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Federico Peirone

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25 Luglio 2017

LIBIA – (25 Luglio 2017)

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Libia: vertice a Parigi. Italia esclusa. Sempre più difficile gestione migranti

Nell'infografica la divisione del  territorio in Libia e i due leader. ANSA/CENTIMETRI - ANSA

Nell’infografica la divisione del territorio in Libia e i due leader. ANSA/CENTIMETRI – ANSA

di Michele Raviart ed Emanuela Campanile

In Francia è previsto per oggi pomeriggio alla presenza del presidente Macron, l’atteso incontro tra il premier libico Al-Serraj, capo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, e il generale Haftar, uomo forte del parlamento di Tobruk. L’incontro si svolgerà nel castello della Celle-Saint Claud, alle porte di Parigi e ha come scopo quello di far uscire dal caos la Libia, divisa tra diverse milizie e autorità locali e principale punto di partenza dei migranti diretti in Europa. Il presidente Macron prima incontrerà separatamente Al-Serraj ed Haftar, poi i tre si confronteranno con l’emissario Onu Salameh.

Nessuna speranza che l’incontro – il terzo fra i due uomini forti libici – sia risolutivo, ma si attende almeno una dichiarazione congiunta sulla rinuncia alla soluzione militare per il futuro del Paese. Spiega Arturo Varvelli, analista dell’Ispi e esperto dell’area:”Non mi aspetto un risultato decisivo perché non vi sono le premesse. Questa pare più essere come dire un’operazione di immagine che è più utile a una politica nordafricana della Francia, in particolare del neopresidente Macron, che un reale tentativo di mediazione tra le parti”. Troppo brevi i tempi dall’insediamento di Macron perché la Francia, “abbia avuto capacità di dirimere alcune delle questioni più importanti che dividono e frammentano ancora il Paese”.

Per la Francia la zona che comprende Mali, Niger e Libia è storicamente strategica, come sono importanti gli investimenti petroliferi nella Cirenaica controllata dal generale Haftar: Ancora Arturo Varvelli: “Sappiamo benissimo quanto il sud della Libia sia legato a tutta un’area del Sahel che non a caso è stata la prima visita che ha compiuto Macron. E seconda motivazione, anche perché d’altra parte la Libia è dal punto di vista economico ed energetico un Paese molto importante con delle produzioni importanti, con investimenti della Total…

Polemiche in Italia per l’esclusione dal vertice, dato che il Paese da mesi sta tentando una mediazione con le tribù e le milizie locali e ha ottenuto un tregua nel Fezzan. “I nostri amici e partner italiani sono strettamente coinvolti in questa iniziativa”, fanno sapere fonti vicine all’Eliseo. “Questo incontro per l’Italia significa poco se non il prendere atto ancora una volta che con i partner europei è difficile avere una convergenza di interessi”, sostiene Varvelli. “Il problema è proprio che ci sono attori internazionali che continuano a veicolare la propria idea di Libia. Bisognerebbe convocare gli attori internazionali o gli attori vicini, gli attori regionali, quelli del Golfo, la Russia, sempre di più, Francia, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti. Se si trovasse una posizione comune tra questi attori, allora la soluzione libica avrebbe reali speranze di essere in qualche modo risolta”.

Ascolta e scarica il podcast con l’intervista integrale ad Arturo Varvelli

Area strategica per il passaggio dei flussi migratori dalla Libia verso l’ Europa, rimane il Mediterraneo con il Canale di Sicilia. Nei soli primi sei mesi del 2017, denuncia Amnesty International, si sono contati più di 2000 morti per l’aumentato ricorso da parte dei trafficanti ad imbarcazioni inadatte alla navigazione e prive di qualsiasi dotazione di salvataggio.

“Sono sei le operazioni in corso per il monitoraggio dell’intera zona – spiega Andrea Liorsi, Ammiraglio della Marina Militare Italiana – ma numerose anche le difficoltà”.

