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Federico Peirone

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8 Settembre 2016

SIRIA – (8 Settembre 2016)

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Siria: le opposizioni presentano un piano di transizione con Assad

Soldati dell'esercito siriano a colloquio con i civili a Damasco - REUTERS

Soldati dell’esercito siriano a colloquio con i civili a Damasco – REUTERS

Continua l’azione diplomatica internazionale per cercare di risolvere la crisi in Siria. Ieri a Londra le opposizione legate ai Paesi occidentali e alle monarchie del Golfo, riuniti nel gruppo “Amici della Siria”, hanno presentato un documento per il futuro del Paese. Il piano prevede un passaggio di poteri graduale in vista di un governo di unità nazionale, con il Presidente Assad temporaneamente in carica durante il periodo di transizione. Intanto, mentre sul campo l’esercito di Damasco si avvicina ai quartieri meridionali di Aleppo, il Cremlino conferma l’imminente incontro fra il Segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov. Sulle possibilità di riuscita di questo piano di transizione Michele Raviart ha intervistato Massimo Campanini, docente di Islamistica e storia dei Paesi islamici all’università di Trento:

R. – Formulato com’è formulato, a me sembra in sostanza un piano realistico. Bashar Al Assad ha resistito; se ha resistito, vuol dire che almeno un minimo di appoggio, popolare, dell’esercito, dell’establishment, ce lo aveva. Ciò evidentemente implica che non possa essere cancellato da un giorno all’altro con un tratto di penna. Per cui, il fatto che possa rimanere in sella per un periodo di transizione credo che sia realistico. E questo potrebbe essere un punto di convergenza dell’Occidente anche con le necessità della Russia; e quindi trovare un terreno comune di intesa.

D. – Abbiamo parlato di questo piano, che è realistico sulla carta e prevede anche una tregua: com’è possibile portare questa visione dalle cancellerie occidentali a chi sta combattendo adesso sul campo?

R. – Per quanto riguarda le milizie appoggiate dagli occidentali e dai russi e per quanto riguarda le milizie che sostengono Assad, credo che l’arrivare a un cessate-il-fuoco sia abbastanza praticabile, senza grandi difficoltà. Il problema sarà quello di controllare le milizie jihadiste che non obbediscono né all’Occidente né alla Russia né ad Assad.

D. – Come reagirebbero a questo accordo le varie sigle jihadiste: il sedicente Stato islamico e Al Nusra in primis?

R. – Questo è un accordo che non andrà bene, in generale, alle milizie jihadiste. E qui bisognerà anche valutare come potenzialmente rispondere a una guerriglia e a un terrorismo che, con tutta probabilità, andranno avanti nel Paese. Il jihadismo, se viene evidentemente messo in un angolo dal punto di vista militare, l’arma che ha in mano è quella del terrorismo.

D. – Quale potrebbe essere il futuro della Siria come Stato?

R. – Difficilmente la Siria potrà rimanere intatta come era prima della guerra civile. Credo che la soluzione più praticabile sia quella di tipo iracheno: cioè un sistema in qualche modo federale, in cui, presente Assad o meno, ci possano essere varie rappresentatività che poi si verticizzano a un governo centrale, di unità nazionale. Però anche l’unità nazionale – ovviamente – deve avere questo tipo di riflesso e ricadute sulle sensibilità locali. Per esempio, gli alauiti, da cui derivano gli Assad nel nord della Siria, fino a che punto potranno rivendicare un’autonomia rispetto a un nuovo governo centralizzato di Damasco? E lo stesso vale per i curdi, che hanno dato un contributo importante alla guerra contro l’Is.

D. – Qual è in questo contesto il ruolo della Turchia?

R. – La Turchia è chiaramente preoccupata dell’irredentismo curdo, perché prefigura la nascita di uno Stato curdo che amputerebbe il territorio turco di una parte notevole della sua terra. Per cui, è chiaro che la Turchia di questo sia estremamente preoccupata e abbia mantenuto una posizione certe volte anche pericolosamente attendista nei confronti dell’Is. Però, una volta che le potenze occidentali, la Russia e Assad dovessero effettivamente convergere e trovare un piano di intesa, credo che la Turchia non possa fare a meno che cercare di trovare un suo spazio all’interno di questa intesa.

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/08/siria_le_opposizioni_presentano_un_piano_di_transizione_/1256660