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Federico Peirone

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PAKISTAN – ( 10 Dicembre )

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ASIA BIBI
 
«È in prigione per la sua fede  Il mondo non dimentichi»
 
 
 
 
In apparenza è una piccola donna, ma rappresenta «l’esemplare difesa della libertà di coscienza contro l’intolleranza e il fanatismo. La sua causa personale a favore della libertà è diventata simbolo di integrità morale». Per questo la piattaforma civica spagnola HazteOir (Fatti Sentire) – che raggruppa 300mila cittadini, sensibili su temi come la difesa della vita e della libertà religiosa – ha deciso di assegnare il suo Premio 2012 ad Asia Bibi, «motivo di ispirazione per i giovani e in particolare per le donne del nostro pianeta».

Nel 2011 l’encomio di HazteOir andò a Shahbaz Bhatti, il ministro per le Minoranze pachistano assassinato dagli estremisti per aver difeso la sua connazionale cattolica e per essersi opposto alla legge sulla blasfemia.

Il prossimo 15 dicembre il riconoscimento verrà consegnato a Madrid al marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, accompagnato da una dei loro cinque figli, Sidra. 
«Come marito di Asia – dice ad Avvenire prima della partenza per la Spagna – mi sento orgoglioso del suo sacrificio e per me sarà un vero onore ricevere questo premio in suo nome».

Quali sono le condizioni di sua moglie in questo momento?
Nessuno conosce la vita del detenuto. È inaccettabile che una persona come Asia Bibi debba sentire questa pena. Ma si sente orgogliosa di essere una prigioniera cristiana che affronta una punizione solo per il suo credo. È ancora in carcere e resta in attesa della mano di Dio nella speranza di essere rilasciata. Comunque la trattano bene, è in cella – isolata – per ragioni di sicurezza. Le danno cibo crudo perché lei possa cuocerlo da sola e mangiarlo. Sono state montate delle telecamere di sicurezza intorno alla cella. Le autorità carcerarie fanno queste cose perché avvertono la pressione internazionale: questa esige che venga trattata bene.

Asia passerà un altro Natale in carcere: speriamo tutti sia l’ultimo. Qual è la situazione del processo?
Crediamo in Gesù Cristo, che è sempre con lei. E speriamo che venga rilasciata per il prossimo Natale, (la donna è in attesa che sia fissata la data dell’appello contro la condanna a morte, ndr). Ma lei non sarebbe al sicuro se venisse scarcerata. Chiediamo aiuto a Ong e organizzazioni per darle protezione internazionale in un altro Paese, altrimenti temiamo che possa essere uccisa. Siamo ancora in attesa della data del processo d’appello, ma è necessario un sostegno internazionale per portarla via dal Pakistan, altrimenti è più sicura in prigione.

La giovanissima Rimsha è stata prosciolta dall’accusa di blasfemia. Una speranza per sua moglie?
Sono veramente grato a Dio l’onnipotente, che lo ha reso possibile. È un buon esempio rispetto ad un cattivo utilizzo della legge sulla blasfemia in Pakistan. In particolare, questo è un momento cruciale per il governo di Islamabad perché rifletta e renda possibile la liberazione di Asia Bibi. Anche lei è innocente: non ha fatto niente contro l’islam e contro il profeta Maometto. Il riconoscimento dell’innocenza di Rimsha e il suo rilascio sono una nota positiva del cattivo uso della suddetta legge.

Come stanno i vostri figli? Cosa pensano della situazione della madre?
Nostro figlio è stato molto male, si è sposato in assenza della madre. Anche Asia era molto triste quando ha dato il suo permesso perché il ragazzo si sposasse. Stessa cosa per le figlie: sono sofferenti per quello che accade alla mamma. La luce della loro speranza, con il suo sostegno morale, è Joseph Nadeem (laico cattolico, a capo della “Renaissance Education Foundation”, Ong per l’istruzione di migliaia di bambini cristiani o di altre minoranze religiose, ndr). Asia Bibi gli ha scritto una lettera perché si prenda cura delle nostre figlie e lui lo sta facendo. Le educa gratuitamente, garantendo loro il trasporto, le uniformi della scuola, i libri e qualsiasi cosa di cui abbiano bisogno. Sono orgoglioso di mia moglie e della madre dei miei cinque figli.

Ma lei ha paura? Ha ricevuto, recentemente, delle minacce?
Abbiamo veramente paura. La nostra vita è affidata a nostro Signore, Gesù Cristo. Siamo sempre a rischio. Ad aprile il signor Joseph Nadeem ci ha portati in carcere per visitare mia moglie. Lungo la strada siamo stati attaccati nel nostro furgoncino da persone sconosciute, ma grazie a Dio non siamo stati feriti gravemente anche se il veicolo è stato danneggiato in modo serio. Joseph Nadeem ha perso molte cose a causa nostra: Dio lo benedica. Viviamo a Youhanabad con la protezione della Renaissance Education Foundation: loro mi hanno dato un lavoro come guardia di sicurezza nella scuola dell’organizzazione.

 
 
 
Michela Coricelli
 
Il testo completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/fiero-di-mia-moglie-asia.aspx