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Federico Peirone

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25 Giugno 2012

SIRIA/TURCHIA – ( 25 Giugno )

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Nuove sanzioni Ue contro la Siria. Tensione tra Damasco e Ankara per l’abbattimento dell’aereo turco



La comunità internazionale in allerta per un possibile allargamento della crisi siriana. Dopo l’abbattimento da parte della contraerea di Damasco di un aereo turco, c’è il timore che la Turchia, Paese membro della Nato, possa chiedere un intervento armato contro la Siria. L’episodio è stato condannato da gran parte della comunità internazionale, mentre stamani il Consiglio europeo dei ministri degli esteri ha approvato in Lussemburgo una serie di nuove sanzioni nei confronti di Damasco, che, dalla sua, ribadisce l’inutilità delle nuove disposizioni europee e che il suolo siriano è sacro. Ma quale efficacia può avere la politica delle sanzioni nei confronti della Siria? Giancarlo La Vella lo ha chiesto ad Antonio Ferrari, analista ed esperto dell’area mediorientale:RealAudioMP3

R. – Che possa essere efficace e che comunque possa indebolire ancora di più il regime del presidente Assad è probabile, ma che possa risolvere la situazione io credo che – per il momento – sia quasi escluso. E questo per una ragione molto semplice: noi dobbiamo ricordare che la Siria non è la Libia; la Libia politicamente non contava assolutamente niente, né all’interno del mondo arabo, né in chiave internazionale. Contava dal punto di vista economico, contava il petrolio… La Siria è invece un problema per tutto il mondo. Se noi pensiamo al rapporto con l’Iran, e paradossalmente l’Iran potrebbe giocare persino una carta importante per cercare di placare le cose; pensiamo alla presenza di hezbollah, in Libano; consideriamo Hamas, che oggi è meno legato alla Siria, ma con la quale ha comunque un “cordone ombelicale”; consideriamo poi che la Siria sta sulla testa di Israele e Israele non ha sbraitato troppo contro il regime di Assad; e, poi, c’è questo problema con la Turchia che, forse, è il problema più serio di tutti. Anche perché la Turchia ha molti modi di premere sulla Siria, a cominciare da quello energetico: può tagliare l’elettricità, che in gran parte arriva proprio dalla Turchia.

D. – Le normative Nato prevedono che in caso di abbattimento di un aereo – com’è avvenuto – possa scattare immediatamente un’azione militare…

R. – Sì, però è anche vero quello che dicono altri membri del Consiglio di Sicurezza, membri permanenti con diritto di veto: finché non si arriva a chiarire, in maniera inequivocabile, che quell’aereo non era nello spazio aereo internazionale, allora sì questo può essere un casus belli e bisognerà evitare la guerra, magari con qualche iniziativa; ma se fosse stato nello spazio aereo siriano, è possibile che la situazione diventi molto più pesante. A questo punto credo che sia la diplomazia internazionale – in un caso e nell’altro – che deve farsi sentire. Quindi le sanzioni sono importanti, ma non bastano. Putin ha detto una cosa: la Siria risolva i suoi problemi al suo interno. Il che significa: noi continuiamo a mettere il veto. Forse si poteva superare il veto della Cina, ma anche la Cina ha degli interessi, questa volta assolutamente energetici; mentre la Russia ha altri interessi, che non sono energetici e che non sono nemmeno quelli della vendita di armi, ma sono – attraverso la Siria – dimostrare che la Russia è ancora lì, come lo era nel passato, quando c’era la guerra fredda e c’erano due superpotenze.

D. – Su che cosa si potrebbero incontrare la Russia e gli altri Paesi membri?

R. – L’unica possibilità era il piano Annan. Il piano Annan, forse rivisitandolo o bilanciandolo, si potrebbe attuare. Non dimentichiamo che ci sono anche troppi ostacoli internazionali: un’Europa che parla per Paesi e non come unità; un’America che non ha alcun interesse a puntare ad altre avventure, soprattutto a pochi mesi dalle elezioni, che dovrebbero riconfermare Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Anche in questo momento di crisi economica internazionale, andare a riaccendere il Medio Oriente potrebbe diventare pericoloso.

D. – Finché la crisi siriana non metterà in forse la pax internationalis, non potrebbe neanche scattare una missione Onu di nessun tipo?

R. – La missione Onu possibile è quella degli osservatori, è quella disarmata; non è quella di un intervento in armi. Una missione Onu o Nato con ingresso in armi, secondo me è oggi impossibile.

 
Il testo completo si trova su:
 
http://www.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=599443