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Federico Peirone

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FRANCIA – ( 24 Gennaio )

Francia: il negazionismo può essere sancito per legge?
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GENOCIDIO ARMENO
La pazienza della storia
Francia: il negazionismo può essere sancito per legge?

Domani, 25 gennaio, uscirà la sua nuova opera intitolata, “Il Libro di Mush” (ed. Skira), dal nome di una valle armena, teatro di violenze nel corso del genocidio armeno del 1915-1917. È la storia di due donne coraggiose che portano in salvo un manoscritto miniato del 1200, dividendolo in due perché troppo pesante, attraverso il Caucaso. Antonia Arslan, scrittrice e saggista di origine armena, è l’autrice di best seller come “La masseria delle allodole” e “La strada di Smirne” nei quali si tratta del genocidio armeno, argomento controverso intorno al quale, proprio in questi giorni, è nata una crisi diplomatica tra Turchia e Francia. È di ieri la notizia che, in Francia, dopo l’ok dell’assemblea nazionale, lo scorso 22 dicembre, anche il Senato ha adottato – con 127 voti a favore e 86 contrari – la legge che punisce (un anno di reclusione e 45 mila euro di multa) chi nega tutti i genocidi compreso quello armeno. La decisione ha scatenato le ire della Turchia che rifiuta il termine di genocidio ma riconosce il massacro di 500.000 armeni tra il 1915 e 1917. A riguardo abbiamo chiesto un parere alla scrittrice.

Cosa pensa della decisione francese?
“Una legge che censura la libertà di opinione è sempre un poco pericolosa, può essere facilmente stravolta e usata male, e per questo mi lascia in qualche modo perplessa. D’altro lato, però, i francesi hanno fatto in modo che si parli di genocidio armeno e che questo non sia considerato un tabù”.

Crede che anche altri Paesi possano seguire la Francia in questo campo che dovrebbe essere competenza più degli storici che non dei politici?
“La decisione francese potrebbe indurre anche altri Paesi a fare lo stesso. All’approvazione di una legge che considera la negazione pubblica del genocidio armeno un atto illegale e da perseguire preferirei, tuttavia, un percorso certamente più lungo ma che va in profondità come quello storico e culturale che stimoli un dibattito interno, anche in Turchia, per giungere a una condivisione di vedute legate ai fatti del 1915”.

A che punto è la storiografia che si occupa del genocidio armeno?
“In questi ultimi anni gli studi sul genocidio armeno si sono moltiplicati e specialmente nell’ambito anglosassone sono usciti testi fondamentali, come quello dell’ecclesiastico Grigoris Balakian, unico sopravvissuto alla strage del 24 aprile 1915, con cui ebbe inizio il genocidio. Quella notte furono arrestati, secondo modalità riprese poi da Hitler per gli ebrei, e deportati i leader e gli intellettuali della comunità armena di Costantinopoli. Balakian per la sua straordinaria conoscenza del tedesco venne salvato da un ufficiale tedesco che lo prese come interprete. Balakian divenne così un testimone del genocidio che racconterà nel suo libro del 1920, ‘Il Golgotha armeno’, pubblicato a Mosca e che nessuno conosceva. Ora il testo è stato scoperto da un suo pronipote che lo ha portato all’attenzione del pubblico. Sono uscite anche molte testimonianze, sono stati aperti gli archivi tedeschi e austriaci che hanno fatto emergere lettere e racconti angosciati di quegli anni, come anche le petizioni che i tedeschi sparsi per l’impero Ottomano mandavano al loro governo perché intervenisse. Lo scorso anno in Germania è uscito un documentario dal titolo ‘La catastrofe’. La questione del genocidio sta tornando prepotentemente alla luce e la legge francese lo pone all’attenzione di un pubblico ancora più vasto”.

La Turchia ha sempre negato il genocidio, tuttavia, qualcosa sembra muoversi…
“Studiosi e giornalisti, soprattutto dopo l’assassinio del giornalista turco-armeno, Hrant Dink, il 19 gennaio del 2007 a Sisli, hanno cominciato a studiare e ad approfondire la questione del genocidio. È una cosa un po’ sotterranea poiché il governo è attestato fermamente su posizioni di totale negazionismo. La stessa opinione pubblica comincia a celebrare l’anniversario della morte di Dink, che era stato condannato per aver scritto del genocidio armeno, scendendo in piazza come accaduto nei giorni scorsi in diverse città. Nel dicembre 2008, poi, un nutrito gruppo di intellettuali turchi ha lanciato una petizione on line per chiedere scusa agli armeni per ciò che era accaduto nel 1915, silenziata poi dal governo che si proponeva di denunciare i firmatari. La questione del genocidio viene studiata e affrontata sempre di più anche in Turchia”.

Secondo gli analisti la legge francese sarà approvata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Questo potrebbe avere conseguenze negative sul processo di adesione della Turchia all’Ue?
“Il Parlamento europeo ha posto come clausola alla Turchia per l’ingresso in Europa il riconoscimento del genocidio armeno o almeno di grandi massacri. Se l’Ue fosse più risoluta forse la Turchia potrebbe riconoscere qualche cosa. La Commissione europea non l’ha posto subito come clausola e, quindi, la cosa è ora più difficile. Tuttavia, potrebbe rappresentare un blocco all’ingresso. Nel 2015 si celebrerà il centenario del genocidio armeno, voglio sperare che per questa ricorrenza si possano registrare positivi passi in avanti non solo sotto il profilo storico ma anche politico evitando di far cadere nell’oblio qualcosa che invece deve essere ricordato”.

a cura di Daniele Rocchi


Il testo completo si trova su:

 
http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_a.a_autentication?tema=Bisettimanale&oggetto=232879&rifi=guest&rifp=guest