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Federico Peirone

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7 Luglio 2016

GRAN BRETAGNA – ( 7 Luglio 2016 )

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Rapporto GB contro Blair: guerra in Iraq non era giustificata

Tony Blair e George Bush jr - AFP

Tony Blair e George Bush jr – AFP

Saddam Hussein non rappresentava “un pericolo imminente” per il mondo, la convinzione che avesse armi di distruzione di massa “non era giustificata” e la guerra voluta nel 2003 dal presidente statunitense George Bush jr, affiancato dall’ex premier britannico Tony Blair, fu “pianificata male” e non fu affatto decisa come “ultima risorsa” disponibile. È il rapporto della commissione presieduta a Londra da John Chilcot sulla partecipazione del Regno Unito alla guerra di tredici anni fa e sul ruolo di Blair, uno studio che ha richiesto sette anni di lavoro, per esaminare centocinquantamila documenti ed ascoltare centinaia di testimoni. Ne è emerso un quadro che, secondo molti analisti, era delineabile già nel 2003. Giada Aquilino ne ha parlato con Fulvio Scaglione, vicedirettore di Famiglia Cristiana:

R. – Sostanzialmente sì. E dice tra l’altro quello che, se ricordiamo l’atmosfera del 2003, Papa Giovanni Paolo II e migliaia di persone che sfilavano nelle città di tutto il mondo sostenevano: ossia che la guerra in Iraq sarebbe stata un disastro molto più grande rispetto a quelli a cui voleva porre rimedio. Bush jr e Blair volevano fare quella guerra e l’hanno fatta a qualunque costo, purché questo fosse pagato dagli altri.

D. – Il rapporto dice appunto che l’intervento non fu deciso come ultima risorsa disponibile: lei ha citato San Giovanni Paolo II, che parlò proprio di questo concetto, osservando che in fondo c’era ancora spazio per la pace…

R. – Sì, in effetti tutti avevano la sensazione che ci fosse spazio per – diciamo così – costringere Saddam Hussein in un angolo, senza però massacrare anche il suo popolo, che poi è quello che è successo. E la responsabilità di Bush e Blair si estende non solo agli eventi del 2003 – cioè alla guerra in sé – ma anche a quello che poi ne è derivato. A parte gli attentati degli ultimi tempi e dell’ultimo decennio, vorrei ricordare che, solo come vittime dirette di quella guerra, secondo alcune stime – ad esempio quella della rivista inglese “The Lancet” – ci sono state 600 mila persone.

D. – Papa Wojtyła non a caso avvertì delle tremende conseguenze che un’operazione militare internazionale avrebbe potuto portare alle popolazioni dell’Iraq, ma anche agli equilibri mediorientali, per non parlare degli “estremismi” – disse – che ne sarebbero potuti derivare: un avvertimento molto attuale?

R. – Molto attuale. E soprattutto un avvertimento che viene ripreso in pieno dal rapporto Chilcot. Infatti, una delle cose che il rapporto dice è che le conseguenze devastanti di quell’intervento militare potevano già allora essere previste o comunque temute. C’erano tutti gli elementi per mettere sul piatto della bilancia delle decisioni anche l’idea che poi si sarebbe aperto uno spazio enorme per le scorrerie dei terroristi; lo scioglimento del regime avrebbe, per esempio, riversato in Iraq una grande quantità di armi e uomini – gli ex del partito Baath e dell’esercito – capaci e disponibili ad usarle. Insomma, gli elementi per una decisione più ponderata c’erano.

D. – Ci può essere una lettura quindi di continuità tra la guerra del 2003 e poi Al-Qaeda e il sedicente Stato islamico?

R. – Assolutamente sì. Perché se noi guardiamo il modus operandi del terrorismo islamico in tutto il mondo, notiamo che cerca sempre una crisi in cui annidarsi e in cui fare il suo ‘sporco’ lavoro, che è poi quello di lacerare il tessuto sociale, rendere ingovernabili gli Stati. Questo è già successo in Afghanistan e già all’epoca dell’invasione sovietica; in Somalia; nel Mali; in Nigeria; in Libia; in Iraq e in Siria.

D. – Il risultato della commissione Chilcot non prevede alcun processo per crimini di guerra a carico di Blair, come hanno chiesto invece centinaia di manifestanti londinesi: che peso ha, di fatto, per l’ex premier britannico, che ha comunque detto di aver agito in ‘buona fede’?

R. – Arriva sicuramente tardi. Non dimentichiamo quello che è successo anche dopo: quest’uomo, nel 2007, è stato incaricato di fare da mediatore nelle trattative di pace tra israeliani e palestinesi!

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/07/rapporto_gb_contro_blair_guerra_in_iraq_si_poteva_evitare/1242627