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Federico Peirone

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2 Febbraio 2017

ITALIA/LIBIA – (2 Gennaio 2017)

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La firma. Accordo tra Italia e Libia per fermare il traffico dei migranti


Redazione Internet giovedì 2 febbraio 2017
 
La firma dell'accordo Italia-Libia (Ansa)

La firma dell’accordo Italia-Libia (Ansa)

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha firmato in serata a Palazzo Chigi un memorandum con il primo ministro libico Fayez Al-Serraj per il contrasto ai flussi migratori clandestini. “Dev’essere molto chiaro che il memorandum riguarda il nostro impegno per rafforzare le istituzioni libiche nel contrasto all’immigrazione clandestina”, ha detto Gentiloni in conferenza stampa, precisando che l’intesa riguarda il rafforzamento di polizia di frontiera e guardia costiera per accrescere la capacità di intervento contro i trafficanti.

L’immigrazione clandestina, ha detto Serraj, “è un crimine contro l’umanità e il memorandum mira a proteggere la vita degli immigrati e a rimpatriarli secondo le regole internazionali”.

Ieri il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha annunciato la creazione di un fondo italiano da 200 milioni di euro per fermare i flussi migratori nel Mediterraneo, aiutando i Paesi di partenza – in primis, oltre alla Libia, Tunisia e Niger – ad aumentare i controlli alle frontiere.

La Libia è il punto di partenza della maggior parte delle traversate sui barconi, e per contenere i flussi migratori è necessaria una sua stabilizzazione politica: è infatti divisa tra il governo Serraj, riconosciuto dall’Onu, e il generale Khalifa Haftar, alla guida dell’Esercito nazionale libico (Lna) che ha la sua roccaforte nella parte orientale del Paese. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha recentemente sottolineato che l’Italia dialoga con tutte le parti libiche per evitare che nel Paese si formi un vuoto, in riferimento ai segnali di un interesse di Mosca a ricoprire un ruolo crescente nella regione dopo l’intervento in Siria.

Gentiloni, che domani sarà a Malta per un vertice dei capi di Stato e di governo Ue dedicato all’emergenza migranti, ha sottolineato che “se vogliamo dare forza e gambe a quest’intesa… serve un impegno economico dell’intera Ue, perché il rilancio e la rinascita della Libia e la sua unità devono andare di pari passo con il contrasto al traffico di esseri umani”.

 

Il no delle ong internazionali al piano con la Libia per chiudere la rotta del Mediterraneo

Per chi è in prima linea a salvare vite e ad accogliere i disperati che fuggono dalle guerre e dalle discriminazioni, il piano che l’Europa intende sottoscrivere con il Paese in guerra è «inaccettabile». «Chiudere la rotta del Mediterraneo centrale vuol dire costringere le persone a rimanere in una Libia non stabile, non sicura e soprattutto non in grado di rispettare i diritti umani e l’incolumità dei migranti» è preoccupato padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. «Si grida all’emergenza, si crea allarme nella società, si cavalca l’onda della paura – prosegue Ripamonti – per ottenere consenso politico. I migranti rischiano la vita in mare perché non hanno alternativa. Bloccare il passaggio nel Mediterraneo non vuol dire, come molti sostengono, evitare che le persone muoiano; al con- trario, senza un’alternativa possibile per l’ingresso in Europa, i trafficanti sperimenteranno vie sempre più pericolose e mortali». «Il piano con la Libia rischia di intrappolare migliaia di bambini» lancia l’allarme Save the Children. Minori «esposti ad ogni sorta di violenza e abuso» prosegue l’associazione umanitaria, «in un Paese dilaniato dalla guerra e privo di un qualunque sistema di tutela e protezione dei diritti umani». Anche Ofxam punta il dito contro un accordo «con un Paese che non potrebbe tutelare i diritti dei migranti». Mentre Medecins Sans Frontieres, da anni presente nei campi profughi in Libia e quindi testimone della «situazione drammatica in cui vivono migliaia di rifugiati, sottoposti ai lavori forzati come schiavi» chiede di rivedere il piano per contrastare i trafficanti e fermare il flusso di morte che continua ad attraversare il Mediterraneo.
 

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