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Federico Peirone

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KENYA – ( 5 Novembre )

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LIBERTA’ RELIGIOSA
Granata in chiesa cristiana in Kenya. Morto il cappellano, quttro feriti gravi
 
 
 
È di un morto e almeno 14 feriti il bilancio, ancora provvisorio, dell’attentato contro una chiesa a Garissa, città della provincia orientale del Kenya, a circa 140 chilometri dal confine con la Somalia.

È un copione che oramai si ripete, a intervalli regolari, quello che ha sconvolto la comunità cristiana di una città ormai da mesi sotto assedio e teatro di continue rappresaglie da parte dei miliziani somali di al Shabaab. E come un copione, visto e rivisto tante volte, la tragedia si è consumata puntuale ad appena un mese dall’ultimo attacco contro una chiesa cristiana: lo scorso primo ottobre due bambini furono uccisi dall’esplosione di una granata durante una messa dedicata ai più piccoli. Questa volta la vittima è un agente della polizia amministrativa, cappellano della comunità cristiana interconfessionale Utawala. 

L’ordigno è stato lanciato domenica all’interno del luogo di preghiera poco dopo le 10 da un paio di uomini incappucciati che sono riusciti a dileguarsi. A nulla è servito nemmeno l’estremo tentativo da parte di alcune guardie che presidiavano la zona di fermare gli attentatori contro cui sono stati sparati diversi colpi di arma da fuoco poco prima che riuscissero a lanciare la bomba. Troppo tardi. La granata è esplosa dentro la chiesa, nel mezzo della funzione religiosa, mentre il pastore leggeva il sermone domenicale davanti a decine di fedeli.

Il bilancio delle vittime sarebbe potuto essere ancora più grave, anche se l’ultimo bollettino della Croce Rossa locale parla di almeno quattro feriti trasportati nella capitale in condizioni disperate. Per gli inquirenti dietro l’attentato ci sono gli Shabaab, che già la scorsa settimana avevano ucciso un ufficiale di polizia e ferito un altro, in due diversi attentati a poche decine di metri dal luogo dell’attacco compiuto domenica mattina.

La strategia del terrore messa in campo dal gruppo legato ad al Qaida sembra aver preso una direzione ben precisa: colpire chi ha il compito di garantire la sicurezza del paese e, dunque, alimentare la percezione di vulnerabilità nella società civile a Garissa, come a Nairobi, o nei villaggi delle zone rurali. La chiesa colpita domenica mattina, infatti, si trovava nel centro del quartier generale della polizia amministrativa di Garissa dove gli agenti si riuniscono per celebrare la funzione religiosa domenicale.

Puntuali sono arrivate anche le rassicurazioni del capo della polizia provinciale, Philip Tuimur, che come in occasione degli attentati precedenti ha assicurato che ci sarà un dispiegamento di forze ancora maggiore in tutta la zona. Intanto, però, il bilancio delle vittime dei continui attacchi contro le comunità cristiane che vivono in questa porzione di terra al confine con la Somalia si aggrava sempre di più.