Luca Geronico martedì 20 febbraio 2018

Ankara prosegue l’operazione nell’enclave curdo.siriana nonostante l’imminente arrivo nella regione di forze di Assad. L’Onu: mel Ghuta allarme malnutrizione ed epidemie

Truppe turche alla collina di Bursayah che separa l'enclave di Afrin dalla città di Azaz (Ansa)

Truppe turche alla collina di Bursayah che separa l’enclave di Afrin dalla città di Azaz (Ansa)

“Nei prossimi giorni, e in modo molto rapido, si svolgerà l’assedio al centro urbano di Afrin”. È quasi una dichiarazione di guerra quella del presidente turco Erdogan, parlando ad Ankara davanti al gruppo parlamentare del suo Akp. “Per noi è molto importante che d’ora in poi ogni passo che facciamo sia sicuro. Allo stesso modo ci vuole tempo per prepararsi sul terreno”, ha aggiunto Erdogan. Una conferma, dopo lo scontro diplomatico di ieri con Mosca, dell’intenzione di Ankara di proseguire con l’offensiva contro l’enclave curdo-siriana, nonostante il possibile arrivo nell’area di forze pro-Assad.

E’ infatti di ieri l’annuncio che milizie alleate di Damasco stanno per entrare nella regione di Afrin, nel nordovest della Siria: lo ha annunciato l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana. Questo il risultato di un accordo che sarebbe stato raggiunto nel fine settimana tra Damasco e le milizie curde. “Le forze popolari arriveranno ad Afrin nelle prossime ore per sostenere la tenacia degli abitanti contro l’operazione di repressione lanciata dal regime turco lo scorso 20 gennaio”, scrive infatti l’agenzia Sana. La notizia è stata riportata anche dalla tv siriana Ikhbariya, dopo che già domenica erano trapelate indiscrezioni su un accordo tra Damasco e i curdi delle Ypg.

In base al nuovo accordo le milizie del presidente Bashar al Assad torneranno a posizionarsi lungo il confine con la Turchia, da dove si erano ritirate nel 2012. Nel 2016 le fazioni curde annunciarono un piano per un sistema federale nelle zone del nord della Siria sotto il loro controllo. Per Damasco si trattava di una mossa “illegittima”, ma – secondo alcuni osservatori – i rapporti tra le parti sarebbero migliorati dall’avvio dell’offensiva della Turchia. Ankara ha sempre considerato “terroristi” i miliziani delle Ypg.

L’accordo fra il regime di Damasco e le milizie Ypg pare aver ottenuto il pieno sostegno della Russia. “Stiamo assistendo a un tentativo di usare i curdi in un gioco geopolitico, che non ha nulla a che fare con i loro interessi e invitiamo tutti coloro, che sono coinvolti in questi processi a fermarsi e iniziare a cercare compromessi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. “Abbiamo ripetutamente affermato che sosteniamo pienamente le legittime aspirazioni del popolo curdo”, ha aggiunto Lavrov. “Nessuno può fermare le forze turche se il regime siriano entra ad Afrin per proteggere le milizie curde Ypg” ha replicato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusgolu. “Se il regime entra ad Afrin per eliminare l’Ypg non c’è nessun problema”, ha però sottolineato il ministro. Poco ore più tardi il presidente russo Vladimir Putin ha parlato al telefono con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan analizzando pure la situazione ad Afrin. La Turchia “continuerà la sua avanzata verso Afrin con determinazione”, ha dichiarato il presidente turco. Se le forze filo-Assad sosterranno le milizie curde dell’Ypg “ci saranno conseguenze”, ha aggiunto Erdogan. Putin avrebbe spiegato di non essere al momento”nella posizione di confermare un accordo” tra i curdi e Damasco. Il Cremlino avrebbe comunque ribadito la “comprensione” per le preoccupazioni di Ankara sulla sicurezza dei propri confini.

Strage nel Ghouta: 733 tra morti e feriti in 36 ore

È un vero e proprio bagno di sangue quello in corso da ieri nel Ghouta orientale, zona assediata in mano ai ribelli anti-regime ad est della capitale Damasco. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 733 civili sono rimasti uccisi o feriti nelle ultime 36 ore di bombardamenti del regime di Bashar al-Assad. Si tratterebbe, sempre secondo l’Osservatorio, del bilancio più grave dal 2015. Finora “123 persone sono state uccise, tra cui 27 bambini, nel bombardamento isterico sulla regione della Ghouta orientale”, ha dichiarato l’Osservatorio, aggiungendo che 610 civili sono stati feriti. Secondo il medico,almeno quattro ospedali della zona sono stati presi di mira lunedì sera. L’Onu ha espresso “preoccupazione per l’incolumità di 400mila civili assediati dalle forze del regime siriano nella Ghouta orientale” ha dichiarato il portavoce del Segretario generale dell’Onu, Farhan Haq. Nel Ghouta, affermano le Nazioni Unite, “la malnutrizione è aumentata fortemente, soprattutto tra i bambini”, e si stanno diffondendo “epidemie”.

Il testo originale e completo si trova su:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/afrin