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Federico Peirone

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ASIA/SIRIA – ( 18 Luglio )

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ASIA/SIRIA – George Sabra, il portavoce cristiano dell’opposizione: “Sarà una nuova Siria democratica, garanzia per tutti”

 

Milano (Agenzia Fides) – Siamo “all’inizio della fine per il regime siriano”. Si sta per aprire “una nuova pagina della storia nazionale”. E la nuova Siria sarà democratica, potenzialmente laica, riconciliata e libera dall’oppressione: è quanto dice in una intervista all’Agenzia Fides George Sabra, cristiano, portavoce del Consiglio Nazionale Siriano (“Syrian National Council”), l’organismo rappresentativo del fronte dell’opposizione siriana. Il portavoce rassicura le comunità cristiane in Siria sul fatto che il loro futuro sarà garantito “secondo principi di democrazia, cittadinanza e libertà”. Fides lo ha intervistato alla vigilia di un incontro organizzato oggi, 18 luglio, a Milano dalla rivista dei Gesuiti “Popoli”.

George Sabra, come giudica la crisi siriana, che si è acuita in queste ore?

E’ una fase critica. Direi che siamo all’inizio della fine per il regime. Vi sono combattimenti aspri a Damasco e l’esercito siriano bombarda i quartieri della capitale. E’ un regime, una minoranza che occupa il potere, che fa la guerra al suo stesso popolo.

Come valuta gli sforzi di riconciliazione nati nella società civile siriana, per ricomporre un tessuto sociale sfilacciato?

La riconciliazione è molto importante, è la via per l’unità nazionale. La sosteniamo fortemente, oggi e nel prossimo futuro. Faremo del nostro meglio per prevenire forme di violenza, in ogni parte del paese. Vogliamo aprire una nuova pagina nella storia della nazione e ogni componente della società potrà condividere e dare un contributo a costruire il futuro della Siria. Nelle differenze e nel pluralismo, il popolo siriano è unito: siamo tutti parte di un solo popolo.

Com’è la situazione dei cristiani in Siria oggi?

Debbo dire che, all’inizio, purtroppo le Chiese non hanno creduto nella rivoluzione. Poi ci sono stati centinaia di cristiani arrestati, come altri cittadini, per attività rivoluzionarie: anche io sono stato arrestato, lo scorso anno, con altri 14 membri cristiani del mio villaggio. Col passare dei mesi, parte dei cristiani hanno iniziato a condividere i nostri ideali della rivoluzione, in Siria e all’estero. Vogliamo dire con chiarezza che in futuro non ci sarà alcun pericolo per loro.

Sembra vi siano gruppi salafiti e islamisti fra i combattenti rivoluzionari: cosa risponde?

Da un lato posso dire che alcuni rapporti sono esagerati: non vi sono gruppi alleati con Al Qaeda. Gli islamisti ci sono, ma li conosciamo, sono parte della nostra società e sappiamo trattare con loro. Ci sono nel Consiglio Nazionale Siriano, hanno sottoscritto la “Dichiarazione di Damasco” (in cui il fronte dell’opposizione ribadisce principi di democrazia e libertà, ndr). Anche i Fratelli Musulmani hanno annunciato, il mese scorso, che accetteranno membri non musulmani per il governo e anche per la presidenza del paese, se il popolo deciderà così. E’ un segno della buona volontà da parte loro.

Come può rassicurare le minoranze? Come garantire che la nuova Siria sarà uno stato laico, democratico e libero, che le tutelerà?

Credo che la democrazia sia la sola via che tutela maggioranza e minoranze. E’ la dittatura che ha oppresso tutto il paese, maggioranza e minoranze. Abbiamo bisogno che a governare la Siria siano i veri rappresentanti del popolo siriano. Ribadiamo il concetto di “cittadinanza”: tutti i cittadini siriani, a qualsiasi comunità o religione appartengano, saranno uguali e avranno gli stessi diritti. Sulla laicità dello stato, posso dire che, a livello personale, è un principio che sostengo con convinzione, e lo sostiene il mio partito. Ma sarà il popolo siriano a scegliere cosa scrivere nella Costituzione. Ci batteremo, nell’arena politica, per il principio della laicità dello stato, ma la decisione spetterà al popolo e dovrà essere rispettata.

Quale sarà il ruolo dei cristiani nella nuova Siria?

Il ruolo e la condizione dei cristiani sarà la stessa che hanno vissuto nel passato democratico della Siria: mi riferisco alla metà del secolo scorso, quando abbiamo avuto anche un Primo Ministro cristiano e un cristiano Presidente del Parlamento. La democrazia darà alle minoranze, e dunque alla comunità cristiana, l’opportunità per mostrare la loro capacità, la loro specificità, il loro attaccamento e il loro contributo al paese.

Quali sono le sue speranze per la Siria?

Abbiamo sofferto troppo negli ultimi 40 anni. Per la Siria speriamo ora sia il tempo di essere liberi.
(PA) (Agenzia Fides 18/7/2012)

Il testo completo si trova su:
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39548