Matteo Fraschini Koffi, Lomé venerdì 6 luglio 2018
I terroristi jihadisti, tristemente noti per attentati e attacchi ai civili hanno emesso una serie di divieti: dalla tutela degli alberi a rischio di scomparsa alla proibizione dell’uso della plastica
Miliziani islamici di al-Shabaab a nord di Mogadiscio, in Somalia

Miliziani islamici di al-Shabaab a nord di Mogadiscio, in Somalia

Divieto di utilizzare individualmente sacchetti di plastica e di abbattere gli alberi più rari». Sono queste le ultime direttive di al-Shabaab, il gruppo terrorista affiliato ad al-Qaeda che da oltre dieci anni controlla gran parte del territorio somalo con il pugno di ferro. Un rispetto per l’ambiente che sembra essergli più caro di quello per l’essere umano. «I sacchetti di plastica rappresentano una seria minaccia per gli uomini, l’ambiente e il bestiame – ha riferito con toni serissimi Mohammad Abu Abdullah, governatore dei militanti islamici per la regione meridionale di Jubaland –. Da adesso sarà vietato anche tagliare gli alberi rari del Paese». L’annuncio è stato fatto giovedì scorso su “Radio Andalus”.
Il gruppo jihadista però non ha precisato a quali possibili pene potranno andare incontro i trasgressori.
«Non è la prima volta che gli shabaab mostrano un particolare interesse per le questioni ambientali – affermano gli esperti di terrorismo –. Nel 2016 criticarono infatti l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per non aver adeguatamente combattuto il cambiamento climatico durante la sua presidenza». Le preoccupazioni dei jihadisti riguardo all’ambiente non sono però state prese seriamente da gran parte della popolazione somala. «Al-Shabaab che diventa un gruppo di attivisti ambientali – ha commentato un residente della capitale Mogadiscio –, significa che stiamo vivendo una pericolosa messa in scena».
La lista di divieti imposti dai terroristi islamici negli ultimi anni è lunga: niente musica occidentale, cinema, antenne satellitari, smartphone, fibre ottiche e agenzie umanitarie. Pur essendo stati relativamente allontanati nel 2011 da Mogadiscio, i ribelli di al-Shabaab continuano ad attaccare la capitale somala senza discriminazioni. Nel loro mirino sono finiti civili, politici, militari e stranieri. Attualmente il gruppo occupa un vasto territorio nelle zone rurali, regioni difficili da raggiungere per le organizzazioni umanitarie che vogliono fornire aiuti a milioni di sfollati.

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