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Federico Peirone

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EGITTO – ( 22 Giugno )

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Egitto. Ancora attesa per i risultati delle presidenziali. Pesa l’incognita dei militari



Ancora attesa carica di tensione per i risultati delle elezioni presidenziali egiziane, che potrebbero arrivare sabato o domenica. I sostenitori di Mohammed Morsi, che i Fratelli Musulmani ritengono essere il vincitore delle presidenziali, presidiano le piazze della capitale e si moltiplicano le voci di una prova di forza con la giunta militare. Ci aggiorna Giuseppe Acconcia: RealAudioMP3


Intanto, anche Ahmad Shafiq, ultimo premier sotto Mubarak, si è detto ”sicuro” della vittoria alle elezioni presidenziali ed ha criticato Morsi per aver fatto pressione sulla commissione elettorale. Ma qual è a questo punto il ruolo della giunta militare? Massimiliano Menichetti lo ha chiesto a Claudio Lo Jacono, presidente dell’Istituto per l’Oriente:RealAudioMP3

R. – La situazione è completamente in mano ai militari, com’è sempre stato dalla cosiddetta “primavera araba”. L’Egitto, come già tanti anni fa un grande studioso, Abd al-Malik sottolineava, è una società militare, militarizzata fino in fondo, anche nei suoi aspetti apparentemente civili. Per cui il potere che ora doveva essere consegnato dal Consiglio militare egiziano agli organi eletti è entrato in uno stato di sospensione.

D. – Però è stato di fatto prima istaurato e poi convocato il Consiglio nazionale di difesa e mezzi blindati presidiano tuttora il centro del Cairo…

R. – Il Consiglio nazionale di difesa vuole dare dimostrazione di avere il controllo del Paese: quello che vuole evitare – a tutti i costi – è il precipitare dell’Egitto in una situazione di caos generalizzato. Gli stessi Fratelli Musulmani hanno fatto delle dichiarazioni non esplosive da questo punto di vista: hanno parlato di eventuale imbroglio, ma non di chiamata all’insurrezione. Ora si guarderà ai circa 400 ricorsi per brogli avvenuti in questa tornata decisiva. Si è in una situazione nella quale il tempo gioca contro il Consiglio nazionale di difesa che avrebbe voluto, forse, una vittoria di Shafiq. Di fronte ad una possibile – probabile dicono molti osservatori – vittoria dei Fratelli Musulmani il quadro è dunque abbastanza pesante.

D. – Come si profilano i due candidati in politica estera?

R. – Il Consiglio nazionale di difesa è sicuramente filooccidentale. Shafiq, il vecchio presidente del Consiglio all’epoca di Mubarak, che passa ora per essere un liberista, tutto sommato è stato il braccio esecutivo di un dittatore che ha governato l’Egitto per 29 anni; al contrario di Mursi dei Fratelli Musulmani, perché i Fratelli Musulmani, sia pure non terroristi, costituiscono una componente importante della popolazione egiziana non certo filooccidentale.

D. – I militari hanno garantito che restituiranno il potere entro il 30 giugno, appena si saprà con certezza chi sarà eletto presidente…

R. – Avverrà senz’altro se decideranno di far vincere Shafiq. Ho delle forti perplessità se dovranno accondiscendere all’elezione di Mursi. In questo caso c’è il tempo sufficiente per un accordo – diciamo – extra-parlamentare tra i vertici militari e lo stesso Mursi: va bene diventi presidente, però attenzione perché la sua politica non potrà andare a cozzare contro quella che è stata la politica degli ultimi decenni dell’Egitto, che è poi il polo di tutto il mondo arabo e assolutamente non evitabile in qualsiasi consultazione o riassetto territoriale dell’area.

D. – In questo scenario c’è anche il mistero dello stato di salute dell’ex presidente Mubarak. Ha a che fare con l’incertezza nel Paese?

R. – Si fa un grande discutere in Egitto se nel caso di morte effettiva dell’ex presidente, gli si debbano rendere gli onori con un funerale militare: questo mi sembra del tutto da escludere, perché sarebbe considerata una provocazione da parte di tutti coloro che non solo sono scesi in piazza, ma che si aspettano di girare pagina. Infondo, la sua morte è relativa dal punto di vista politico, poiché politicamente era già scomparso da un anno e mezzo. Per cui dal punto di vista concreto non credo ci sia relazione tra l’incertezza della morte e la situazione nel Paese. E’ senza dubbio un elemento in più di emotività, ma tutto sommato i seguaci di Mubarak, credo, facciano affidamento sul Consiglio nazionale di difesa e non tanto su altri personaggi.

 
Il testo completo si trova su:
 
http://www.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=598598