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Federico Peirone

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5 Marzo 2015

LIBIA – ( 5 Marzo 2015 )

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Libia. Onu: contro l’Is il tempo stringe. Paura tra i cristiani

L’inviato dell’Onu in Libia Bernardino Leon – EPA

Il sedicente Stato Islamico in Libia si è rafforzato, “il tempo stringe”, ma un’intesa tra il governo islamista di Tripoli e quello di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, su come fronteggiare insieme la minaccia dell’Is “non è mai stata così vicina”. Così l’inviato speciale dell’Onu Bernardino Leon alla vigilia del nuovo round di colloqui oggi in Marocco. Cresce intanto la preoccupazione tra i cristiani, come conferma padre Marcello Ghirlando, vicario generale di Tripoli, al microfono di Cyprien Viet:

R. – Dopo le brutte notizie di alcune settimane fa della decapitazione dei copti e dopo le notizie anche della presenza dello Stato Islamico, non solo a Derna ma anche Sirte, si sono create delle tensioni nei nostri cristiani, un po’ di paura, tanto che alcuni dei nostri cristiani che lavorano in Libia stanno partendo e in particolare fra le due grandi comunità che attualmente vivono a Tripoli: la comunità filippina e la comunità africana. Questo sono le due più grandi comunità che sono rimaste nella nostra Chiesa in Tripoli.

D. – Quanti sono i cristiani a Tripoli?

R. – Prima di questa situazione in Libia erano presenti 13 mila filippini, la maggioranza lavorava negli ospedali e nel settore medico in genere, ma alcuni sono partiti: forse adesso ne rimangono circa 8 mila. Poi c’è la comunità indiana, che era la più grande; e poi c’è la grande comunità africana e di questa è difficile fare una statistica, perché ci sono gli africani che vivono a Tripoli e poi la grande marea di africani che dal Sub-Sahara salgono in Libia per tentare la fortuna, per andare in Europa. Alcuni di loro vengono per alcune settimane, per alcuni mesi in Chiesa, però non abbiamo una statistica precisa. Quando si fa la Messa, il venerdì, la chiesa è strapiena di africani…

D. – Ci sono ancora Chiese e parrocchie attive?

R. – Parliamo di Tripoli: qui abbiamo solo una chiesa! Tutte le chiese sono state confiscate quaranta anni fa… Abbiamo la grande chiesa di San Francesco e tutto si fa lì.

D.  – Non ci sono problemi di sicurezza per i cristiani che vengono a Messa?

R. – Ci sono problemi di sicurezza per tutti! Noi non ci poniamo questo problema, perché nessuno è sicuro! Però si deve vivere e si continua a sperare nel Signore.

D. – Qual è la sua visione per il futuro della Libia? La pace è possibile? Non c’è troppo odio?

R. – C’è tanto odio, c’è tanta guerra! Ma si spera sempre; si spera sempre! La maggioranza dei libici è gente buona, è gente che cerca di vivere in pace, è gente che cerca di avere un lavoro e di accudire i propri figli. E’ gente che vuole la pace! Personalmente credo tanto al loro sistema tradizionale, quindi alle tribù e ai capi tribù, agli anziani che hanno tanta saggezza. La pace in Libia si troverà soltanto attraverso il loro sforzo e il loro impegno. E noi aggiungiamo la nostra preghiera per questo grande popolo, che come ogni popolo cerca la pace. La Chiesa non domanda interventi militari, neanche apre la bocca su queste cose… La Chiesa prega e chiede che chi è responsabile aiuti tutte queste fazioni ad avvicinarsi. Questo chiediamo ed è questo che dobbiamo incoraggiare! Soluzioni militari? Non so quanto siano veramente soluzioni. Basta guardare in tutto il mondo…

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/05/libia_onu_contro_is_tempo_stringe_paura_tra_i_cristiani/1127071