Redazione Internet lunedì 25 giugno 2018
La conferenza al Viminale, dopo il ritorno da Tripoli. Il ministro dell’Interno: i centri in Niger, Mali, Chad e Sudan. Lifeline? In Italia non approda. «Le Ong complici» dei trafficanti
Salvini e il vice primo ministro libico Ahmed Maiteeq in conferenza stampa (Lapresse)

Salvini e il vice primo ministro libico Ahmed Maiteeq in conferenza stampa (Lapresse)

L’Italia si presenterà al Consiglio europeo di giovedì Bruxelles con la proposta di creare hotspot, centri di accoglienza e identificazione migranti, “allestiti ai confini a sud della Libia, alle frontiere esterne della Libia per aiutare sia Libia che l’Italia a bloccare l’immigrazione che stiamo subendo entrambi”. Lo ha confermato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, volato a Tripoli per incontrare le autorità libiche e affrontare con loro il problema dei flussi migratori.

>>> LE PROPOSTE DELL’ITALIA IN 10 PUNTI di Daniela Fassini

Il ministro ha incontrato il presidente del Governo di accordo nazionale libico, Fayez Serraj, il suo omologo Abdulsalam Ashour e il vicepremier Ahmed Maitig. “Hotspot dell’accoglienza in Italia? Sarebbe un problema per noi e per la Libia stessa perché i flussi della morte non verrebbero interrotti”, ha chiarito il ministro italiano, il primo esponente del governo Conte a visitare il paese
nordafricano. Erano stati Spagna e Francia a ipotizzare che i centri fossero collocati nei Paesi di primo approdo, Italia, Spagna e Grecia. “Noi abbiamo proposto centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come Italia”.

Nel video la conferenza stampa congiunta a Tripoli con il vicepremier libico

In diretta da Tripoli conferenza stampa con il vicepremier libico Ahmed Maitig.

Pubblicato da Matteo Salvini su Lunedì 25 giugno 2018

Maitig del resto ha chiarito che la Libia non ne vuole sapere di averli sul proprio territorio: “Abbiamo diversi punti in comune con la strategia europea per la gestione dell’immigrazione illegale ma respingiamo categoricamente la presenza di ogni campo per migranti in Libia, va contro la legge libica e contro il volere dei libici”. Il vice premier libico ha chiesto invece che l’immigrazione sia gestita dall’Ue “nell’ambito di un programma libico”.

Maitig ha comunque sottolineato che quella del vice premier italiano in Libia è stata una visita “eccezionale” e su cui verrà costruito tanto lavoro; ha anche invitato i Paesi europei del Mediterraneo, attraverso l’Italia, a partecipare a un vertice sull’immigrazione nel mese di settembre a Tripoli.

Cosa ha detto Salvini nella conferenza stampa a Roma, dopo esser stato in Libia

Una volta rientrato a Roma il ministro dell’Interno ha fornito alcuni chiarimenti in una seconda conferenza stampa davanti ai giornalisti italiani.

Vediamo alcuni dei tanti temi che ha toccato, soprattutto relativamente ai temi dell’incontro a Tripoli e sul fronte migratorio: in primis Salvini ha precisato che i centri di “protezione e identificazione” che dovrebbero sorgere in nord Africa, dovranno essere “ai confini esterni della Libia“. Lo ha precisato il ministro dell’Interno Matteo Salvini al Viminale sottolineando che “l’Italia chiede la protezione delle frontiere esterne dell’Ue” e, “giustamente, loro chiedono la protezione delle frontiere esterne” libiche. “Presto ci sarà una missione a partecipazione italiana con i Paesi coinvolti: Niger, Mali, Ciad e Sudan”

«I centri di identificazione alle frontiere a Sud della Libia»

“Ho chiesto di visitare un centro di accoglienza e protezione che entro un mese sarà pronto per 1000 persone con l’Unhcr per smontare tutta la retorica nella quale in Libia si tortura e si ledono i diritti civili, un centro all’avanguardia a Tripoli. Siamo disponibili ad aumentare quote di ingressi regolari di persone in fuga dalla guerra, limitando gli arrivi di chi non fugge da guerra” ha spiegato ancora il ministro dell’Interno Matteo Salvini parlando dei Centri di riammissione protezione e identificazione “da cui far partire coloro che ne hanno diritto, le percentuali sono irrisorie, e andare avanti con rimpatri volontari assistiti che in Libia funzionano”.

“Il governo ha dato indicazioni alla Marina italiana di non rispondere agli Sos in mare provenienti dai barconi carichi di migranti? “Questo dovete chiederlo al mio collega Toninelli, con cui sto lavorando d’amore e d’accordo. Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno”, ha aggiunto ministro dell’Interno Matteo Salvini, in conferenza stampa al Viminale.

«Le Ong sono complici dei trafficanti»

La Libia “ci ha chiesto di proseguire nel blocco del traffico di esseri umani che vede nelle Ong soggetti, non so se consapevolmente o inconsapevolmente, complici” dei trafficanti, ha proseguito Salvini, ringraziando la Guardia Costiera libica “per aver salvato nell’ultima settimana 2.500 persone”. “Bloccare il business dell’immigrazione clandestina significa bloccare un intervento dannoso e pericoloso di stranieri che procedono senza rispettare qualsivoglia regola”.

Il caso Lifeline: chiusi i porti italiani

“C’è una nave carica di migranti ancora in acque maltesi, ma che non sarà accolta da porti italiani“. È quanto assicura il ministro dell’Interno Matteo Salvini durante la conferenza al Viminale. Quanto alla imbarcazione della Ong Lifeline, Salvini afferma che “questa nave, che batte bandiera dubbia, è una imbarcazione fuorilegge e ovunque dovesse attraccare andrebbe sequestrata e il suo equipaggio posto in stato di fermo”.

I ricollocamenti? La Francia di Macron è inadempiente

E un altro tema affrontato è stato quello dei ricollocamenti in Europa: “Sui ricollocamenti l’Ungheria di Orban è inadempiente per 300 unità, la Francia del buon Macron per 9000 unità. Quindi se Orban è cattivo, Macron è 15 volte più cattivo”.

© Riproduzione riservata

Il testo originale e completo si trova su:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/salvini-in-libia-hotspot