Redazione Esteri mercoledì 28 febbraio 2018
Alla Conferenza di riconciliazione di Kabul, ha invitato gli insorti a lavorare insieme per “salvare” l’Afghanistan. In cambio coinvolgimento nel processo politico e liberazione di prigionieri
Il presidente afghani Ashraf Ghani (al centro) allì'apertura della Conferenza di Kabul (Ansa)

Il presidente afghani Ashraf Ghani (al centro) allì’apertura della Conferenza di Kabul (Ansa)

Se i taleban accettassero di unirsi al processo di pace in Afghanistan e si impegnassero a fondo per un
risultato positivo potrebbero essere riconosciuti dal governo di Kabul come gruppo politico. È la proposta avanzata dal presidente afghano, Ashraf Ghani, all’organizzazione che – a quasi 17 anni dalla caduta del loro regime – controlla ampie zone del Paese.

Nel suo intervento di apertura della seconda riunione del “Processo di Kabul”, evento che ha l’obiettivo di stabilire una ‘roadmap’ per la pace in un Paese martoriato da decenni di guerre, Ghani ha invitato
gli insorti a lavorare insieme per “salvare” l’Afghanistan. Tra le offerte avanzate da Ghani ai taleban in cambio di uno stop alle ostilità, riporta l’agenzia di stampa Dpa, figurano il rilascio di passaporti afghani per i militanti e i loro familiari, l’apertura di un ufficio a Kabul e la liberazione di alcuni prigionieri. Il governo, inoltre, lavorerà per rimuovere le sanzioni imposte ai leader dell’organizzazione. “La decisione è nelle vostre mani”, ha dichiarato il presidente afghano rivolgendosi ai “leader taleban e a tutti i membri. Venite al tavolo dei negoziati e costruiamo questo Paese insieme”.

Nel corso della conferenza di pace, che vede la partecipazione di leader politici ed esponenti della società civile e delle delegazioni di 25 Paesi e organizzazioni internazionali, ma non dei taleban, Ghani – citato dall’emittente locale Tolo – ha anche invitato il governo di Islamabad ad aprire un dialogo con Kabul. “Siamo pronti ad iniziare colloqui con il Pakistan, a dimenticare il passato e ad aprire un nuovo capitolo”, ha proseguito il presidente afghano. Rivolgendosi infine ai delegati presenti, Ghani ha affermato che “la vostra presenza qui è un promemoria visibile che siamo una comunità internazionale unita non solo da minacce condivise, ma anche da interessi condivisi e opportunità condivise”.

La proposta agli americani

Ieri i taleban avevano invece proposto oggi agli Stati Uniti di aprire un dialogo diretto con loro se veramente sono interessati ad “una soluzione pacifica del dilemma afghano”. In un comunicato dell’Ufficio politico dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, gli insorti avevano reagito così ad una presa di posizione del vice assistente Segretario di Stato per l’Asia centrale e meridionale, Alice Wells, che ha affermato che gli
Usa “hanno lasciato una porta aperta al dialogo con i taleban”.

Nel documento, pubblicato sul loro portale in internet, si sostiene poi che “sarebbe utile al reperimento di una soluzione se l’America accettasse le legittime richieste del popolo afghano e presentasse le sue preoccupazioni e richieste per una discussione all’Emirato islamico attraverso un canale pacifico”. L’Emirato islamico, si ricorda quindi, “ha di recente chiarito al popolo americano e ai suoi congressisti attraverso una lettera aperta che la guerra non è una nostra scelta, ma che ci è stata imposta. Per mettere fine all’occupazione, si dice poi, “vogliamo una soluzione pacifica alla questione afghana”.
L’America ed i suoi alleati, prosegue il documento, devono stabilire una volta per tutte che la crisi afghana non può essere risolta militarmente. Per cui l’America “si deve concentrare d’ora in avanti su una strategia per la pace per l’Afghanistan, invece che sulla guerra”.
“Le strategie militari – si dice infine – che sono state ripetutamente sperimentate in Afghanistan nei 17 anni passati solo intensificheranno e prolungheranno la guerra. E ciò non è nell’interesse di nessuno”.

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