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Federico Peirone

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9 Gennaio 2012

TERRA SANTA – (9 Gennaio)

Non siete soli Vescovi Usa e Ue nella Striscia di Gaza
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Si è aperta ieri, con una visita alle parrocchie di Gaza, Nablus-Rafidia e alla comunità siro-cattolica di Gerusalemme, l’edizione 2012 dell’Holy Land coordination (Hlc), il Coordinamento dei vescovi di Nord America e Ue per la Terra Santa, organismo che, dal 1998, su mandato della Santa Sede e con l’organizzazione della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, si reca in Terra Santa con lo scopo di sostenere ed incoraggiare le comunità cristiane locali. Vescovi dal Canada, Stati Uniti, Francia, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Paesi Scandinavi e Germania, fino al 12 gennaio, giorno in cui verrà diramata la consueta dichiarazione finale, dibatteranno, con l’aiuto di esperti e degli ordinari cattolici locali, una serie di temi che vanno dalla situazione dei cristiani in Terra Santa alle prospettive di pace in Medio Oriente, dall’impatto della primavera araba su israeliani e palestinesi fino ad arrivare alla crisi abitativa e all’emigrazione. Non mancheranno momenti liturgici ed incontri con cariche istituzionali dei due Paesi.

Una parrocchia assediata. Particolarmente significativa è stata la visita di una nutrita delegazione dell’Hlc nella Striscia di Gaza dove, tra i circa 3000 cristiani a maggioranza ortodossa, vive e opera la parrocchia latina, poco meno di 200 fedeli, guidati da padre Jorge Hernandez, sacerdote argentino della Congregazione del Verbo Incarnato (Ive), coadiuvato da alcune religiose appartenenti a 4 diversi istituti. I cristiani gazawi sono rimasti gli unici, in questo lembo di terra assediata, a ricordare la tradizione cristiana di Gaza: Maria, Giuseppe e Gesù bambino, si dice, passarono di qui nella fuga in Egitto. “Anche Gaza è Terra Santa”, afferma orgogliosamente padre Hernandez. Ed è per questo motivo che la parrocchia è dedicata alla Sacra Famiglia. Guidati dal nunzio apostolico mons. Antonio Franco, i vescovi hanno varcato il valico di Erez, al confine con Israele, senza intoppi, grazie alla collaborazione delle Autorità israeliane e palestinesi. Ad attenderli alcuni rappresentanti della comunità locale, parroco in testa, che con un corteo di macchine li hanno accompagnati sin dentro il cortile parrocchiale dove sono stati accolti da numerosi fedeli e dai tamburi e cornamuse del gruppo scout. “Conosciamo le vostre difficoltà e le vostre sofferenze – ha detto nell’omelia il Nunzio apostolico – la nostra presenza qui e questa celebrazione vogliono essere un segno di speranza e un motivo di rafforzamento della nostra fede. Non siete soli, la Chiesa universale è unita a quella di Gaza – ha aggiunto mons. Franco – in una catena di solidarietà umana e spirituale. La Chiesa non vi abbandona, sappiate essere cristiani in ogni momento della vostra vita”. Concetti ribaditi anche dai vescovi dell’Hlc, che presentandosi alla comunità, hanno tutti sottolineato l’attenzione e la vicinanza delle rispettive chiese ai cristiani della Terra Santa, in particolare a quelli di Gaza “le cui difficoltà e bisogni sono ben noti”.

A servizio di tutti. Alla messa è seguito un incontro nella sala parrocchiale dove alcuni rappresentanti della comunità hanno descritto la vita a Gaza segnata da una pesante condizione sociale ed economica aggravata ulteriormente dall’embargo israeliano che, dal 2007, da quando cioè Hamas ha preso il controllo della Striscia, soffoca la vita quotidiana del milione e mezzo dei suoi abitanti. “I nostri bisogni – ha detto uno di loro con voce spezzata dall’emozione – si chiamano lavoro, istruzione, sostegno alle famiglie, una casa, libertà di movimento senza l’oppressione dei visti e dei permessi. I nostri rapporti con la stragrande maggioranza dei musulmani sono buoni, ci stimano, ci apprezzano per quello che i cristiani di qui fanno per tutti, senza distinzione. Vogliamo un futuro diverso per i nostri figli”. Un riferimento chiaro al lavoro delle tre scuole cristiane che operano nella Striscia, una di queste finanziata dalla Conferenza episcopale italiana, attraverso la Fondazione Giovanni Paolo II. Le scuole sono frequentate da oltre 1000 alunni, di cui solo poco più di 100 sono cristiani, il resto musulmani. Nelle scuole si sente la mano e la presenza delle religiose, alunni di Gaza sono risultati tra i migliori di tutte le scuole del Patriarcato. Ci sono le suore di Madre Teresa che vivono con i bambini disabili e con gli anziani, e gestiscono un asilo, quelle del Rosario impegnate nell’insegnamento dalle materne alle medie mentre da poco più di un anno sono arrivate tre suore del Verbo Incarnato. E’ giunta al capolinea, invece, dopo oltre 35 anni, l’esperienza nella Striscia delle Piccole sorelle di Gesù a fianco dei più poveri. Nei prossimi giorni lasceranno Gaza, età avanzata e mancanza di vocazioni, e quindi di ricambio, le ragioni alla base dell’addio, mal digerito dai parrocchiani che piangono questa partenza. Dopo la scuola ai più giovani viene offerto l’oratorio, Mar Iusef (San Giuseppe), un’esperienza sorta seguendo l’esempio di don Bosco e san Filippo Neri. Alla vitalità della parrocchia fa da contraltare una crescente islamizzazione della società gazawa: “ci sono dei fondamentalisti musulmani che invitano alla conversione – hanno affermato alcuni parrocchiani rivolgendosi ai vescovi – a Natale sono circolati alcuni volantini in cui si diceva di non rivolgere gli auguri di ‘buon Natale’ ai cristiani. Nonostante ciò sono venuti in tanti a fare festa con noi. E questo ci fa credere che vivere insieme è possibile”.

Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_b.quotidiano?tema=Anticipazioni&argomento=dettaglio&id_oggetto=231828