Riccardo Maccioni giovedì 5 ottobre 2017
Nel discorso ai membri del Sinodo della Chiesa Caldea, guidati dal patriarca Sako, il Pontefice a esortato a essere «costruttori di unità» e a facilitare il ritorno degli sfollati
Un cristiano iracheno tiene in mano il crocifisso e la bandiera dell'Iraq (LaPresse)

Un cristiano iracheno tiene in mano il crocifisso e la bandiera dell’Iraq (LaPresse)

«Possa la misericordia di Dio lenire le ferite della guerra che piagano il cuore delle vostre comunità, affinché possano finalmente risollevarsi». È l’invito rivolto da papa Francesco ai membri del Sinodo della Chiesa Caldea. Nel discorso alla delegazione guidata dal patriarca Louis Raphaël Sako, il Pontefice si è soffermato sulle pagine più tragiche vissute «dall’amata terra irachena» sottoposta «a dolorosa e violenta oppressione». Se è vero infatti che una «pagina tragica per alcune regioni del Paese» si è conclusa, resta comunque il peso delle prova cui è stata sottoposta la comunità cristiana, tra cui le migrazioni forzate, la ricostruzione dei villaggi, il ritorno degli sfollati, il diritto particolare della Chiesa, la questione liturgica e la pastorale vocazionale.

Ma il retaggio del passato è anche uno stimolo a dare forma a un futuro di vita nuova. Di qui l’invito, l’esortazione ad «adoperarsi instancabilmente come costruttori di unità, anzitutto tra i pastori della Chiesa Caldea e i pastori delle altre Chiese, e inoltre favorendo il dialogo e la collaborazione tra tutti gli attori della vita pubblica, per contribuire a facilitare il ritorno degli sfollati e a risanare le divisioni e le contrapposizioni tra fratelli. C’è bisogno – ha proseguito il Papa – di un processo di riconciliazione nazionale e di uno sforzo congiunto di tutte le componenti della società, per giungere a soluzioni condivise per il bene dell’intero Paese». Forte in questo senso il richiamo alle «difficoltà che ancora permangono nell’opera della ricostruzione soprattutto nella Piana di Ninive». Una terra che sin dalla prima evangelizzazione guidata, secondo la tradizione, dall’apostolo Tommaso, «è apparsa al mondo come terra di civiltà, incontro e dialogo. Perciò è di grande importanza che i cristiani, pastori e fedeli, forti di tali radici, siano uniti nel promuovere rapporti rispettosi e dialogo interreligioso tra tutte le componenti del Paese».

Ma il Pontefice si è soffermato anche sulla realtà interna alla Chiesa latina, con l’invito a «fare tutto il possibile perché gli auspici del Concilio Vaticano II trovino realizzazione, facilitando la cura pastorale sia nei territori propri sia là dove le comunità orientali si sono da tempo stabilite, promuovendo al tempo stesso la comunione e la fraternità per dare ai fedeli buona testimonianza senza protrarre divisioni e dissapori». Il dialogo ecumenico e interreligioso – ha concluso il Papa – «dovrà sempre ripartire dalla nostra unità e comunione cattolica. In ciò vi sarà di supporto la Congregazione per le Chiese Orientali».

Come noto il Sinodo dei vescovi caldei, sotto la presidenza del patriarca di Babilonia, con sede a Baghdad, Louis Raphael Sako si concluderà l’8 ottobre. Contemporaneamente in Libano è in corso l’assemblea della Chiesa siro-cattolica presieduta dal patriarca Ignatius Youssif III Younan.

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