“Dare testimonianza di unità cristiana; rinnovarsi; approfondire la collaborazione con le Chiese occidentali; dare nuovo impulso al dialogo islamo-cristiano”: sono queste le sfide principali che le comunità cristiane orientali devono affrontare per continuare a vivere in Medio Oriente. A tratteggiarle è stato Sua Santità Aram I, Catholicos Patriarca della Gran Casa di Cilicia, nel suo intervento al convegno internazionale “Damasco – Prisma di speranze” che si è chiuso ieri a Roma, promosso dal Pontificio Istituto Orientale (Pio) per ricordare i suoi cento anni di attività. “Noi cristiani orientali non siamo musei. Non siamo rimanenze di antiche tradizioni, non siamo congelati nelle istituzioni” ha detto Aram, che ha auspicato un maggiore impulso al dialogo con i musulmani. “Il dialogo è una parte del nostro essere. Come cristiani non dobbiamo essere alle periferie della società. Dobbiamo essere attivi, creare una partecipazione e creare un rinnovamento della società. I leader islamici – ha aggiunto – dovrebbero sapere che la presenza cristiana in Medio Oriente è una necessità. Credo che i leader religiosi e politici debbano accettare questa realtà”.

Per il patriarca, “i leader islamici condannano la violenza e il terrorismo ma devono andare oltre la condanna. Si tratta di essere più attivi e sviluppare una strategia comune contro il terrorismo. L’estremismo e il terrorismo non sono problemi solo nostri, ma di tutte le religioni e di tutto il mondo. Chi li pratica non sono persone religiose, ma usano la religione per la loro ideologia violenta. Per questo dobbiamo unirci – usando anche mezzi diversi – per combatterli. Il terrorismo non si sconfigge con le bombe ma con una strategia comune che impegni la comunità politica, sociale, religiosa ed economica. Dobbiamo vivere insieme perché in questa terra sono nate le tre religioni monoteistiche. Siamo diversi, nella tradizione, nella lingua, nella cultura, ma dobbiamo rispettarci. Ci sono problemi, certamente, estremismi e terrorismo, siamo tutti contro questi. Dobbiamo sviluppare una strategia per distruggere questo male e approfondire le ragioni della convivenza. Non tutti i musulmani, non tutti gli ebrei sono contro i cristiani, ci sono visioni diverse ma i cristiani hanno un futuro qui. Le Chiese non considerano musulmani e cristiani come blocchi separati, ma come concittadini, parte della stessa società con eguali responsabilità e diritti. Credo che il rispetto dei diritti umani sia molto importante. I nostri vicini e concittadini musulmani non dovrebbero avere paura dei diritti umani, non ci sono contraddizioni tra i diritti umani di base e l’Islam. Il pluralismo rispetta il diritto della maggioranza e della minoranza. Dare uno status speciale alle minoranze nella costituzione è una delle aspettative dei cristiani da un governo nel Medio Oriente”.

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