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30 Settembre 2017

SIRIA – (30 Settembre 2017)

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Siria: raid, oltre 140 i civili morti in dieci giorni

La zona devastata di Idlib - AFP

La zona devastata di Idlib – AFP

30/09/2017 12:43

di Marina Tomarro

Situazione ancora molto grave in Siria. Sono più di 140 i civili rimasti uccisi negli ultimi dieci giorni nei raid aerei che hanno colpito e continuano a ferire la provincia di Idlib, nel nord ovest del Paese, un’area in mano ai combattenti dell’opposizione armata. E’ il bilancio riportato stamani dall’agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu, secondo cui la notte scorsa almeno 40 civili sono stati uccisi e 70 feriti da i bombardamenti contro la località di Armanaz. Anche gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani hanno riferito dei raid aerei che hanno colpito la zona, ma il loro bilancio parla di almeno 28 civili uccisi, tra cui quattro bambini. Né la Anadolu né l’Osservatorio chiariscono se le operazioni siano state effettuate dalle forze di Damasco o dall’aviazione russa.

“Qui ad Aleppo  – spiega mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria – da Natale fino ad oggi c’è stato un cambiamento perché non ci sono più bombardamenti da parte dei gruppi armati sulla città e sulla parte ovest, dove viviamo noi. Tutti quelli che erano i gruppi armati nella parte est si sono allontanati da Aleppo. Invece c’è una situazione nuova nella regione di Idlib, che sta a circa 70 km da Aleppo, dove sono i gruppi armati. E’ possibile che adesso l’esercito attacchi di nuovo i gruppi armati dove si trovano”.

E proprio a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti nella zona nord occidentale della Siria, l’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere ha lanciato l’allarme che da alcuni giorni gli ospedali stanno chiudendo perché bombardati o per il timore di essere colpiti, lasciando in questo modo molti pazienti con il rischio di non ricevere cure salvavita nel momento in cui hanno maggiormente bisogno.

“Purtroppo – continua mons. Audo – è possibile perché questi gruppi armati usano le scuole, gli ospedali, per difendersi e attaccare. C’è una strategia di propaganda molto forte che va avanti ormai sin dall’inizio, cioè da sei anni”.

Infatti, già alcuni giorni fa l’ospedale di Hama Central/Sham, supportato da Msf, è stato colpito da un attacco aereo ed ora è fuori servizio: per fortuna nessun medico o paziente è rimasto ucciso. Anche altri tre ospedali sono al momento fuori uso.

L’ospedale di Hama Central/Sham è una delle principali strutture di riferimento per l’area meridionale di Idlib e quella settentrionale di Hama, in quanto è l’unico ancora in grado di effettuare interventi chirurgici salvavita nella zona.

‘Ci aspettavamo un attacco – ha detto il direttore dell’ospedale supportato da Msf – e l’ospedale che gestisco è stato colpito da oltre 10 attacchi aerei da quando abbiamo aperto nel 2012”.

In questi ultimi giorni, altri sei ospedali e centri sanitari supportati da Msf nei governatorati di Idlib e Hama hanno ricevuto 241 feriti e hanno riscontrato 61 decessi. L’organizzazione ha continuato ad inviare forniture mediche, ma proprio a causa dell’insicurezza di queste strutture, l’assistenza potrebbe avere effetti limitati.

”E’ evidente che oggi a Idlib – ha spiegato Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di Msf – gli ospedali non sono al sicuro dai bombardamenti e questo è inaccettabile.  La paura sta costringendo gli ospedali a chiudere o a ridurre i servizi e l’impatto di questo ricadrà sull’intera popolazione, i malati, i feriti, le donne incinte, chiunque necessiti di assistenza sanitaria. Secondo il Diritto internazionale umanitario – le ‘regole della guerra’ – le persone che necessitano di assistenza medica, siano combattenti o civili, devono avere garantito – ha proseguito – l’accesso alle cure e le strutture sanitarie che si occupano di loro non possono essere attaccate. Le parti in conflitto e i loro alleati politici e finanziari devono rispettare i molti impegni presi nelle risoluzioni dell’Assemblea e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Se le parti in conflitto e i loro alleati volessero davvero onorare la loro responsabilità di non bombardare le strutture sanitarie, potrebbero certamente farlo”.

Ascolta e scarica l’intervista a monsignor Antoine Audo:

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2017/09/30/siria_raid,_oltre_140_i_civili_morti_in_dieci_giorni/1339952