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Federico Peirone

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CONCISTORO – ( 11 Febbraio )

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CONCISTORO
 
Canonizzazione degli 800 martiri di Otranto
 
 
 
Secondo la tradizione il suo corpo decapitato rimase in piedi davanti a Gedik Ahamed Pascià. Circa cinquecento anni dopo, si avvia a conclusione, con il concistoro pubblico che il Papa terrà questa mattina, la canonizzazione di Antonio Primaldo, e dei suoi 800 compagni, i martiri di Otranto, uccisi il 14 agosto del 1480 dagli ottomani, per aver rifiutato di rinnegare il proprio Dio. Circa 800 che saranno proclamati santi in una unica, prossima celebrazione, che comunque sarà una delle canonizzazioni più “affollate” della storia. 

Il concistoro di questa mattina, oltre che per i martiri di Otranto, sarà per la canonizzazione di Laura di Santa Caterina da Sierna Montoya Y Upegui, fondatrice della Congregazione delle suore missionarie della Beata Vergine Maria Immacolata, e di Maria Guadalupe Garcia Zavala, confondatrice della Congregazione delle Serve di Santa Margherita Maria e dei Poveri. 

La storia dei martiri di Otranto, oggetto ancora oggi in Puglia di una forte devozione, comincia il 28 luglio 1480, quando la città più orientale d’Italia viene assalita da una flotta turca comandata dal grande ammiraglio dell’impero ottomano Gedik Ahmed Pascià.

La guarnigione aragonese che custodiva la città si ritirò o non potè comunque fronteggiare l’ondata turca; e l’11 agosto le milizie musulmane poterono pertanto accedere liberamente allo spazio intramurario di Otranto, che era stato fin lì praticamente difeso dai soli cittadini. Per tre giorni il massacro indiscriminato infierì: cadde, fra gli altri, anche il vescovo Stefano Pendinelli, ucciso nella sua stessa cattedrale, quella che è celebre per uno dei mosaici pavimentali più belli di tutto il Medioevo italiano. Il 14 agosto Ahmed Pascià ordinò di rastrellare tutti i superstiti di sesso maschile e d’età superiore ai quindici anni. Erano circa ottocento: fu loro proposta la scelta tra l’apostasia e la decapitazione.

Rispose per tutti, secondo la tradizione, il vecchio cimatore di lana Antonio Primaldo: “Fin qui ci siamo battuti per la patria e per salvare i nostri beni e la vita: ora bisogna battersi per Gesù Cristo e per salvare i nostri beni e le nostre anime”. Allora, a gruppi di cinquanta, i prigionieri furono portati sulla collina detta “di Minerva”, presso la città – quella che oggi è detta “collina dei Martiri”- e vennero decapitati.

I loro corpi furono lasciati insepolti per un anno fino al 15 agosto del 1481, allorchè, riconquistata la città dai cristiani, si potè degnamente onorare i loro resti.