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Federico Peirone

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28 Maggio 2013

PRIMAVERA ARABA – ( 28 Maggio )

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PRIMAVERA ARABA: CHACOUR (MELCHITA), “UN GRANDE SPARGIMENTO DI SANGUE”

“La primavera araba è il più grande cambiamento della storia islamica. Prima esistevano lotte di potere al vertice, oggi è il popolo che lotta. Tuttavia siamo davanti ad un grande spargimento di sangue. In tanti Paesi, come Libia e Egitto, non si vede il verde crescere”. Lo ha detto l’arcivescovo della diocesi melchita di Galilea, Elias Chacour, che ieri ha incontrato ad Haifa alcuni giornalisti italiani. “Sono in tanti a morire – ha affermato l’arcivescovo – ma quelli che perdono di più sono i cristiani. Non eravamo felici con i regimi totalitari non lo siamo oggi davanti al pericolo della Sharia. Davvero non sappiamo cosa accadrà in futuro”. La preoccupazione di monsignor Chacour è quello dell’emigrazione cristiana dalla Terra Santa e dal Medio Oriente. (segue)

11:01PRIMAVERA ARABA: CHACOUR (MELCHITA), “UN GRANDE SPARGIMENTO DI SANGUE” (2)

“In Siria, per esempio, non sappiamo quanti cristiani sono fuggiti per trovare riparo nei campi in Libano, Giordania, Turchia”. “In Israele, tuttavia, i cristiani vivono meglio che nei Territori Occupati – ha spiegato il presule – qui non siamo sotto occupazione, siamo cittadini israeliani, godiamo di libertà di religione e di espressione. Cerchiamo comunque di resistere ad ogni forma di assimilazione lavorando con forza per l’integrazione”. In Israele il numero dei cristiani, secondo cifre fornite dallo stesso Chacour, si attesta intorno ai 155 mila fedeli 80 mila dei quali melchiti, seguono poi i greco-ortodossi con 40 mila, i cattolici latini con 10 mila, i maroniti con 8500 e a seguire le denominazioni protestanti. A tutte queste comunità è chiesto l’impegno di testimoniare l’unità: “vogliamo creare unità nella diversità – ha ribadito il capo della chiesa melchita israeliana – sappiamo che è possibile. Da quattro anni celebriamo la Pasqua con gli ortodossi ed è un grande segno. Vogliamo – ha concluso – che le religioni siano parte della soluzione delle crisi e non parte delle guerre”.