lunedì 17 dicembre 2018
Il 35enne franco-polacco era stato colpito alla testa dal killer come il collega italiano, a cui era legato da una passione comune per la radio e per l’Europa. Oggi l’autopsia di Megalizzi
Preghiere per le vittime a Strasburgo (Ansa)

Preghiere per le vittime a Strasburgo (Ansa)

Li aveva legati una passione comune, raccontare alla radio l’Europa, e li ha legati per sempre il destino. Anche Bartek, l’amico e collega di Antonio Megalizzi che era con lui quella tragica sera al mercatino di Natale di Strasburgo, è morto. Anche lui colpito dai colpi impazziti di Chekatt e anche lui rimasto per giorni tra la vita e la morte.

La notizia, rimbalzata domenica sera, porta a cinque vittime il tragico bilancio della strage. E aggiunge dolore a dolore.

Antonio e Barto Pedro Orent-Niedzielski, semplicemente Bartek per gli amici, erano andati con Clara Rita Stevanato e Caterina Moser, le due studentesse venete universitarie a Parigi, al mercatino dopo una giornata di lavori all’europarlamento. Si trovavano sotto al ponte del Corbeau quando il killer ha iniziato a sparare sulla folla. Le due giovani donne sono riuscite a scappare. Per Antonio a Bartek, di origini franco-polacche, non c’è stato scampo: entrambi colpiti alla testa in modo molto grave hanno lottato per giorni in ospedale.

Antonio a Strasburgo aveva trovato alloggio proprio a casa di Barto. Nei giorni scorsi, ricordando Megalizzi, gli amici avevano parlato anche di lui: “Ricorderò tutto, anche le nostre chiacchierate con Bartek e i suoi folli tour culturali per Strasburgo che prendevamo in giro ma in fondo amavamo”, scriveva qualcuno in una lettera all’amico scomparso.

Barto Pedro Orent-Niedzielski, 35 anni, era rimasto fino a domenica in coma profondo. Non si era mai più svegliato da martedì sera quanto Cherif Chekatt gli aveva puntato la pistola in fronte e aveva fatto fuoco. “Il suo cuore si è fermato dopo cinque giorni di coma profondo” ha raccontato una persona che ha parlato con la mamma di Bartek, Dorota Odent, a Le Monde. La donna e il fratello di Bartek avevano deciso di non staccare le macchine che lo mantenevano in vita in modo di permettere a tutti gli amici di andarlo a salutare all’ospedale di Hautepierre, lo stesso dove era ricoverato anche l’amico trentino a Strasburgo.

E una fila lunghissima, ininterrotta, di amici si è formata per andare a dirgli addio, riferiscono diversi testimoni, prima della drammatica decisione di staccare la spina. Bartek era di Strasburgo, impegnato e attivo in molte cause tra cui quella Lgbt, per la cultura Yiddish e per le radio libere. Ma per tutti, lui che parlava molte lingue e voleva aprire un ostello linguistico nella città francese, era “cittadino del mondo”.

Oggi l’autopsia di Megalizzi

Sarà eseguita oggi a Strasburgo l’autopsia sulla salma di Antonio Megalizzi, il giornalista radiofonico trentino di 28 anni ucciso nell’attentato terroristico della settimana scorsa nella città francese. Nel pomeriggio la salma dello sfortunato radiocronista italiano è attesa a Roma con un volo di Stato. Nella giornata di lunedì è prevista una seconda autopsia avendo la Procura di Roma, sin dal momento del ferimento, aperto un fascicolo di indagine ipotizzano i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo.

Nel frattempo nella chiesa di “Cristo Re” a Trento prosegue, fino al giorno dei funerali, la preghiera comunitaria quotidiana delle ore 17,30 per Antonio Megalizzi e la sua famiglia. L’arcivescovo Tisi nell’esprimere la vicinanza alla famiglia ha scritto: “Ciao Antonio, Dio ti restituisca quel sorriso che ti aveva donato, che a tua volta hai regalato a mamma Annamaria, a papà Domenico, a tua sorella Federica e a Luana (la fidanzata, ndr)”.