Paolo M. Alfieri mercoledì 21 febbraio 2018
Sono 48 le ragazze messesi in salvo a tre giorni dall’attacco a una scuola femminile. Si teme sia stato un rapimento di massa come quello di Chibok nel 2014
Un gruppo di studentesse rapite a Chibok e liberate dopo tre anni, con il presidente Buhari (Ansa)
Un gruppo di studentesse rapite a Chibok e liberate dopo tre anni, con il presidente Buhari (Ansa)

Sono 48 le ragazze nigeriane che “sono tornate a scuola” dopo che erano state dichiarate scomparse martedì in seguito all’attacco compiuto la sera prima da Boko Haram al college di Dapchi, nello stato di Yobe. Lo scrivono il sito del quotidiano nigeriano This Day e altri media locali, citando la dichiarazione del ministro locale dell’istruzione Alhaji Mohammed Lamin. Le studentesse ancora disperse sono 46, ha precisato l’alto funzionario, su un totale di 94 ragazze scomparse lunedì: 28 sono tornate martedì notte e altre 20 sono state accolte in un villaggio mercoledì mattina.


All’indomani dell’attacco la polizia aveva parlato di “non meno di 111” ragazze scomparse. Una fonte anonima ha detto al This Day che alcune ragazze, per salvarsi, hanno dovuto camminare per 15-20 chilometri nella foresta. Una è stata ricoverata per un morso di serpente. Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha inviato tre ministri (Difesa, Esteri e Cultura) nello Stato nord-orientale per raccogliere informazioni e fornirgliele di prima mano, segnala il sito.

Una nuova Chibok?

Forse è ancora presto per essere certi di trovarsi davanti a una nuova Chibok. Certo è che lo spettro di un nuovo rapimento di massa di studentesse da parte dei terroristi islamici di Boko Haram aleggia pesantemente sul villaggio nigeriano di Dapshi, poche migliaia di anime nello Stato nord-orientale di Yobe. Dopo un vortice di cifre diffuse dai media, alla fine, la polizia ha confermato mercoledì 21 febbraio il sequestro di 111 ragazze da parte dei jihadisti, che nell’aprile del 2014 fuggirono da Chibok portandosi dietro 274 ragazze.

Le studentesse e i professori della Girls Science Secondary School, un pensionato, erano fuggiti nella boscaglia circostante, temendo di venire rapiti dai terroristi. A 48 ore dall’assalto, poco o nulla si sa delle 111 ragazze che non erano ancora rientrate a casa, suscitando le peggiori angosce nei loro familiari, riunitisi davanti alla scuola per avere qualche informazione in più. Sembra però che una parte delle giovani – ancora non si sa quante di loro – sarebbero state ritrovate: lo ha riferito un alto ufficiale dell’esercito che non ha però specificato quante siano le ragazze salvate dall’esercito. Abdullahi Bego, portavoce del governatore di Yobe Ibrahim Gaidam ha aggiunto: “A breve forniremo maggiori dettagli sul loro numero e condizione”.

Non è chiaro se le giovani scomparse siano state rapite dai terroristi o siano ancora nascoste. «Le nostre figlie sono scomparse da due giorni e non sappiamo dove sono. Ci hanno detto che si erano rifugiate in altri villaggi, ma siamo stati in tutti questi villaggi, invano. Cominciamo a temere il peggio, abbiamo paura che si tratti di una nuova Chibok», ha ammesso uno dei parenti. Secondo il personale della scuola, al momento dell’attacco c’erano 926 liceali nel pensionato che accoglie le ragazze dagli 11 anni in su.

Una manifestazione a Lagos per la liberazione delle liceali rapite nel 2014 (Ansa, 13 aprile 2017)

Una manifestazione a Lagos per la liberazione delle liceali rapite nel 2014 (Ansa, 13 aprile 2017)

Gli estremisti hanno saccheggiato la scuola prima di fuggire. «L’attacco era sicuramente destinato a rapire le ragazze», è l’opinione di un residente. «Ho visto delle ragazze piangere e chiedere aiuto a bordo di tre veicoli Tata», ha raccontato un testimone del villaggio vicino di Gumsa. La polizia nigeriana e il ministero regionale dell’Educazione hanno finora negato che si sia verificato alcun sequestro. Le autorità hanno comunque deciso di chiudere la scuola per una settimana per «consentire agli studenti di riunirsi con le loro famiglie». Silenzio da parte delle autorità centrali e dal presidente Muhammadu Buhari, che molto ha investito in questi anni nella lotta agli estremisti.

Le giovani donne vengono rapite dai terroristi non solo per essere destinate ad un futuro di schiavitù, ma sempre più spesso anche per partecipare, forzatamente, ad attacchi kamikaze. E per le ragazze che riescono invece a liberarsi, il percorso di riabilitazione e di ritorno nelle loro comunità non è mai scontato.

Il probabile nuovo sequestro di massa giunge peraltro in un momento cruciale della lotta a Boko Haram. Da una parte, infatti, va registrato il progressivo arretramento dei terroristi, che nei giorni scorsi sono stati scacciati anche dalla foresta di Sambisa, nello Stato del Borno, l’ultima loro roccaforte riconquistata dalle forze armate. Lo stesso leader di una delle due fazioni in cui si divide il gruppo, Abubakar Shekau, sarebbe stato costretto alla fuga travestito da donna per evitare la cattura.

Dall’altro lato proprio in questi giorni si sta celebrando il primo «maxi-processo» agli estremisti, con oltre un migliaio di jihadisti e loro fiancheggiatori alla sbarra. In 205 sono stati condannati da 3 a 60 anni di prigione, mentre altri 45 imputati erano già stati condannati a ottobre. Molti di più, peraltro, i rilasciati: 475 persone a cui è stata offerta la riabilitazione con pene alternative anziché subire il processo penale.

Già a dicembre, il presidente Buhari aveva assicurato che gli jihadisti che dal 2009 insanguinano il Paese (oltre 20mila morti e 2 milioni di sfollati) erano stati «tecnicamente sconfitti». In realtà gli attacchi kamikaze realizzati ancora nei giorni scorsi a Konduga e quanto avvenuto lunedì a Dapshi mostrano che i terroristi sono tutt’altro che in disarmo. O che quanto meno proveranno a vendere cara la pelle.

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