Federica Zoja mercoledì 10 luglio 2019
Gli Emirati si sfilano dal conflitto contro i ribelli sciiti. Che esultano: «La Coalizione si sta sgretolando» I sauditi puntano a continuare l’intervento armato
Ragazzo raccoglie bottiglie vuote a Sanaa. Sopra, un tank con le insegne saudite ed emiratine (Foto: Ansa)

Ragazzo raccoglie bottiglie vuote a Sanaa. Sopra, un tank con le insegne saudite ed emiratine (Foto: Ansa)

 

Timidi segnali di svolta nella tribolata vicenda yemenita. Gli Emirati Arabi Uniti – impegnati a fianco degli alleati sauditi nella campagna delle forze filo-governative contro i ribelli sciiti Houthi dal marzo del 2015 – hanno ufficializzato la loro intenzione di ridurre il numero di truppe presenti in Yemen. Questo con l’obiettivo di riaprire un percorso diplomatico per la soluzione della crisi, in stallo da oltre quattro anni. Da alcune settimane, il disimpegno emiratino era stato notato su più fronti.

Poi, l’annuncio: «Per motivi strategici abbiamo truppe a Hodeidah e per ragioni tattiche ne abbiamo in altre zone dello Yemen », ha spiegato un funzionario di Abu Dhabi ai giornalisti, aggiungendo: «C’è molto da fare per passare da quella che chiamiamo una strategia militare a una strategia di pace, e questo è quello che stiamo facendo ».

La mossa di Abu Dhabi potrebbe allentare la tensione in Medio Oriente, dove infuria la lotta fra Arabia Saudita e Iran per l’egemonia. I due avversari si fronteggiano in Siria, dove gli interessi di Teheran sono rappresentati dal regime di Bashar el-Assad, coadiuvato dagli Hezbollah libanesi. E in Yemen, appunto, dove i ribelli sciiti, oltre ogni previsione, stanno tenendo testa a una coalizione arabo- sunnita supportata pure dagli Stati Uniti. Poi, c’è il braccio di ferro fra Teheran e Washington sul nucleare: il ripristino di aspre sanzioni americane sta aggravando la crisi economica iraniana e mettendo, intenzionalmente, in difficoltà il regime degli ayatollah sul piano interno.

La reazione della controparte Houthi al programmato ritiro emiratino è, propagandisticamente, di trionfante soddisfazione: «La Coalizione ostile e occupante si sta sgretolando di fronte alla resistenza del popolo yemenita», ha declamato al-Masira tv, emittente dell’insurrezione sciita. La tv attribuisce poi a Mohammed al-Houthi, capo del supremo comitato politico del movimento islamista, un appello affinché tutte le truppe della Coalizione a guida saudita si ritirino dallo Yemen e l’aviazione e l’artiglieria cessino le operazioni contro i territori controllati dagli insorti. Intanto, un tribunale Houthi ha condannato a morte 30 persone, accusate di essere spie dei sauditi.


8mila
i guerriglieri Houthi, affiancati da pasdaran iraniani e dal 30% dell’ex esercito
30mila
uomini, la consistenza del fronte lealista filo-Hadi, delfino dell’Arabia Saudita
60mila
secondo stime attendibili, i morti sotto le bombe, milioni gli sfollati interni


Lo riferisce la tv panaraba saudita al-Arabiya, che cita fonti giudiziarie a Sanaa, la capitale yemenita da 5 anni in mano agli Houthi. I condannati sono sindacalisti, avvocati, professori universitari e imam di moschee, tutti arrestati un anno fa. Dal 2014 a oggi, gli Houthi hanno emesso diverse condanne capitali contro presunte spie filo-saudite o filo-Emirati, ma finora le pene non sono mai state eseguite. Per il momento il casato dei Saud pare deciso a continuare l’intervento armato: ieri Riad ha sventato un attacco contro una nave commerciale nel Mar Rosso.

Le forze saudite avrebbero pure intercettato un drone partito dallo Yemen e diretto verso un’«infrastruttura civile »: lo ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale Spa, senza ulteriori dettagli. Più esaustivo il resoconto di al-Masira tv: obiettivi dell’attacco erano ancora una volta l’aeroporto di Abha, situato nel Sud dell’Arabia Saudita e più volte colpito dai ribelli, e una centrale elettrica nella stessa località.

La sfida fra Riad e Teheran si gioca sulla pelle di una popolazione sfibrata da guerra, carestia, colera. Secondo Armed conflict location & event data project (Acled), organizzazione vicina alla Casa Bianca, le vittime del conflitto sono quasi 100mila. Solo quest’anno, la Coalizione araba a guida saudita è ritenuta responsabile dell’uccisione di più di 8mila tra gli 11.900 civili morti negli ultimi sei mesi.

Le Nazioni Unite ritengono che 24,1 milioni di persone, cioè circa l’80 percento della popolazione, abbiano bisogno di aiuto. A tutto ciò si aggiunge il dramma del colera in terribile espansione: dall’inizio dell’anno, i bambini che hanno perso la vita per il virus sono oltre 190. Complessivamente, nel 2019 si sono finora registrati più di 460mila casi sospetti di colera (in tutto il 2018, 380mila). Da gennaio a oggi, attesta l’Onu, sono 705 le persone decedute probabilmente colpite da colera. L’anno scorso, nello stesso periodo, si erano contati 75 morti.

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