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Federico Peirone

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AFRICA/EGITTO – ( 25 Gennaio )

“Le rivoluzioni arabe hanno portato al potere i partiti islamici, che ora non dovranno deludere le attese”
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Il Cairo (Agenzia Fides)- “Qualcuno ha lanciato lo slogan di dare avvio alla seconda rivoluzione, ma non credo che questo avverrà, anche se sono previste delle contestazioni perché rimangono in ballo questioni importanti, come il ruolo del Consiglio dei Militari” dice all’Agenzia Fides p. Luciano Verdoscia, missionario comboniano che vive ed opera al Cairo, dove oggi, 25 gennaio, si celebra il primo anniversario della caduta del regime di Hosni Mubarak. È prevista la partecipazione di decine di migliaia di persone alla manifestazione in programma in Piazza Tahrir. Con p. Luciano tracciamo un breve bilancio di un anno di “rivoluzioni arabe”. “Il primo fatto che balza agli occhi e che nei Paesi nei quali si hanno avuto cambi di regime vi è stata una forte avanzata dei partiti islamisti” dice il missionario. “Qui in Egitto, i partiti che si richiamano a posizioni religiose hanno ottenuto complessivamente il 70% dei seggi della Camera Bassa. Il 40% è andato ai Fratelli Musulmani e il 30% ai salafiti. Ci sono state delle contestazioni: qualcuno afferma che il 20% di questi risultati è stato ottenuto con la frode, altri il 15%, ma queste proteste non sembrano aver avuto seguito”. In Egitto si terranno nei prossimi mesi le elezioni per il Senato e per il Capo dello Stato e i risultati appaiano andare nella stessa direzione delle elezioni precedenti. “Come ho detto in altre occasioni questo risultato si spiega con la forte identità religiosa della popolazione egiziana. In un Paese dove il 40% della popolazione locale vive al di sotto della soglia di povertà, l’identità religiosa è spesso l’unica cosa che offre dignità alla persona” spiega p. Luciano. “I Fratelli Musulmani hanno poi raccolto il frutto di decenni di attività sociali e caritative nei quartieri più poveri e nelle aree rurali”. Chiediamo a p. Luciano che ne è dei giovani che hanno dato vita alla rivoluzione. “Chi ha avviato la rivoluzione sono i giovani che hanno agito non per motivi religiosi ma per chiedere la democrazia e maggiori giustizia. Protagonisti di questa prima fase della rivoluzione erano movimenti come quello del “6 aprile” e “Kifaya” (“ora basta”). In un secondo momento questi movimenti sono stati scavalcati dai Fratelli Musulmani e dai salafiti, ben organizzati e ben finanziati”. Questo non significa, secondo p. Luciano, che la democrazia sia stata messa da parte, perché “all’interno dei Fratelli Musulmani vi sono diverse posizioni, anche contrastanti. Ora che stanno andando al potere vedremo come governeranno”. “Tra i nodi che dovranno essere affrontati dai nuovi governanti vi sono il rilancio dell’economia e definire il futuro del ruolo dei militari. Su questi temi penso che gli elettori misureranno i loro risultati ” conclude il missionario. (L.M.) (Agenzia Fides 25/1/2012)

Il testo completo si trova su:

 
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=38263