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Federico Peirone

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2 Ottobre 2012

KENYA – ( 2 Ottobre )

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KENYA
 
La violenza mai
 
L’arcivescovo anglicano ai cristiani dopo il tragico attacco alla chiesa a Nairobi

“Questo attacco è una provocazione crudele, ma faccio appello ai cristiani perché non alimentino la violenza con la violenza, sia con le parole che con l’azione. Siamo chiamati a vincere il male con il bene”. È l’appello dell’arcivescovo Eliud Wabukala, leader della Chiesa anglicana del Kenya, diffuso dopo il tragico attacco di domenica scorsa a Nairobi alla parrocchia anglicana di San Policarpo. Ieri l’arcivescovo Wabukala e il vescovo della diocesi di Nairobi, Joel Waweru, hanno visitato e pregato con quattro dei sei bambini ancora ricoverati al Kenyatta National Hospital.

Si chiamava Ian Maina. In un comunicato rilanciato dalla Comunione anglicana, l’arcivescovo Wabukala ha dichiarato che “il Kenya è una società multi-religiosa” e ha definito “gli attacchi come un’atrocità i cui responsabili devono affrontare ora il pieno rigore della legge”. Il leader della Chiesa keniota ha quindi invitato il governo “a offrire una sicurezza adeguata in quanto chiedere ai cittadini di essere vigili non è sufficiente”.
Anche il commissario provinciale di Nairobi, Njoroge Ndirangu, e il segretario generale del Supremo Consiglio dei musulmani del Kenya, Sheikh Adan Wachu, si sono recati sul luogo della tragedia ed hanno espresso “la loro disapprovazione per l’atto efferato”. Successivamente il vescovo di Nairobi ha anche fatto visita alla famiglia di uno dei due bambini morti. Si chiamava Ian Maina, di nove anni, ed è deceduto in seguito alle lesioni causate dal dispositivo esplosivo che è stato scagliato contro la loro classe di catechismo. Gli attentatori – secondo quanto si legge in un resoconto della Chiesa keniota – sono fuggiti a piedi in una strada vicina.

Perché i più piccoli? La scena dell’esplosione – secondo quanto riporta la Chiesa anglicana del Kenya – era agghiacciante: giacche di bambini insanguinate e scarpe sparse sul pavimento della chiesa, circondate da resti di lamiere e di ferro rotti e contorti dalla forza dell’esplosione. La madre del bimbo ucciso, Jane Siavinya, è distrutta dal dolore. Si trovava ancora all’Ospedale Radiant dove suo figlio era stato dichiarato morto all’arrivo, quando riesce a pronunciare queste parole: “Il governo deve prendere i colpevoli, non riesco a capire perché hanno preso di mira i più piccoli”. Un custode della chiesa, Paul Muigai, racconta: “Verso le ore 10,25 stavo preparando i bambini per la lezione del catechismo ed eravamo in attesa del loro insegnante, Sammy Gichira. Erano sul punto di arrivare in classe quando è avvenuta l’esplosione”. Tre bambini sono stati portati al Guru Nanak Hospital e altri quattro al Radiant Hospital e poi trasferiti al Kenyatta National Hospital. Già domenica sera, cinque di loro sono stati dimessi.

Il rischio di “una guerra di religione”. L’attacco di domenica è tra i tanti che si sono succeduti in questo ultimo periodo prendendo di mira le chiese cristiane in diverse parti del Paese. La tensione è salita da quando le forze di difesa del Kenya (Kdf) hanno attraversato la Somalia a seguito di un’ondata di rapimenti che si sospetta essere stati ideati da Al-Shabaab. Da quanto si legge nel reportage della Chiesa anglicana, la polizia di Nairobi è in uno stato di forte allerta tanto che anche il capo della polizia Mosè Ombati ha lanciato un appello alla calma esortando gli abitanti ad astenersi da attacchi di rappresaglia. Anche il primo ministro keniota, Mohamed Elm, ed alcuni parlamentari hanno messo in guardia la popolazione dal rischio che gli attacchi terroristici si possano trasformare in “una guerra di religione”.

Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_a.a_autentication?target=3&tema=Anticipazioni&oggetto=247280&rifi=guest&rifp=guest