Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram

ISLAM/CRISTIANESIMO – ( 23 Settembre )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail
E’ morto padre Bossi, il missionario del Pime ponte tra cristiani e musulmani nelle Filippine


Padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pime che nel 2007 era stato rapito a Mindanao, nelle Filippine, è morto ieri notte all’età di 62 anni in una clinica di Rozzano sul Naviglio nel milanese. Da oltre un anno, informa l’agenzia AsiaNews, padre Bossi era malato di tumore ai polmoni. Dopo la liberazione, il missionario aveva incontrato il Papa in occasione del raduno con i giovani a Loreto, nel 2007. Il servizio di Alessandro Gisotti:RealAudioMP3

Per tutti, cristiani e musulmani, padre Bossi era il “gigante buono”. La sua imponente statura, infatti, era direttamente proporzionale all’amore per il prossimo, senza distinzione di credo. In Italia e nel mondo, padre Bossi era divenuto noto quando – nel giugno del 2007 – era stato rapito, per 40 giorni, da un gruppo di miliziani musulmani a Mindanao nelle Filippine, la sua terra d’adozione dove ha prestato servizio missionario per 32 anni. Ecco la sua toccante testimonianza al microfono di Fabio Colagrande, poco dopo la liberazione:

R. – La gioia più grande della liberazione è essere tornato alla mia parrocchia a salutare i miei parrocchiani. Dovevo ritornare – perché a Payao di per sé nella grande maggioranza sono cristiani, però il centro di Payao è al 50 per cento musulmano e al 50 per cento cristiano – proprio per evitare, chiamiamolo così, uno scontro di civiltà o una guerra di religione. E ho detto loro che quelli che hanno rapito me in fondo erano solo grandi criminali e quindi sono criminali solo quei pochi che mi hanno rapito – non è che i musulmani sono tutti criminali! Come quando un cristiano ruba: non è che tutti i cristiani siano ladri! – credo che la gente di Payao abbia capito …

D. – Lei ha detto che ha pregato con i suoi rapitori: come è successo?

R. – Perché loro pregavano tre volte al giorno, e quando pregavano loro pregavo anch’io, e dentro di me, l’idea che mi facevo, le prime volte, sai, vedere loro pregare e pregare io … la mia idea, la mia domanda era: ma stiamo pregando lo stesso Dio? Perché se è un Dio della pace e della misericordia, vuol dire: come mai loro pregano, che hanno un fucile alla destra e me prigioniero alla sinistra? Mi sembrava una grande contraddizione, no? Per cui, io chiedevo loro informazioni e la loro risposta è stata molto semplice: loro mi hanno detto che Allah è nel loro cuore ma non nel loro lavoro. E questo anche per molti cristiani è uguale: cioè, Dio esiste, però nelle nostre scelte quotidiane siamo noi che prendiamo le decisioni: Dio non c’entra niente! E questa è una cosa sulla quale dobbiamo riflettere …

Tornato in Italia dopo il suo sequestro, padre Bossi ha avuto la possibilità di incontrare Benedetto XVI durante un raduno del Pontefice con i giovani italiani a Loreto. Qui il missionario del Pime ha dato la sua testimonianza sul modo in cui ha vissuto il sequestro insieme ai suoi rapitori. “Durante i 40 giorni del mio deserto nella foresta – ha affermato davanti a 300mila regazzi – mi sono sentito rinnovare. La mia preghiera è diventata più essenziale e forte. La mia disponibilità a Dio più incisiva. Nelle difficoltà con forza si sperimenta la tenerezza di Dio”.


Ultimo aggiornamento: 24 settembre

 
Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2012/09/23/e%27_morto_padre_bossi,_il_missionario_del_pime_ponte_tra_cristiani_e_mu/it1-623906