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Federico Peirone

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EGITTO – ( 24 Luglio )

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Ancora violenze di piazza in Egitto



L’Egitto sempre più nel caos. Proseguono gli scontri di piazza tra sostenitori e oppositori del deposto presidente Morsi. Ormai sono circa 20 i morti. Altre due persone hanno perso la vita stamani in un attacco avvenuto al Cairo contro un gruppo di manifestanti pro Morsi. L’azione, secondo fonti dei Fratelli musulmani, sarebbe stato condotta da poliziotti in borghese che hanno aperto il fuoco contro i dimostranti. Sui motivi della grave situazione egiziana, Giancarlo La Vella ha intervistato l’esperto di Paesi arabi, Paolo Branca, docente all’Università Cattolica di Milano:RealAudioMP3

R. – Purtroppo, la situazione che sta vivendo il Paese è il risultato di molte scelte sbagliate che sono state fatte in modo un po’ sorprendente, fin dalla caduta del regime di Mubarak, in quanto i Fratelli musulmani, che rappresentano soltanto una parte del Paese, hanno preteso di presentare un loro candidato alla presidenza, causando sia la spaccatura del Paese che del loro stesso movimento, che per metà non era favorevole a questa scelta.

D. – La situazione di caos perdurante è anche il frutto di un certo disimpegno dell’Occidente in queste crisi?

R. – Sì. A livello globale, possiamo registrare una crisi della politica delle istituzioni su scala planetaria nel gestire non soltanto le emergenze, ma anche la vita quotidiana. I Paesi come l’Egitto dimostrano questa debolezza nella politica in modo clamoroso: c’è stata una rivoluzione cominciata spontaneamente e poi c’è stato qualcuno che si è impossessato della rivolta, per godere esclusivamente i vantaggi che ne derivano. Questo ricorda un po’ anche quello che succede in altri Paesi. Più che forze politiche, sembrano bande che si scontrano per il potere.

D. – E’ anche vero che, quando si dice “mediazione internazionale”, automaticamente si pensa a un gruppo di Paesi guidati quasi sempre dagli Stati Uniti. Ma Washington non può farsi carico di tutte le crisi mondiali, soprattutto in questo momento…

R. – Sicuramente, la crisi economica mondiale non favorisce una presenza che dovrebbe essere portata avanti anche da altri: per esempio l’Europa, “dirimpettaia” del Nord Africa del Medio Oriente nel Mediterraneo, dovrebbe avere una funzione molto più incisiva ed attiva. Gli Stati Uniti hanno un’agenda già abbastanza ampia e dimostrano spesso di non conoscere abbastanza a fondo le complicazioni di antiche culture come quelle del Mediterraneo, dove le lezioni della storia dovrebbero essere tenute debitamente in conto.

D. – C’è comunque la possibilità di intravedere una linea di dialogo in questo momento in Egitto tra il fronte laico ed il fronte dei Fratelli musulmani?

R. – Direi che è l’unica soluzione, proprio perché il Paese è spaccato e bisognerebbe premettere a tutto gli interessi del Paese, cercare di dare a ciascuno la possibilità di offrire il proprio contributo. Il “muro contro muro” che si sta delineando è sicuramente un danno immediato, tanto più che la situazione economica non è certamente rosea.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2013/07/24/ancora_violenze_di_piazza_in_egitto/it1-713258

del sito Radio Vaticana