R. – In questo momento nella zona del Mediterraneo centrale che corrisponde al Canale di Sicilia, sono in attuazione sei operazioni navali di cui tre nazionali, guidate quindi in ambito italiano, due dell’Unione Europea e una della Nato, leggermente periferica ma che comunque contribuisce allo sforzo per l’individuazione dei migranti clandestini. Le operazioni nazionali sono la vecchia vigilanza pesca che è in vigore da parecchi anni; sostanzialmente si occupa del controllo dell’attività di pesca e dei pescherecci nazionali ma, come compito secondario, controlla anche il traffico di migranti. Poi c’è la Constant Vigilance, un’operazione espressamente nazionale per il controllo dei migranti e la Mare Sicuro, il cui scopo principale è rendere sicure le altre operazioni e rendere altrettanto sicure le attività nazionali, comprese quelle degli operatori delle piattaforme petrolifere che si trovano a largo della Libia. In ambito Unione Europea abbiamo la nota Triton: iniziata da circa un paio di anni, gestita da Frontex, un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del controllo delle frontiere e il cui scopo è la sorveglianza delle frontiere dei Paesi che aderiscono al Trattato Schengen dell’Unione europea, quindi Italia e Malta sostanzialmente. Questa operazione di esplica più che altro nelle vicinanze delle coste. Poi c’è l’operazione Sophia, gestita dalla forza navale europea Eunavfor Med Mediterraneo, che invece spazia per tutta l’area, quindi dalle coste italiane fino a quelle libiche. Come dicevo c’è un’operazione Nato, si chiama Sea Guardian che opera più che altro nel Mediterraneo orientale, però collabora con le alte operazioni segnalando la posizione di eventuali contatti che passano da quelle parti.

D. – In televisione vediamo le immagini del Canale di Sicilia, grandi scritte e tutto sommato ci potrebbe sembrare “quasi facile” monitorare quell’area …

R. – Proprio così. Infatti denomino questa cosa come una sorta di illusione o di inganno mediatico – inganno involontario naturalmente – perché per rendere comprensibile al pubblico cosa avviene in quella zona, vengono sovrapposte delle icone, delle immagini di navi ed elicotteri molto grandi rispetto alle reali proporzioni. L’’area invece è estremamente vasta. Pensare di sapere esattamente cosa c’è in ogni punto di quest’area utilizzando solamente le navi in zona, è praticamente impossibile. Ogni nave e ogni velivolo ha un raggio di scoperta forzatamente limitato: qualche decina di miglia per le navi, un po’ di più per i velivoli. Per cui, è molto facile che imbarcazioni passino attraverso queste maglie…come in effetti succedeva qualche anno fa, quando i barconi arrivavano di notte per non farsi individuare. Adesso invece telefonano con i cellulari dalla loro posizione e il problema si risolve, per così dire, in altro modo. In ogni caso, la complicazione nasce dal fatto che sul mare, sembrerà banale, a differenza della terra non può essere imposto uno sbarramento fisico quindi, il solo scoprire queste imbarcazioni non è sufficiente perché poi bisogna raggiungerle, individuarle capire chi sono, poi fermarle, contestare il reato… tutte cose che sono rese difficoltose dal fatto che queste imbarcazioni spesso sono sovraccariche e prive di misure di sicurezza e quindi, alla fine non si può fare altro che convertire subito l’operazione di ricerca in un’operazione di soccorso come spesso, anzi sempre, succede.

D. – Nello specifico, quello delle imbarcazioni è proprio un business dagli alti profitti…

R. – Diciamo che la migrazione è un fenomeno naturale per cui avviene e sarebbe avvenuto in ogni caso. Certo è che dietro questo evento naturale, che sta diventando sempre più massiccio, ci sono delle organizzazioni, persone, malavitosi che ne traggono vantaggio. È noto quanto costi a queste persone arrivare fino al mare e poi imbarcarsi su questi mezzi che hanno cambiato anche fisionomia. Dai barconi, pescherecci di qualche anno fa e che portavano 300 – 500 persone, si è passati a più economici, spendibili, gommoni che durano lo spazio di un viaggio, talvolta neanche quello (si rompono prima!), portano meno persone ma possono essere messi in mare in grande numero. Quindi, le persone che di questo si avvantaggiano, riscuotono naturalmente grandi profitti.

Ascolta e scarica il podcast

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2017/07/25/libia_a_parigi_vertice_futuro_del_paese_italia_esclusa/1326961