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Federico Peirone

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7 Ottobre 2011

NOBEL – (7 Ottobre)

Karman, dalla piazza al Nobel
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“O adesso o mai: la gente vince”

La giornalista yemenita è tra le tre vincitrici del premio per la pace del 2011. In questo profilo-intervista del marzo scorso, all’indomani di una delle più grandi manifestazioni anti-Saleh di quest’anno, spiega cosa l’ha spinta a sfidare la repressione e il conservatorismo del suo Paese. Fino a diventare un’icona di non violenza
di FRANCESCA CAFERRI

Karman, dalla piazza al Nobel “O adesso o mai: la gente vince” (ap)

“VADO in piazza, certo che vado in piazza. Non mi fermerò, fino a quando la voce della gente non sarà ascoltata e il presidente se ne andrà”. Di parole come queste se ne sono sentite a migliaia in queste settimane di rivolta nei Paesi arabi: quelle di Tawakkol Karman però sono speciali. Per due motivi: perché vengono da una donna e perché vengono da uno dei Paesi più conservatori del mondo arabo, quello Yemen che, dopo 32 anni di controllo quasi indiscusso, da cinque settimane vede il governo del presidente Ali Abdullah Saleh traballare sotto i colpi della rivoluzione arrivata da Tunisia ed Egitto.

Alla testa della rivolta che ieri, nella manifestazione più grande dall’inizio della protesta, ha portato in piazza 100mila persone a Sanà a e altre migliaia nel resto del Paese c’ è appunto lei: Tawakkol Karman, 32 anni, madre di 3 figli, presidente dell’associazione Donne giornaliste senza catene e membro attivo di Al Islah, il principale partito di opposizione, di stampo conservatore islamico. Da settimane Al Islah, insieme ai giovani dell’università di Sanà a, l’altro motore della protesta, chiede le dimissioni immediate di Saleh: ieri per ribadire questa volontà ha organizzato proteste nelle principali città. Una manifestazione di forza impressionante per un Paese come lo Yemen, non certo uso al dibattito democratico, che è finita nel sangue: a Sanà a ci sono stati scontri, diventati più accesi non appena il portavoce di Saleh ha ribadito che il presidente non intende accettare le richieste di dimissioni. In altri posti è andata peggio: ad Aden, dove gli scontri sono stati più duri nei giorni scorsi, ieri ci sono stati altri feriti. Nel nord la protesta si è sommata a una rivolta contro il governo centrale che va avanti da anni: nella provincia di Umran l’esercito ha sparato sulla folla e fatto 5 morti.

“Ci sarà sangue, lo sappiamo bene. Ma non abbiamo paura: è o ora o mai. C’ è stato sangue in Tunisia e in Egitto, ma alla fine la gente ha vinto”, dice al telefono da Sanà a Karman. Al fatto che la rivolta sia guidata – anche – da una professionista a volto scoperto in un Paese dove la maggior parte delle donne sono fantasmi vestiti di nero e ostaggi delle famiglie, lo Yemen pare ormai essersi abituato: Karman gira con una sorta di scudo umano attorno, per impedire che venga picchiata o arrestata. Quando è finita in carcere centinaia di persone hanno protestato. In fondo in questi giorni a Sanà a accadono cose più strane: alcune delle tribù più importanti che si schierano contro Saleh. Membri del partito di governo che danno le dimissioni dal Parlamento per protesta contro la repressione. Dove questo potrà portare lo diranno solo le prossime settimane.

(07 ottobre 2011)


Il testo completo si trova su:

 
http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/07/news/karman_intervista-22856577/