Paolo M. Alfieri venerdì 22 giugno 2018
Dopo cinque anni di guerra, il presidente Salva Kiir e il suo ex vice Riek Machar si erano incontrati mercoledì in Etiopia. «Il leader ribelle non può essere vicepresidente»
Il presidente Salva Kiir (al centro con il cappello) e, a destra, Riek Machar (Ansa)

Il presidente Salva Kiir (al centro con il cappello) e, a destra, Riek Machar (Ansa)

È già fallito l’ultimo tentativo di porre fine alla guerra civile nel Sudan del Sud: dopo il loro primo faccia a faccia in quasi due anni, tenutosi mercoledì in Etiopia, il presidente Salva Kiir si é rifiutato di continuare a trattare ancora con il rivale Riek Machar. Lo ha annunciato il portavoce del governo, Michael Makuei, dicendo: “Ciò semplicemente perché ne abbiamo abbastanza di lui”.

I due contendenti si erano incontrati questa settimana su invito del premier etiope, stringendosi le mani e addirittura abbracciandosi un po’ goffamente. Era emerso però che sebbene il governo sarebbe stato disposto a concedere all’opposizione la vicepresidenza, inaccettabile risulterebbe per Kiir un ritorno a quell’incarico di Machar, accusato nel 2013 di un tentato golpe. Machar aveva di nuovo ricoperto quel ruolo brevemente, in un vano tentativo di mediazione, fino alla sua fuga dal Sud Sudan dopo i combattimenti scoppiati nella capitale Juba nel luglio 2016.

La repubblica del Sud Sudan, nata solo nel 2011, è ormai nel suo quinto anno di guerra civile, un conflitto che ha causato decine di migliaia di morti, carestia in parti del Paese e 3 milioni di sfollati. Si tratta della più grande crisi di rifugiati dopo quella ruandese del 1994. Il più recente cessate il fuoco, concordato in dicembre, fu violato dopo poche ore. Sulla tragedia del Sud Sudan, dove avrebbe voluto anche recarsi in visita, è spesso intervenuto anche Papa Francesco, lanciando continui appelli per la pace.

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