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Federico Peirone

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22 Febbraio 2013

MATRIMONI MISTI – ( 22 Febbraio )

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MATRIMONI MISTI: MAFFEIS (TEOLOGO), NO A “COSTRUZIONE DI UNA TERZA CHIESA”

Lo sviluppo delle potenzialità positive di riconciliazione insite in un matrimonio interconfessionale presuppone “una consapevole appartenenza dei coniugi alle rispettive Chiese, allontanando l’idea che l’unione delle Chiese si realizzi attraverso la costruzione di una ‘terza Chiesa’, di una comunità cioè che supera i vincoli e le resistenze delle Chiese ufficiali e si pone come alternativa ecumenica rispetto ad esse”. La precisazione arriva da Angelo Maffeis, docente all’Università cattolica di Brescia ed esperto di ecumenismo. Si parla dei matrimoni misti tra cattolici ed evangelici oggi al convegno nazionale della Cei promosso dagli Uffici famiglia, ecumenismo e dialogo, e problemi giuridici. “Il rispetto per l’identità e il vincolo ecclesiale di entrambi i coniugi – ha detto Maffeis – è la condizione che permette loro di vivere la fede comune, di realizzare un fruttuoso scambio spirituale e di testimoniare insieme la propria fede, anzitutto nella forma di un impegno comune della educazione cristiana dei figli”. Ecco perché la Chiese in accordo chiedono “ai fidanzati e ai coniugi di diversa appartenenza confessionale che se il loro amore è segnato dalla sofferenza per la divisione dei cristiani, esso può diventare segno della aspirazione all’unità della Chiesa”. (segue)

12:02MATRIMONI MISTI: MAFFEIS (TEOLOGO), NO A “COSTRUZIONE DI UNA TERZA CHIESA” (2)

Ciò però non significa – ha proseguito l’esperto citando il Testo comune cattolico-valdese-metodista – che le divergenze tra le Chiese debbano “indurre a rinunciare di offrire ai figli una educazione cristiana, rimandando al tempo in cui i figli potranno compiere liberamente le proprie scelte”. Gli orientamenti pastorali maturati negli ultimi decenni e i testi del dialogo ecumenico tendono ormai a “superare la prospettiva che considera il matrimonio misto solo dal punto di vista della parte cattolica o della parte evangelica” e concorrono invece a “valorizzare la soggettività della coppia e della famiglia nel loro insieme, indicando vie concrete per l’attuazione di un agire autenticamente ecclesiale quale è l’annuncio del Vangelo. L’educazione cristiana dei figli è il primo ambito in cui questa soggettività della famiglia si esprime”.