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Federico Peirone

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ISLAM/OCCIDENTE – ( 21 Settembre 2012 )

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ISLAM E OCCIDENTE
Un rancore pilotato
Vignette, film blasfemi: l’ombra di una regìa che spinge allo scontro violento

Proseguono le proteste violente nel mondo islamico dopo il film Usa “The innocence of muslims” diffuso su Youtube e le vignette blasfeme pubblicate su un giornale satirico francese. In Pakistan ieri sono rimaste ferite una quarantina di persone durante una manifestazione studentesca nella zona delle ambasciate. Il governo pakistano ha proclamato per oggi “una giornata speciale d’amore per il profeta Maometto” e ha sospeso i servizi di telefonia mobile in 15 città per paura di incidenti. Si prevede che milioni di fedeli partecipino a manifestazioni e preghiere. Per rasserenare gli animi gli Stati Uniti hanno comprato spazi pubblicitari su tv pakistane per diffondere spot che mostrano il presidente Barack Obama che condanna il film anti-islamico. Intanto, però, molte sedi diplomatiche americane e francesi sono state chiuse. Patrizia Caiffa, per il Sir, ne ha parlato con Ejaz Ahmad, da 20 anni in Italia, direttore della rivista dei pakistani in Italia “Azad” (www.azad.it) e mediatore culturale con il Forum intercultura Caritas.

Cosa ha ferito maggiormente i musulmani?
“Ricordiamo che nell’Islam è proibita qualsiasi immagine di Maometto, perfino nelle moschee. Poi c’è un culto della persona di Maometto molto forte, soprattutto tra i sunniti, che nei loro canti lodano in continuazione Maometto. Per cui i musulmani soffrono due volte: per la profanazione dell’immagine e per la presa in giro. Anche molti musulmani moderati si sono irritati per le vignette. A volte non conta nemmeno la cultura. A Islamabad giorni fa cinquemila avvocati sono andati a rompere i cancelli dell’ambasciata Usa. Il problema è che il mondo islamico considera l’Occidente come un nemico. Si può criticare l’Islam, ma con i modi giusti, senza offendere”.

È giusto protestare contro l’offesa e la provocazione. Ma perché tanta violenza?
“Il problema tra il mondo occidentale e orientale è che in Occidente si è molto sviluppato il concetto di laicismo, grazie a un processo che ha portato democrazia, diritti e una maggiore libertà di stampa. Nella storia ci sono state le crociate, poi il colonialismo. Oggi molto rancore è dovuto alle guerre degli Usa in Iraq e in Afghanistan, alla questione palestinese. Quando vent’anni fa ho lasciato il Pakistan non c’era un’identità religiosa molto forte. Poi, con il fallimento delle dittature e del colonialismo l’identità religiosa islamica si è rafforzata. È stata una risposta al passato, identificando tutto ciò che viene dall’Occidente come un male. Poi c’è tanta ignoranza e disoccupazione (il 90%), che favoriscono la diffusione dell’estremismo. Se dico a un giovane pakistano disoccupato di non frequentare i luoghi dove si insegna il fondamentalismo, mi risponde: ‘Almeno nelle madrasse posso studiare e ho da mangiare’. I poteri forti, le grandi potenze, usano i fondamentalisti per raggiungere i loro obiettivi”.

Quindi lo scenario è preoccupante?
“Sì, io sono molto preoccupato. Se qualche fondamentalista fa un’azione e le ambasciate chiudono vuol dire che c’è una guerra in atto. È una faccenda molto più seria delle vignette danesi o dei versetti sanatici di Rushdie. Lo scenario attuale mi dice che le distanze stanno aumentando, distruggendo anni di fatica nel dialogo e nell’intercultura. C’è troppa poca conoscenza del mondo orientale da parte dell’Occidente e viceversa. E in queste situazioni a pagare sono sempre le minoranze, gli innocenti: i 3 milioni di cristiani in Pakistan, il personale delle ambasciate, gli uomini di affari”.

Potrebbe esserci una strategia dietro la diffusione del video?
“Anche a me è venuto il dubbio, perché questo video è stato fatto in maniera estremamente semplice, è corto, quindi facile da capire e da diffondere su Youtube. Ho la sensazione che qualcuno, sapendo che i musulmani hanno una reazione molto forte su questi temi, stia cercando di creare una spaccatura profonda tra mondo occidentale e orientale. Forse ci sono poteri forti, multinazionali o governi, che pensano sia arrivato il momento giusto per creare un nuovo scontro di civiltà tra due mondi lontani. E forse ci sono anche interessi economici”.

Quindi ci sono poche speranze anche per le “primavere arabe”?
“Nelle primavere arabe stanno vincendo ovunque i partiti islamici, questo mi preoccupa. I politici e gli esperti occidentali li hanno accettati con molto favore. Ma loro sono molto preparati e molto furbi. In Tunisia, ad esempio, hanno già cominciato a togliere i diritti alle donne e a istituire una sorta di legge contro la blasfemia. E arrivano tanti soldi per la costruzione delle moschee”.

Cosa accade in Pakistan? I 3 milioni di cristiani temono ritorsioni…
“In Pakistan anche le forze moderate hanno paura, perché l’onda fondamentalista è grande. Però c’è un cambiamento in atto: si sta cercando di aumentare i seggi delle donne e delle minoranze in Parlamento. È la prima volta nella storia della legge sulla blasfemia, che vengono arrestati i veri responsabili, ossia l’imam che ha accusato ingiustamente Rimsha di aver bruciato le pagine del Corano. Dietro questa storia, come spesso accade, c’erano degli interessi. Hanno usato Rimsha per cacciare i cristiani da quelle terre, perché volevano fare un progetto per costruire delle ville per ricchi”.

E i pakistani in Italia come reagiscono?
“Anche i pakistani in Italia vorrebbero organizzare qualche manifestazione, però non si muovono perché hanno paura di essere accusati di fondamentalismo. Anche noi siamo una minoranza, per cui si ha sempre più timore di vivere in un mondo in cui la convivenza è in pericolo e rischiano di aumentare i pregiudizi”.

 
Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_a.a_autentication?target=3&tema=Anticipazioni&oggetto=246664&rifi=guest&rifp=guest