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Federico Peirone

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GAZA – ( 18 Dicembre )

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Gaza nella morsa dell’isolamento e del freddo. Il vice parroco: mancano anche acqua e cibo


Almeno 5.000 sfollati e diverse persone morte. E’ il bilancio provocato dal maltempo nella Striscia di Gaza. Nella regione palestinese la situazione si è ulteriormente aggravata da quando negli ultimi mesi sono stati distrutti, dalle forze egiziane, i tunnel attraverso cui passavano clandestinamente cibo e merci. Su questa emergenza, legata al maltempo, Antonella Palermo ha raccolto la testimonianza di padre Mario Da Silva, dell’Istituto del Verbo incarnato, vice parroco nell’unica parrocchia di Gaza:RealAudioMP3

R. – Abbiamo avuto veramente grandi disagi: una parte della città è stata totalmente inondata e abbiamo saputo di persone che hanno perso la vita per le piogge. La città è stata ‘ferma’ per cinque giorni. Faccio solo un esempio: qui la parrocchia cattolica ha due scuole e in questi cinque giorni era impossibile accedere, non abbiamo avuto lezioni perché la gente non poteva uscire di casa.

D. – A fronte di questa emergenza, ci sono stati episodi di solidarietà…

R. – Sì, anche perché il popolo palestinese è molto gentile in queste cose. Abbiamo visto, per esempio, le scuole – specialmente quelle dell’Onu – che hanno aperto le porte per accogliere 500 persone evacuate dalle loro case.

D. – Ci può raccontare la situazione che si vive nella Striscia di Gaza da sei mesi a questa parte?

R. – Questi problemi degli ultimi giorni vanno a peggiorare, ancor di più, la situazione in cui viviamo da quando sono stati chiusi i tunnel, attraverso cui passava la merce anche clandestinamente. Passava la maggioranza della merce e del cibo tramite i tunnel nella frontiera tra Gaza e l’Egitto. Quei tunnel sono stati distrutti; penso che ne rimangono pochissimi. Noi stiamo veramente vivendo una situazione molto difficile. Anche i prezzi ora sono altissimi: la spesa che facevamo sette mesi fa con 200/300 shekel, ora la paghiamo 600/700 addirittura. La cosa principale è che manca la benzina sia per le macchine, sia per l’elettricità: prima avevamo, più o meno, 10 ore di elettricità al giorno. In questi sei mesi si sono ridotte a sei ore ed alcuni giorni addirittura a tre ore al giorno. La gente che vendeva carne o prodotti surgelati ha perso tutto. Poi manca anche l’acqua. È veramente una situazione molto difficile in questi ultimi sei mesi per la chiusura del passo di Rafah, la frontiera tra l’Egitto e Gaza.

D. – Papa Francesco ha espresso il desiderio di visitare la Terra Santa l’anno prossimo. Da voi quali reazioni?

R. – Anche noi preghiamo tanto perché il Papa possa venire veramente. Per noi sarebbe una speranza molto grande: in primo luogo, perché lui insiste molto sul messaggio della pace; per noi sarebbe un beneficio molto grande; inoltre, dato che Papa Francesco sta guadagnando sempre più l’amore e l’affetto di tutte le persone – non solo dei cristiani ma di tutte le religioni, per esempio, qui a Gaza tanti musulmani parlano con affetto di Papa Francesco – la sua visita qui in Terra Santa sarebbe un grande aiuto per i cristiani e per noi cattolici che qui siamo in minoranza.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2013/12/18/gaza_nella_morsa_dellisolamento_e_del_freddo._il_vice_parroco:/it1-756694

del sito Radio Vaticana