Paolo Lambruschi lunedì 14 dicembre 2020
Nel mirino dei terroristi centinaia di famiglie fuggite dalla loro violenza in Nigeria e che, grazie ai progetti dell’Onu, avevano ricostruito la casa su terreni concessi dallo Stato nigerino

Ancora un attentato di Boko Haram in Niger. È di almeno 27 vittime secondo le prime stime ufficiali il bilancio dell’attacco di sabato sera a Toumour, nella regione di Diffa, a 10 km dalla Nigeria. Inusitata la barbarie contro donne, bambini e uomini inermi in un comune abitato da 20 mila profughi nigeriani, 8mila sfollati interni e 3 mila nigerini rientrati dalla Nigeria. Tutti scappati dalla violenza jihadista.

Foto rilasciate da Unhcr

Foto rilasciate da Unhcr – .

Oltre la metà del villaggio è stata incendiata e il commando ha poi sparato sui civili in fuga. Finora sono stati ritrovati i corpi carbonizzati di molte vittime probabilmente bruciate vive. È stato appiccato il fuoco a mille abitazioni e al mercato.

Il blitz, secondo le testimonianze raccolte dall’Unhcr Niger, è iniziato alle 21 dalla casa del capo villaggio, poi sono stati presi di mira i leader della comunità, l’imam e gli operatori umanitari secondo la strategia del gruppo terroristico che intende fare letteralmente terra bruciata attorno a ogni tentativo di dialogo e conciliazione.

A Toumour si erano stabilite centinaia di famiglie grazie ai progetti dell’Onu avevano ricostruito la casa su terreni concessi dallo Stato nigerino. Gli esperti vogliono capire se l’attacco è stato condotto dalla fazione vicina al Daesh o da quella vicina ad Al Qaeda.

Foto rilasciate da Unhcr

Foto rilasciate da Unhcr – .

“In ogni caso – commenta Alessandra Morelli, responsabile Unhcr in Niger – sono state colpite ancora una volta persone molto povere. Un terzo degli abitanti di Toumour sta fuggendo verso il capoluogo Diffa. Stiamo predisponendo l’accoglienza”.

Nella regione l’Unhcr accoglie 265 mila persone. La strategia della formazione jihadista, nata in Nigeria nel 2009 e con basi in Ciad, Camerun e Niger, è provocarne la fuga per destabilizzare la zona del lago Ciad e il Sahel. Il massacro è avvenuto nel giorno delle elezioni municipali e regionali e a due settimane dalle presidenziali che evidentemente gli estremisti volevano sabotare.

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