Stefano Vecchia mercoledì 22 luglio 2020
Prima svolta nel caso della giovanissima cristiana costretta a sposare un musulmano: il tribunale di Karachi ha stabilito la minore età della vittima e convocato l’uomo
Huma Younos

Huma Younos – .

 

Questa mattina il tribunale della città pachistana di Karachi a cui è stato affidato il caso del rapimento e conversione da parte di un adulto musulmano della 15enne cattolica Huma Younus ha emesso un ordine di comparizione dinanzi alla Corte per il sequestratore e per i complici nel sequestro.

Come riferito dalla fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), che segue la vicenda e sostiene le spese legali della famiglia di Huma nel tentativo di riportarla a casa e perseguire i rapitori, la corte “ha anche riconosciuto la minore età” della ragazza. Importante la discriminante dell’età, in quanto la legge pachistana indica in 18 anni l’età minima del matrimonio, anche se in un costante braccio di ferro con le corti islamiche che invece ammettono un’età anche di molto inferiore, ovvero quella del primo ciclo mestruale.“Uno sviluppo per nulla scontato e anche inatteso. Per questo ancora più gradito”, ha commentato Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia.

L’iniziativa odierna dei giudici apre a ulteriori scenari, tra cui un possibile accordo tra la famiglia della ragazza e il suo sequestratore che ha finora impedito ogni contatto tra Huma e i genitori, minacciandoli di ritorsioni.

Il 10 ottobre 2019, l’allora 14enne Huma Younus era stata sequestrata e portata in una città distante centinaia di chilometri da Karachi, rinchiusa, violentata e costretta alla conversione all’islam. L’impegno disinteressato di legali sensibili alla situazione di difficoltà di centinaia di giovani cristiane e indù che ogni anno sono costrette a subire la stessa sorte di Huma ha permesso di avviare un complesso iter giudiziario che mira anzitutto a restituire alla famiglia la ragazza, ora incinta.

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