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Federico Peirone

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7 Febbraio 2013

TUNISIA – ( 7 Febbraio )

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Tunisia. Ennhada rifiuta lo scioglimento del governo. La Chiesa vicina al popolo



Tunisia nel caos dopo l’uccisione, ieri, del leader del Fronte Popolare dell’opposizione, Chokri Belaid. Manifestazioni anche oggi a Tunisi. Siti islamisti inneggiano alla sua morte, mentre la decisione del premier Jebali di sciogliere il governo, per costituirne uno di soli tecnici, è stata respinta dal partito di governo Ennahda. La Chiesa intanto si dice vicina al popolo tunisino. Il servizio di Massimiliano Menichetti:RealAudioMP3

L’attentato contro l’avvocato Chokri Belaid, leader della coalizione di partiti liberali e progressisti, è un atto contro tutta la Tunisia. Lo ha detto il premier Jebali incarnando il pensiero di tutta la nazione. Jebali, dopo aver condannato l’assassinio del segretario della terza forza politica del Paese, ha deciso di sciogliere l’esecutivo per costituirne uno di soli tecnici. Decisione questa respinta dal partito al governo Ennhada, che si ispira ai Fratelli musulmani, il quale ha accusato il primo ministro di non avere avviato consultazioni in tal senso. La Chiesa si stringe nel dolore per quanto accaduto: padre Jawad Alamat, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Tunisia, tramite l’Agenzia Fides, si dice “solidale con tutto il popolo tunisino che soffre per l’attentato alla sua libertà, al suo diritto al pluralismo e alla sua dignità”. Intanto, si indaga per trovare i responsabili dell’assassinio Belaid: l’uomo è stato raggiunto da quattro colpi di arma da fuoco, mentre usciva dal portone di casa. Oggi frasi che inneggiano all’uccisione dell’avvocato 48.enne sono comparse su alcune pagine Facebook, riconducibili a islamisti. Mentre a Tunisi in migliaia hanno accompagnato la salma di Belaid dall’ospedale alla casa dei genitori, domani si terranno i funerali. E nei violenti incidenti di questa mattina a Gafsa un ragazzo sarebbe rimasto ucciso. Ieri, manifestazioni si sono tenute nella capitale, un poliziotto è morto. Per domani indetto anche un nuovo sciopero generale.

Sulla situazione in Tunisia, Fabio Colagrande ha intervistato Adnane Mokrani, tunisino, teologo musulmano, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica:RealAudioMP3

R. – Chokri Belaid è una persona che ha lottato contro la dittatura, credeva nella democrazia e nella libertà. Il suo assassinio è un dramma da condannare radicalmente, ma spero sia anche una speranza per unire il popolo tunisino contro i nemici della democrazia e dare la priorità all’unità nazionale, agli obiettivi della rivoluzione, che sono dignità, lavoro, libertà, e non perdersi nelle lotte tra partiti e tra interessi egoistici. La priorità ora è di finire di scrivere la Costituzione, fare nuove elezioni e arrivare a un governo normale, secondo una Costituzione ben stabilita.

D. – L’impressione è che ci sia uno scontro anche tra due modi diversi di leggere l’islam, in Tunisia come in altri Paesi che hanno attraversato la “primavera araba”…

R. – Sì, ho sempre pensato che la democrazia senza gli islamisti sia impossibile e che con loro sia difficile. C’è questa sfida reale, ma non si può negare la diversità, la pluralità, il pluralismo interno del popolo. Non si può imporre uno stile di vita o un pensiero unico. Dobbiamo comunque collaborare con quelli che sono convinti dei valori e dei principi della democrazia per poter andare avanti.

D. – Le “primavere arabe” stanno fallendo nel nord Africa?

R. – Il termine “primavera” non mi convince molto. Siamo in cammino. Una rivoluzione è un processo lungo, potrebbe durare dieci anni, forse di più. E’ un processo che chiede una maturazione culturale, un cambiamento di mentalità, una preparazione. Adesso, il governo è totalmente nuovo, senza esperienza: c’è bisogno di un’educazione politica, non solo per l’esecutivo, ma anche per l’opposizione. Stiamo imparando. Non dobbiamo perdere la speranza, perché perdere la speranza significa cadere nel peggio e tornare alla dittatura.

“Tutti i percorsi di transizione sono grandi momenti in cui si affrontano grandissime difficoltà”. Lo ribadisce al microfono di Fabio Colagrande, Osama Al-Saghir, parlamentare di Ennahda, eletto nella Circoscrizione Italia dei tunisini all’estero, tra i fondatori dei “Giovani Musulmani d’Italia”:RealAudioMP3

R. – Come partito Ennahda, stiamo cercando di affrontare questa situazione con la maggiore calma e freddezza possibile, interagendo però con tutti gli eventi importanti che si stanno verificando nel nostro Paese, dando importanza a ogni cosa, per riuscire a salvare il nostro Paese. Credo ci sia ancora quel modo di pensare che vuole escludere gli islamici dalla partecipazione democratica. Il nostro partito, lotta per la democrazia, ha fatto entrare tante donne deputato all’interno del Parlamento: 42. A fronte dei nostri 89 deputati, quasi il 50%. Mi chiedo quale partito europeo democratico abbia la stessa percentuale di donne al governo. Quello che si sta cercando di fare è dimostrare a tutti i costi che i rappresentanti di Ennahda siano incapaci e non accettino al democrazia… Poi, si verificano eventi come questa uccisione e tutto contribuisce ad incendiare l’atmosfera.

D. – Secondo lei, chi c’è dietro questo omicidio?

R. – C’è dietro il vecchio sistema, ci sono dietro tutte quelle parti che hanno interesse al ritorno del regime di Ben Alì: non necessariamente di Ben Ali in persona, ma c’è chi ci sta rimettendo nel cambiamento, e per questo vuole riportare il Paese indietro. Ennahda è l’ultima parte ad avere interesse a commettere un crimine come questo. Il Paese oggi non è stabile, mentre noi lavoriamo giorno e notte per stabilizzarlo.

D. – Nonostante quello che lei dice, però, si parla di un clima di forte insoddisfazione popolare per il governo che fino adesso è stato al potere, in Tunisia. Perché, secondo lei?

R. – Lei sa meglio di me che non esistono governi che riescono al 100% nel loro andamento, dopo le rivoluzioni. In Tunisia, ci sono grandi richieste sociali e queste non possono essere esaudite in un tempo ristretto. Per esempio, dopo tanti anni in cui si è badato soltanto allo sviluppo delle zone costiere, c’è grande povertà nell’entroterra… Ecco, questi sono i nostri problemi: riuscire a garantire una vita dignitosa a tutti, ovunque si trovino nel territorio tunisino. Qualsiasi parte, interna o esterna al Paese, voglia contribuire alla stabilità e miglioramento è amica del popolo tunisino. Qualsiasi parte, invece, che voglia destabilizzare il Paese, dal suo interno o al suo esterno, è nemica del popolo tunisino. Noi cercheremo di rafforzarci con tutti i nostri amici.

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http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/07/tunisia._ennhada_rifiuta_lo_scioglimento_del_governo._la_chiesa_vicina/it1-662908

del sito Radio Vaticana