integrato nella comunità, benvoluto dai bambini della scuola e gran lavoratore. Taiwo se ne deve andare
La Prefettura vuole cacciare Taiwo. Alunni mobilitati per il migrante-prof

Non importa che sia integrato nella comunità, benvoluto dai bambini della scuola e gran lavoratore. Taiwo se ne deve andare. Per lui in Italia non c’è posto. Così ha deciso la Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale della Prefettura di Torino, che ha rigettato la domanda di protezione umanitaria presentata dal giovane migrante nigeriano, arrivato due anni fa a Serravalle d’Asti dopo una giovinezza segnata da lutti e violenze e un viaggio per mare, preceduto da un periodo di detenzione in un campo di raccolta libico, dove è stato più volte picchiato.

Orfano di entrambi i genitori, Taiwo, che oggi ha 29 anni, è scappato con la sorella dalla cittadina di Kuta, dove viveva in una famiglia che lo umiliava e picchiava. Arrivato a Lagos ha lavorato per due anni al mercato cittadino in condizioni di “semischiavitù”, nel senso che non veniva pagato ma gli veniva dato qualcosa da mangiare e una lamiera sopra la testa per la notte.

«Stavo lentamente morendo di botte e di fame», ha raccontato una volta arrivato in Italia. Così, nel 2017 ha deciso di partire e, dopo un viaggio attraverso il deserto e il mare, è arrivato a Serravalle d’Asti, ospite del Centro per migranti gestito da Aghaton. «Taiwo è stato il primo a venire a scuola a insegnare inglese ai bambini», racconta il maestro Giampiero Monaca, che con le colleghe Maria Molino e Mariagrazia Audenino, insegna agli alunni di prima, seconda e terza elementare della scuola del paese, inseriti nel progetto “Bimbisvegli”.

Almeno metà delle ore di lezione è svolta nel bosco, dove i bambini hanno costruito un piccolo villaggio di capanne. «Ciascuno costruiva la sua piccola casetta – ricorda l’insegnante – ma Taiwo ne ha fatta una grande. “Così possiamo stare tutti insieme”, ha detto. Uno che non aveva mai avuto una casa, ne ha costruita una per tutti. Taiwo è così, volenteroso e generoso. Un gran lavoratore, che ci ha aiutato a sistemare la scuola e a ridipingerla. Inoltre è il teacher d’inglese preferito dai bambini, che con lui imparano divertendosi e rafforzando l’amicizia».

Ora questa bella esperienza di integrazione rischia di essere spazzata via dal “diniego” della Prefettura alla domanda di permesso di soggiorno per motivi umanitari, avanzata da Taiwo e corredata dalle “referenze” dei bambini. Che sono state considerate ma, evidentemente, non ritenute abbastanza autorevoli. «Quanto vale il cuore di un bambino? », si chiede il maestro Giampiero, a cui oggi toccherà dare la notizia agli scolari. «Dovrò dire loro che le parole dei bambini non contano», dice, con rammarico, l’insegnante. Che comunque non si arrende ed è pronto a dare battaglia perché Taiwo possa continuare a vivere dove è amato e rispettato e non sia, invece, costretto a tornare nell’inferno da cui è fuggito.

«Quando la notizia si è sparsa per il paese – riprende Monaca – i genitori degli alunni hanno chiamato a scuola, dicendosi pronti a manifestare anche a Torino. Di certo non molliamo e faremo di tutto per fare cambiare idea alla Commissione. Non tutto è perduto e noi andiamo avanti. Per Taiwo è gli altri come lui».