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Federico Peirone

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SIRIA – ( 25 Settembre )

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SIRIA
Ogni minuto è prezioso
Per salvare 240 cristiani rapiti oggi a Rableh mentre raccoglievano mele
 
240 fedeli cattolici, maroniti e soprattutto greco-cattolici sono stati rapiti oggi nel territorio circostante il villaggio di Rableh, situato tra il confine libanese e la città di Qusayr, nella provincia di Homs. “Una notizia sconcertante che getta nella paura la comunità cristiana del Paese” dichiara senza mezzi termini il patriarca greco-cattolico di Damasco, Gregorios III Laham, contattato da Daniele Rocchi per il Sir. È lo stesso patriarca a riferire l’accaduto: “Sono arrivati e hanno portato via solo gli uomini, quelli di fede cristiana, lasciando le donne ed i fedeli musulmani. Non sappiamo chi siano gli autori del gesto, se criminali comuni, jadhisti. Non abbiamo ricevuto rivendicazioni né tantomeno abbiamo avuto modo di intavolare dei contatti. Non sappiamo i motivi di questo grave gesto”.

Vogliamo vivere in pace. Conferme al racconto del patriarca vengono da testimoni oculari sentiti dall’agenzia Fides: “Abbiamo udito spari e raffiche. Siamo andati a vedere cosa stava succedendo. Abbiamo visto molti furgoni e pick-up che hanno portato via le persone. Nei campi sono rimaste solo le scatole con le mele raccolte”. “Da circa tre settimane – spiega Gregorios III – il villaggio di Rableh, è posto sotto assedio da parte dell’Opposizione militare. La popolazione locale è impedita dal recarsi nei campi per raccogliere frutti e prodotti, per irrigare. Gli operai, i contadini, i giovani, uomini e donne, hanno voluto ugualmente fare qualcosa per non perdere tutto e sono andati nei campi dove poi sono stati catturati”. “Per fare fronte ai bisogni della popolazione assediata di Rableh – rivela il patriarca greco-cattolico – ho disposto l’invio da Damasco di mille pacchi con generi di conforto. Ho dovuto attendere quindici giorni per inviarli in tutta sicurezza perché l’Opposizione attaccava il convoglio di aiuti. Mille pacchi donati a famiglie cristiane e musulmane senza distinzione. Purtroppo questa è la situazione sul campo”. Gli stessi testimoni confermano che “la regione è da mesi sotto il controllo di bande armate che spadroneggiano. Nelle ultime settimane non potevamo prenderci cura degli alberi nei campi per mancanza di sicurezza. Poi, grazie a una trattativa avviata dal governatore di Homs, la situazione sembrava migliorata”. La preoccupazione tra la popolazione del villaggio è adesso più che mai alta: “molti giovani sono scomparsi. Perché? Cosa vorranno i rapitori? Siamo in angoscia per la loro sorte. Noi siamo un villaggio tranquillo, vicino al santuario del profeta Sant’Elia, luogo venerato da cristiani e musulmani. Desideriamo solo vivere in pace con tutti”.

La rivoluzione non si impone. “Rapire così tante persone non è facile. Siamo davanti ad un gesto premeditato?”, si chiede il patriarca. “Forse siamo davanti al tentativo di fare pressione sui cristiani affinché entrino nella spirale della violenza e di opposizione. La rivoluzione non si può imporre a nessuno. Ognuno, nella propria libertà, può scegliere da che parte stare e questo vale anche per i cristiani che sono liberi di esprimersi come credono. Noi vogliamo essere ponti di riconciliazione, di tolleranza, di pace e non fautori di guerra e violenza. Questa è la nostra posizione. Noi non appoggiamo la violenza. La Siria ha bisogno di riconciliazione e non di divisione. È urgente lavorare per ricomporre il tessuto sociale del nostro popolo. Oggi assistiamo ad un ‘tutti contro tutti’. Noi cristiani lavoriamo con tutti coloro che hanno il desiderio di trovare una via comune di riconciliazione”.

Appello ad Onu e Croce Rossa. “Chiedo a tutti le fazioni in lotta di rispettare i civili e risparmiare vite innocenti. Alcuni leader cristiani locali stanno cercando si contattare Ong e organizzazioni internazionali per chiedere assistenza in questa tragica situazione. Davanti a crimini del genere bisogna, inoltre, sensibilizzare la stampa internazionale e organizzazioni internazionali, come Onu e Croce Rossa, affinché cerchino una mediazione, trovino un contatto per avviare dei colloqui per la liberazione degli ostaggi. Ho parlato con il ministro della Riconciliazione, Ali Haidar, che mi ha garantito di monitorare attentamente la situazione per vedere cosa si può fare a riguardo”, conclude Gregorios III.

 
Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_a.a_autentication?target=3&tema=Anticipazioni&oggetto=246849&rifi=guest&rifp=guest