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Federico Peirone

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11 Ottobre 2011

TURCHIA – (11 Ottobre)

Fino a quando attendere? Ingresso ancora vietato nell’Unione europea
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Una popolazione di 80 milioni di abitanti di cui 12 con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, una media di 29 anni e una crescita nei primi mesi del 2011 – in tempi di crisi mondiale – dell’11,6% del Pil, tanto da spingere alcuni industriali europei a parlare della “Cina vicina”. In aumento anche la percentuale di donne impegnate in settori chiave della società: 32% settore finanziario, 34% medico e 39% accademico. Bastano questi dati per capire come la Turchia stia sempre più diventando un attore chiave nel Mediterraneo e non solo. Ne è convinto Janiki Cingoli, direttore del Centro italiano per la pace in Medio Oriente (Cipmo), che ha organizzato un ciclo di incontri dal titolo “Fenomeno Turchia”. “In questi anni – ha spiegato Cingoli – abbiamo assistito all’emersione tettonica di una nuova potenza a livello regionale che però non è compreso al meglio dal pubblico e dagli imprenditori italiani”.

Crescita e riforme. Il primo degli incontri si è tenuto ieri a palazzo Turati, sede della Camera di Commercio di Milano. A sottolineare il dinamismo del Paese è stato l’ambasciatore turco in Italia, Hakki Akil: “Dal 2002 al 2009 il valore del Pil della Turchia è triplicato. Siamo oggi la sedicesima economia al mondo e membri del G20. Una crescita economica a cui è corrisposta una serie di riforme politiche e di sviluppo della società civile. Basti ricordare come negli scorsi mesi le Ong turche hanno raccolto 300 milioni di dollari per la carestia in Somalia”. Parlando di Turchia non bisogna dimenticare, infatti, il colpo di stato militare del 1980 che portò alla Costituzione nel 1982. Un’eredità che non è ancora stata completamente superata. “L’attuale Costituzione – ha evidenziato il direttore dell’Instanbul policy center di Instanbul, Emin Fuat Keyman – è quella uscita dal colpo di stato. Una costituzione che va riformata”. Secondo Fuat Keyman sono diverse le sfide che attendono il premier Erdogan uscito vittorioso dalle elezioni del 12 giugno scorso. Una tornata elettorale che ha visto l’affluenza dell’87% della popolazione: “La sfida principale per il governo – ha precisato Keyman – resta, però, la questione curda che è tornata a farsi sentire”. Accanto a queste rimangono anche altri punti interrogativi come il ruolo nella primavera araba, la democratizzazione e i diritti umani. “Con il recente tour diplomatico nel Mediterraneo – ha sottolineato Keyman – Erdogan è diventato sempre più popolare, ma ci sono anche tensioni con Siria, Egitto, Tunisia e Israele; questo richiama nuove sfide e nuove responsabilità per la Turchia”.

Negoziati bloccati. Sul versante internazionale, invece, il punto interrogativo più grande riguarda i rapporti con l’Unione europea: i primi passi della Turchia verso l’Ue risalgono al 1959. Poi vent’anni fa l’ufficializzazione della domanda di adesione e nel 2002 l’assegnazione dello status di candidato che ha portato all’avvio dei negoziati nel 2005. Negoziati ora bloccati. “Speriamo di arrivare ad una partecipazione piena della Turchia alle Istituzioni dell’Unione europea” perché “senza questa parte del mondo mediterraneo la politica stessa dell’Ue nella regione risulta indebolita”, ha affermato Matteo Fornara, direttore della rappresentanza a Milano della Commissione europea. “Il dossier turco presso l’Unione europea ha conosciuto nel passato accelerazioni e rallentamenti. Dispiace vedere come da parte europea ci siano delle resistenze in una fase in cui – ha aggiunto Fornara –, i recenti avvenimenti del Mediterraneo, rendono il ruolo della Turchia ancora più importante”. A essere cambiato in questi anni è, però, l’atteggiamento della leadership turca verso l’Ue: “Se nei decenni passati l’Europa era vista dalla Turchia come il naturale sbocco, da qualche tempo l’atteggiamento turco è cambiato. La Turchia non sembra più dipendente dall’Ue e sta diversificando le sue strategie internazionali. Per questo credo che l’Ue debba continuare a lavorare per una relazione privilegiata con la Turchia”. Il vice-presidente del Senato, Emma Bonino, ha, invece invitato la Turchia, in un contesto sempre più globale, a non “credere di poter farcela da sola”, auspicando una ripresa positiva dei negoziati.

Ue come unico obiettivo. Sul tema dei rapporti tra Ue e Turchia è intervenuto anche Volkan Bozkir, ambasciatore e presidente della Commissione esteri del Parlamento turco. “L’Europa – ha detto Bozkir – rimane l’obiettivo della Turchia, ma non possiamo aspettare in eterno. Ci stiamo impegnando a raggiungere tutti i 18 capitolati previsti per l’adesione entro la fine del 2013, per questo attendiamo una risposta non oltre l’inizio del 2014”. “Penso e spero – ha proseguito l’ambasciatore – che questa situazione di stallo non porti l’Ue a rischiare di perdere un membro come la Turchia, dove la gente vuole ancora entrare in Europa”. Commentando le recenti iniziative diplomatiche turchem Bozkir ha concluso: “Avere buoni rapporti con i vicini non significa cercare alternative” perché “l’asse della Turchia non si è spostato”.


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http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_b.quotidiano?tema=Anticipazioni&argomento=dettaglio&id_oggetto=226181