Federica Zoja mercoledì 30 giugno 2021
I lotti «omaggio» di vaccini ricevuti dalla cinese Sinopharm danno coperture ridotte. Sospetti in Algeria sull’uso strumentale dei lockdown da parte del regime. L’Egitto avvia la produzione di Sputnik
La Tunisia è ripiombata da giorni nell’emergenza dopo che nello scorso inverno il Paese aveva segnato picchi di contagio tra i più alti di tutto il Nordafrica

La Tunisia è ripiombata da giorni nell’emergenza dopo che nello scorso inverno il Paese aveva segnato picchi di contagio tra i più alti di tutto il Nordafrica – Ansa

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Seconda estate di passione per il Nordafrica, colpito da una nuova ondata di contagi da Covid-19, complici campagne vaccinali a singhiozzo. In Tunisia, l’epidemia pare sfuggita al controllo delle autorità. Lo scenario è da incubo: secondo quanto comunicato dal ministero della Salute, su scala nazionale il 35 per cento dei tamponi effettuati è positivo. Si registrano, però, punte del 50 nei governatorati di Kairouan, Siliana, Zaghouan e Beja, tutti tornati in rosso dopo settimane di maggiore apertura. Si moltiplicano, sul Web, le petizioni di medici e paramedici favorevoli a una chiusura totale delle attività. Intanto, appena il 4 percento della popolazione ha completato l’intero ciclo vaccinale, nonostante i lotti omaggio ricevuti da Sinopharm, Sputnik, AstraZeneca (questo con meccanismo Covax). Quante dosi siano effettivamente giunte a destinazione non è dato sapere, tanto che il rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in loco, Yves Souteyrand, ha preferito puntualizzare: «Il vaccino non sarebbe comunque decisivo». E questo perché un piano di prevenzione efficace non è mai stato implementato dalle autorità tunisine. Contagiato dal coronavirus anche il premier Hichem Mechichi, atteso a Roma per domani per una visita ufficiale (e cruciale) all’omologo Mario Draghi, incentrata sulla questione migrazione illegale.

La missione è stata rimandata. Dall’inizio della pandemia, la Tunisia ha registrato circa 407mila contagi e 14.600 decessi, numeri che però risultano obsoleti alla luce di quanto sta accadendo in questo primo scorcio di estate. Quanto allo scenario algerino, la situazione pandemica si intreccia con quella politica in un abbraccio nefasto: le varianti indiana e nigeriana sono state riscontrate in più governatorati; per 14 province, fra cui quella di Algeri, sono scattate di nuovo misure restrittive alla circolazione dei cittadini. I numeri però non sembrerebbero così preoccupanti, almeno quelli ufficiali: 139mila casi da febbraio 2020. Il dubbio è che il giro di vite faccia comodo a un regime sempre più oppressivo: è da metà maggio che le Nazioni Unite, rapporti alla mano, denunciano un crescendo di violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza nei confronti di qualsiasi forma di opposizione al potere centrale. Intimidazioni e arresti arbitrari hanno segnato tutta la campagna elettorale per il voto legislativo (12 giugno, ndr), cui infine ha partecipato appena il 23 percento degli aventi diritto: insomma, in zona rossa al momento sono le libertà degli algerini. L’Egitto, nel frattempo, sta avviando la produzione del vaccino russo Sputnik V, mentre il cinese Sinovac è rimandato alla seconda parte dell’anno. Pur segnalando numeri piuttosto contenuti in proporzione a una popolazione di 100 milioni di persone (il coronavirus ha contagiato complessivamente poco più di 280mila cittadini, i decessi sono circa 16mila), Il Cairo punta dunque all’autonomia, oltre a a trarre linfa vitale per il proprio settore farmaceutico. Finora, i vaccinati con una dose sono 2,1 milioni, con due dosi 625mila (dati forniti dal portavoce del governo, Nader Saad, il primo giugno). L’esecutivo ha fatto sapere di puntare a coprire il 50 percento della popolazione entro la fine dell’anno.

Epidemia e propaganda, anche in questo caso, vanno di pari passo. Quanto al Marocco, il più colpito dal Covid in Nordafrica (530mila casi dall’inizio a oggi), l’accelerazione delle procedure vaccinali non ha eguali nella regione: quasi 10 milioni di cittadini hanno ricevuto almeno una dose (e 9 entrambe). Eppure proprio questi numeri sono terreno di scontro con l’Unione Europea: una quota consistente di marocchini ha ricevuto il cinese Sinovac, considerato dalle agenzie di Bruxelles non efficace. Per loro, all’ingresso in Europa sarà richiesta una quarantena obbligatoria. Come potrebbe essere richiesta anche ai libici che si sono vaccinati con il medesimo siero, donato dagli alleati turchi.

L’infezione sta calando di intensità nel Paese (193mila contagiati in tutto), con il progressivo stabilizzarsi del contesto politico e l’integrazione della campagna vaccinale con AstraZeneca e Sputnik. La variante Delta, però, fa paura: i vaccinati non sono neanche 300mila.

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